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La Procura europea ha condotto un'inchiesta per frode da 5 milioni di euro a Verona ai danni dei fondi Ue per l'agricoltura

La Procura europea ha condotto un'inchiesta per frode da 5 milioni di euro a Verona ai danni dei fondi Ue per l'agricoltura

L'ipotesi di truffa aggravata coinvolgerebbe Veronafiere e Unione Italiana Vini (di cui 3 manager) per "illeciti accordi" finalizzati a ottenere un "ingiusto profitto non contemplato dal progetto". Le due società ribadiscono la propria trasparenza e la "piena fiducia" nella magistratura

Bruxelles – Una truffa da 5 milioni di euro, di cui 2 milioni e 85 mila euro già erogati, ai danni dei fondi Ue per l’agricoltura. È la Procura europea (European Public Prosecutor’s Office, Eppo) ad aver condotto l’indagine ‘In Vino Veritas’ per frode ai danni dei fondi dell’Ue in cui sarebbero implicate Veronafiere e l’Unione Italiana Vini, per “illeciti accordi” finalizzati a ottenere un “ingiusto profitto non contemplato dal progetto”, e che questa mattina ha portato al sequestro da parte della Guardia di Finanza di Milano dei fondi erogati e alla consegna degli avvisi di garanzia a tre manager.

Come spiega l’ufficio dei procuratori europei di Milano, la società italiana “attiva nel settore vitivinicolo” sarebbe sospettata di aver “ottenuto in modo fraudolento fondi europei relativi alla promozione di prodotti agricoli all’interno e all’esterno dell’Ue“. Nella fattispecie, “i sospetti avevano ottenuto i fondi sotto forma di un prestito diretto di oltre 5 milioni di euro, di cui più di 2 milioni erano già stati versati”. La Guardia di Finanza di Milano ha fatto sapere che la confisca è stata disposta dal giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Verona e che l’ipotesi è di truffa aggravata “per il conseguimento di erogazioni pubbliche di matrice unionale, connesse alla partecipazione ad un bando europeo”.

Le indagini coordinate dalla Procura europea sulla presunta frode ai danni dei fondi Ue hanno evidenziato la presenza di illeciti accordi tra la cooperativa (Unione Italiana Vini) e il soggetto esecutore del progetto europeo (Veronafiere), finalizzati a consentire alla prima di vedersi riconosciuto un “ingiusto profitto non contemplato dal progetto“, che prevedeva che il beneficiario avrebbe sostenuto il 20% dei costi dell’attività oggetto dei sussidi, “non maturando quindi alcun guadagno”. Secondo le ipotesi degli investigatori, il sistema fraudolento consisterebbe nella pre-individuazione della società che avrebbe svolto il ruolo di esecutore del progetto europeo, la quale si sarebbe poi “agevolmente aggiudicata la successiva procedura di selezione”. Le due società avrebbero stipulato un contratto di servizi ‘Accordo Quadro’, “apparentemente indipendente dal progetto ma in realtà destinato a dissimulare la retrocessione” alla cooperativa “di un importo pari al 35% del costo ammissibile”. In questo modo “le due imprese coinvolte nell’indagine avrebbero indotto in errore la competente Agenzia dell’Unione europea” sulla “effettiva esistenza di un nesso strutturale e di un conflitto di interessi tra le parti, nonché sulla reale destinazione dei fondi erogati”.

Immediate le reazioni delle due società. “Unione Italiana Vini, informata sugli sviluppi dell’indagine” a carico della cooperativa e dei suoi vertici, “anche alla luce del buon operato e della trasparenza da sempre dimostrata, confida in un rapido chiarimento della vicenda ed esprime piena fiducia nella magistratura, così come nell’operato del management coinvolto”. Si smarca invece da ogni accusa Veronafiere: “La società comunica di non essere destinataria di alcun provvedimento di sequestro e che, per quanto noto, nessun dirigente o dipendente risulta sottoposto a indagini”. In ogni caso anche la società veronese “confida nell’operato della magistratura e nell’accertamento della propria estraneità a eventuali ipotesi di illeciti nei confronti dell’Unione Europea“.