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Corte Ue: 'No' a conservazione generalizzata e indiscriminata dei dati

Corte Ue: 'No' a conservazione generalizzata e indiscriminata dei dati

I giudici di Lussemburgo, con due diverse sentenze, fanno chiarezza in materia. Eccezioni previste in caso di "minaccia grave per la sicurezza nazionale che risulti reale e attuale o prevedibile"

Bruxelles – Telefonia e internet, le regole Ue sulla privacy valgono sempre e più di regole nazionali sulla conservazione dei dati. Il diritto dell’Unione europea è contrario alla conservazione “generalizzata e indiscriminata” dei dati relativi al traffico e dei dati relativi all’ubicazione, salvo in caso di minaccia grave per la sicurezza nazionale. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Ue precisa che solo ed esclusivamente “in situazioni nelle quali lo Stato membro interessato affronti una minaccia grave per la sicurezza nazionale che risulti reale e attuale o prevedibile”, la legge dello Stato può prevedere una raccolta delle informazioni relative alle comunicazioni avute da un cittadino dell’Unione. Inoltre, sempre in nome di contrasto a “minacce gravi alla pubblica sicurezza”,è possibile sì una conservazione “mirata” dei dati relativi al traffico e dei dati relativi all’ubicazione, purché “sia delimitata, sulla base di elementi oggettivi e non discriminatori”, e “per un periodo temporalmente limitato allo stretto necessario, ma rinnovabile”.

La Corte, in altra sentenza, stabilisce inoltre che la conservazione generalizzata e indiscriminata, da parte degli operatori di servizi di comunicazione elettronica, dei dati relativi al traffico per un anno a decorrere dal giorno della registrazione “non è autorizzata“, a titolo preventivo, per finalità di contrasto dei reati di abuso di mercato, di cui fa parte l’abuso di informazioni privilegiate. Per i giudici di Lussemburgo né la direttiva sugli abusi di mercato né il regolamento sugli abusi di mercato possono costituire il fondamento giuridico di un obbligo generale di conservazione delle registrazioni di dati relativi al traffico detenuti dagli operatori di servizi di comunicazione elettronica ai fini dell’esercizio dei poteri conferiti alle autorità competenti in materia finanziaria in forza di tali atti. Da un punto di vista giuridico, è la direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche che “costituisce l’atto di riferimento in materia di conservazione e, più in generale, di trattamento dei dati personali nel settore delle comunicazioni elettroniche”.