Bruxelles – Finanziare la strategia di risposta alla crisi energetica con i soldi del recovery fund. Fin qui tutti d’accordo, ma “il diavolo sta nei dettagli“, ricorda la ministra delle Finanze olandese, Sigriid Kaag, che meglio non poteva riassumere lo stato di confronto tra gli Stati membri. Ci sono ancora 225 miliardi di euro non chiesti dai governi. Sono la componente prestiti del meccanismo per la ripresa. A questi si aggiungono 20 miliardi di euro aggiuntivi, in forma di garanzie. Ma come ripartire tutto questo non è chiaro, e i ministri economici dei Ventisette rischiano di offrire un pessimo spettacolo di sé. “Il problema è che non ci sono risorse fresche, e per dare di più a qualcuno devi togliere a qualcun altro”, ragionano addetti ai lavori.
Si rischia dunque un braccio di ferro inutile perché infruttuoso per tutti, tanto che si ragiona già in termini di mancate intese, senza però fare drammi. “Se non c’è accordo domani (4 ottobre, ndr) non è una tragedia, abbiamo ancora tempo, ma continuiamo a credere che ci sia spazio per un accordo”. Sarà la riunione dell’Ecofin a dover dare una risposta a quello che rischia di essere un vero e proprio rompicapo. Pochi soldi, e tutti che ne hanno bisogno. Ma soprattuto la storia che rischia di ripetersi: d’accordo su RepowerEu ma non sul come finanziarlo.
Intanto il commissario per l’Economia insiste. “Il Recovery fund rimane lo strumento comune più potente che abbiamo a nostra disposizione“, scandisce Paolo Gentiloni. al termine dei lavori dell’Eurogruppo, dove comunque la questione del caro-energia e dei suoi effetti sull’economia non è mancata. “Dobbiamo continuare ad attuare efficacemente le riforme e gli investimenti previsti dai piani nazionali”. Ma soprattutto, cosa ancore più importante alla luce della situazione attuale, “dobbiamo continuare ad utilizzare i restanti prestiti disponibili per accelerare la transizione verde, in linea con gli obiettivi di REPowerEU”. L’UE ci prova.
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