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Primo round Conte-Draghi a vuoto, alla Camera passa la fiducia sul dl Aiuti: il M5S non strappa

Primo round Conte-Draghi a vuoto, alla Camera passa la fiducia sul dl Aiuti: il M5S non strappa

Roma – Sul decreto ‘Aiuti’ i Cinquestelle non consumano lo strappo, almeno non sulla questione di fiducia posta dal governo, che infatti passa con 410 sì, contro i 49 no. Certo, ci sono delle assenze, circa una trentina, nelle file del Movimento, ma questi numeri non sono sufficienti a prevedere la tempesta. Anche nella Lega e in Forza Italia ci sono defezioni, ma sono pioggerelline. Lunedì pomeriggio ci sarà invece il voto definitivo al provvedimento e poi il passaggio in Senato. Ecco, a quel punto si potrebbero vedere i primi effetti di quel “disagio politico” rappresentato da Giuseppe Conte al premier Mario Draghi, mercoledì scorso, nell’incontro a Palazzo Chigi.

Molto probabilmente il M5S non parteciperà al voto, preferendo l’uscita dall’aula, in protesta perché tra le misure non è mai scomparsa quella che autorizza nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti a Roma. Dunque, anche il termovalorizzatore che l’amministrazione capitolina, guidata da Roberto Gualtieri, ha annunciato ed è intenzionata a portare avanti. Ma nell’astensione dei pentastellati c’è anche il disappunto per quelli che ritengono “attacchi” al reddito di cittadinanza e al Superbonus 110 per cento. Nel primo caso per l’emendamento del centrodestra – approvato – che introduce restrizioni al percepimento per chi rifiuta l’offerta di un privato. Nel secondo, invece, lo sblocco dell’impasse sulla cessione dei crediti è stato portato a casa, ma la misura continua a non convincere più di tanto una parte di maggioranza e Palazzo Chigi.

Poi c’è il fattore ‘E’. Ovvero l’energia, e in particolare il contrasto ai rincari per famiglie e imprese. Il bonus una tantum di 200 euro viene considerata una misura necessaria e doverosa, ma non sufficiente a far fronte a costi che continuano a crescere. I Cinquestelle attendono queste risposte da Draghi entro luglio, intanto il governo incassa la fiducia alla Camera aspettando di capire cosa accadrà, poi, a Palazzo Madama. Dove Conte non può dare alcuna garanzia che la maggior parte dei senatori del suo partito accorderà la fiducia. Si procede un giorno alla volta: per ora è così. Il cielo sopra Roma minaccia pioggia, ma finora di gocce non ne sono cadute.

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