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Il ministro delle Finanze ceco, Zbynev Stanura, in audizione in commissione Affari economici dell'Europarlamento [Bruxelles, 14 luglio 2022]

"Abbiamo bisogno dell’unanimità". La presidenza ceca archivia il ragionamento sulla riforma di trattati e funzionamenti UE

Il ministro delle Finanze di Praga, Zbyněk Stanura, chiude le porte a cambiamenti di natura procedurale e decisionale in Consiglio. "Non è la priorità"

Bruxelles – L’unanimità non si tocca. Nessuna modifica a regole e procedure, in Consiglio le decisioni continueranno a essere prese come previsto. La presidenza ceca di turno dell’istituzione rappresentativa degli Stati membri dell’Unione europea esclude in modo categorico la possibilità di eliminare il potere di veto ai governi. “Credo che abbiamo bisogno dell’unanimità, ci aiuta a prendere delle decisioni”, taglia corto il ministro delle Finanze della Repubblica ceca, Zbyněk Stanura, ai membri della commissione Affari economici del Parlamento europeo, che gli chiedevano di esprimersi in merito.

Il presidente di turno dell’Ecofin fino a fine anno chiarisce che non intende lavorare per affrontare quello che Praga non considera un problema e che non è avvertito come priorità. “In momenti di crisi come questo ci sono questioni più importanti di questa. I cittadini sono preoccupati da altro, come l’inflazione e l’aumento dei prezzi dell’energia”.

Il problema non si pone e la discussione è già chiusa, Stanura la archivia sul nascere. Lascia anche intendere che non ciò non dipende dal suo Paese e dal governo di cui fa parte, perché anche altre delegazioni attorno al tavolo hanno stesse considerazioni e riserve. “Dobbiamo anche capire che per cambiare le procedure serve unanimità in Consiglio, e al momento non vedo le condizioni”. Capitolo chiuso, dunque. Per un cambio di passo bisognerà attendere semmai l’insediamento della Svezia alla guida dei lavori in Consiglio.

Intanto il ministro delle Finanze ceco chiarisce che se deve scegliere tra amici della spesa e amici del rigore, sceglie i secondi. “Non possiamo immaginare una clausola di salvaguardia attivata in modo permanente”, dice riferendosi al dispositivo che ha permesso la sospensione del patto di stabilità. “La realtà è che il debito va ripagato, e anche gli interessi vanno ripagati, e sono i contribuenti a cui spetta questo onere”. Non certo una buona notizia per l’Italia, già messa nel mirino proprio dall’Ecofin nell’occasione della prima riunione a guida ceca.

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