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L'Ue cerca unità contro la crisi del gas, proposta sul price-cap discussa dai leader a ottobre

L'Ue cerca unità contro la crisi del gas, proposta sul price-cap discussa dai leader a ottobre

Domani i ministri europei dell'energia si incontreranno a Bruxelles per discutere delle proposte dell'Ue per affrontare l'aumento dei prezzi dell'energia. Non è prevista una discussione approfondita sulla proposta italiana di price-cap sul gas importato

Bruxelles – Fare il punto sulla preparazione dell’Ue all’inverno senza gas russo e affrontare i prezzi mirabolanti dell’energia. Al Consiglio straordinario dell’Energia che si terrà domani (9 settembre) a Bruxelles i ministri europei cercheranno di trovare un “orientamento politico” sulle misure contro il caro-energia, per dare modo alla Commissione europea di presentare la prossima settimana le proposte vere e proprie sulla base delle loro indicazioni politiche. Il confronto prenderà le mosse dal piano in cinque punti anticipato ieri dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che prevede un tetto sugli extra profitti di centrali elettriche non alimentate a gas, liquidità alle imprese, un contributo di solidarietà delle imprese fossili, taglio ai consumi di elettricità e infine un price-cap sul gas russo.

Ma quanto all’idea di fissare un tetto al prezzo del gas importato, come richiesto da alcuni Paesi tra cui dall’Italia, non è previsto un confronto approfondito tra i ministri domani: è una decisione politica che deve essere portata al livello “più alto” di discussione e decisione dei leader in sede di Consiglio europeo. Dunque, una decisione non è prevista prima di ottobre, quando da calendario sono in programma due Vertici Ue: uno informale a Praga il 6-7 ottobre, uno ordinario a Bruxelles il 20-21 ottobre. Ancora da stabilire quando tra i due vertici sarà affrontato il tema, ma secondo più di una fonte Ue non è previsto che domani dai ministri arrivi una richiesta alla Commissione Ue di introdurre un tetto al prezzo del gas nell’immediato. L’Italia porta avanti a Bruxelles la proposta di introdurre un tetto al prezzo di tutto il gas importato nell’Ue, non solo a quello russo via gasdotto e una proposta simile a quella italiana è portata avanti anche dalla Grecia, Polonia, Belgio, Romania, Slovacchia. Fino a poche ore fa erano solo i Paesi Bassi ad essere contrari a qualunque tipo di ‘cap’ sul prezzo del gas, ma dal premier Mark Rutte è arrivata una timida apertura nel pomeriggio. “Abbiamo ancora domande e preoccupazioni, ma abbiamo una visione più positiva sul price cap al gas russo da gasdotto. Se ne parlerà domani e poi la Commissione rivaluterà la proposta dopo il Consiglio e spero che i ministri possano arrivare a una conclusione il prima possibile”, ha detto in una conferenza stampa al fianco di von der Leyen.

Dal Consiglio di domani si attende un confronto tra i ministri europei per ottenere un quadro completo delle proposte che secondo gli Stati membri la Commissione europea dovrebbe presentare la prossima settimana come “misure emergenziali” contro il caro energia. Si apprende a Bruxelles da più fonti che c’è una sostanziale convergenza tra i governi su almeno tre delle cinque idee avanzate dalla Commissione europea: Intanto, si trova un consenso sull’introduzione di un tetto temporaneo sui ricavi inframarginali ovvero delle compagnie “che producono elettricità a basso costo”, quelle a basse emissioni di CO2 come le rinnovabili che stanno ottenendo entrate inaspettate, che non riflettono i loro costi di produzione. Secondo la Commissione e buona parte degli Stati membri queste ricavi possono essere usati per compensare l’aumento dei prezzi dell’elettricità (anche se si prevede un confronto acceso su quale sarà questo tetto, la Commissione proporrà 200 euro/megawattora). L’Italia è favorevole alla misura, in quanto è una sorta di anticipazione di una riforma più strutturale del mercato, disaccoppiando il prezzo del gas da quello dell’elettricità.

Consenso si registra anche sulla necessità di fornire liquidità sui mercati per le imprese energetiche, perché “ciò che stiamo vivendo non è il modo in cui operano normalmente i mercati” e sulla riduzione della domanda di elettricità seguendo una logica simile a quella adottata dai governi per la riduzione dei consumi di gas lo scorso luglio. In quest’ultimo caso, il confronto sarà articolato sulla percentuale di riduzione (la proposta della Commissione Ue prevede il 10 per cento di riduzione rispetto agli ultimi cinque anni e 5 per cento nelle ore di punta) e se la misura debba essere su base volontaria o obbligatoria per gli Stati membri. L’Esecutivo Ue propende per la via dell’obbligatorietà almeno per quanto riguarda i picchi di domanda nelle ore di punta, ma secondo fonti diplomatiche ci sono vari Stati membri come il Belgio, la Francia, la Polonia e la Spagna che al momento preferiscono che sia su base volontaria. Almeno su questi tre punti, l’orientamento politico dovrebbe essere facile da raggiungere. Quanto al contributo di solidarietà per le aziende che si occupano di combustibili che accumulano profitti non ci sono particolari obiezioni, anche se la Polonia identifica la misura come “fiscale” quindi dovrebbe seguire altre “procedure di approvazione”, ovvero l’unanimità. La Commissione Ue vuole presentare le misure facendo leva sull’articolo 122 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che per l’approvazione delle misure di emergenza non richiede l’unanimità ma solo la maggioranza qualificata. Dopo la riunione di domani, l’esecutivo europeo dovrebbe presentare le proposte martedì 13 settembre, alla vigilia del discorso sullo stato dell’Unione.

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