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La guerra in Ucraina non deve fare paura, Ice in campo per sostenere il made in Italy

La guerra in Ucraina non deve fare paura, Ice in campo per sostenere il made in Italy

L'Agenzia per la promozione delle imprese italiane all'estero: "Restano prospettive di crescita nel breve-medio periodo che le aziende hanno il potenziale per poter cogliere". Pronte 20 misure 'ad hoc' e azione a tutto campo nel mondo

Bruxelles – La guerra non fa paura e non deve farne. Nonostante il conflitto russo-ucraino, il commercio mondiale continua a crescere e la voglia di scambi non sembra conoscere crisi. I numeri sono certamente rivisti al ribasso, ma è atteso un aumento in volume del 2,1 per cento nel 2022 a livello mondiale e del 4 per cento nel 2023. In questo contesto positivo “restano prospettive di crescita nel breve-medio periodo che le imprese italiane hanno il potenziale per poter cogliere”, rileva il rapporto annuale dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), che mette in risalto il ruolo chiave del commercio per la tenuta mondiale. Si stima che il Prodotto interno lordo mondiale crescerà del 3,5 per cento alla fine di quest’anno e del 3,1 per cento alla fine del prossimo, anche grazie al traino dell’import-export.

L’Unione europea, da sola, contribuisce a dare una dimostrazione di tutto questo. Nel 2023 si prevede un aumento dell’importazione di manufatti del 7,4 per cento rispetto ai livelli del 2021, anche sulla scia di una rinnovata domanda energetica a dodici stelle. E’ in questo mutato scenario che Ice intende muoversi per dare maggiori chance al made in Italy e alle sue eccellenze. Per permettere alle imprese tricolori di cogliere quel potenziale di crescita, “la presenza all’estero dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e del ministero degli Esteri accompagnerà le imprese italiane, con attenzione alle nuove sfide e opportunità dello scenario”, come ad esempio l’aumento del costo delle materie energetiche e la tendenza ad una maggiore regionalizzazione della globalizzazione. In particolare l’azione di Ice sarà rivolta “nel breve periodo” ad una maggiore presenza nei mercati vicini, “nel medio termine” nei paesi emergenti asiatici. Una politica che non si ferma qui. Si intende essere attivi sui Paesi dell’Africa Sub-Sahariana.

Per cercare di aiutare il made in Italy, Ice mette in campo una nuova politica composta da 20 nuove azioni tra formazione, servizi per il mercato e i suoi operatori, e nuova organizzazione dell’agenzia. Si punta sull’innovazione, con nuove strategie digitali. Un esempio è l’investimento che si fa sull’e-commerce. Si prevede l’apertura di 33 vetrine Made in Italy su marketplace per settemila Pmi, il nuovo portale MADEINITALY.gov.it, la disponibilità di tutor per le esportazioni di cui possono usufruire mille aziende.

Tutti strumenti che intendono anche mitigare gli impatti della guerra in Ucraina, che comunque “ha aggiunto preoccupazione alle incertezze già presenti”. Gli effetti del conflitto sul commercio estero del nostro Paese, sottolinea Ice, “riguardano prevalentemente le importazioni”, essendo i due paesi importanti fornitori di prodotti energetici, di materie prime e di componenti specifici ad alcune filiere. “L’impatto sull’export complessivo nel breve termine non è particolarmente rilevante per il Paese nel suo complesso, ma può essere essenziale per alcune categorie di imprese e territori”. Per questo “è oggetto di attenzione” per Farnesina a Agenzia per il commercio con l’estero, che hanno voluto sviluppare “nuovi strumenti di supporto alle imprese” al fine di favorire la diversificazione degli sbocchi di mercato e l’apertura di nuove fonti di approvvigionamento di materie e componenti.

Carlo Ferro, presidente Ice, durante la presentazione del Rapporto 2022

Nonostante i rischi e gli scenari di una guerra di lunga durata, questa non fa davvero paura dunque. Ice contribuisce a superare timori, in nome del libero scambio e del Made in Italy.