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Tetto al prezzo del petrolio russo, c'è l'accordo tra i governi Ue sull'ottavo pacchetto di sanzioni contro Mosca

Tetto al prezzo del petrolio russo, c'è l'accordo tra i governi Ue sull'ottavo pacchetto di sanzioni contro Mosca

Gli ambasciatori degli Stati membri Ue hanno raggiunto un accordo politico sull'ottavo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che include anche un tetto al prezzo del petrolio russo trasportato via nave verso Paesi terzi. Seguirà nelle prossime ore una procedura scritta per formalizzare l'intesa

Bruxelles – Tetto al prezzo del petrolio russo, c’è un accordo tra i Ventisette. Gli ambasciatori degli Stati membri Ue hanno raggiunto questa mattina (5 ottobre) un accordo politico sull’ottavo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che include anche un tetto al prezzo del petrolio russo trasportato via nave verso Paesi terzi. L’accordo è stato raggiunto in sede di Coreper, la riunione dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue. Seguirà nelle prossime ore una procedura scritta per formalizzare l’accordo e le sanzioni, secondo quanto si apprende, entreranno in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue.

I dettagli sul price cap al petrolio, come sulle altre misure restrittive, arriveranno dopo la procedura scritta, ma dovrebbero essere state concesse alcune deroghe a Cipro, Malta e Grecia, più reticenti sulla proposta, per dare l’ok definitivo al price cap sul petrolio. E’ nel contesto del G7 (che riunisce oltre all’Unione europea, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e USA) che si è concordato all’inizio del mese di settembre in linea di principio di introdurre un tetto massimo sul prezzo del petrolio russo trasportato verso i Paesi terzi, dal momento che i governi Ue avevano già deciso nel sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca adottato a inizio giugno di tagliare entro la fine del 2022 il 90 per cento delle importazioni russe di petrolio in arrivo nel continente europeo, attraverso un embargo su tutto il petrolio in arrivo via mare e un impegno di Germania e Polonia a tagliare anche le proprie importazioni attraverso l’oleodotto Druzhba, che è rimasto esentato dall’embargo per andare incontro alle richieste del premier ungherese Viktor Orbán. L’embargo europeo dovrebbe entrare ufficialmente in vigore dal 5 dicembre.

Se il cap sul petrolio russo sarà il nucleo centrale del pacchetto, non sarà l’unica misura restrittiva di rilievo. Bruxelles intende estendere il divieto  di importazione di merci dalla Russia anche ai prodotti siderurgici, carta, macchinari ed elettrodomestici, prodotti chimici, plastica, sigarette. che dovrebbero “privare Mosca di altri 7 miliardi di euro di entrate”, secondo la presidente della Commissione europea. L’Esecutivo ha proposto anche di ampliare la lista di prodotti che non potranno essere esportati in Russia, tra cui ha menzionato tecnologie strategiche utilizzate per le forze armate, come articoli per “l’aviazione, componenti elettroniche e specifiche sostanze chimiche”, che andranno dettagliate. Questi nuovi divieti all’esportazione – ha spiegato la presidente – “indeboliranno ulteriormente la base economica della Russia e indeboliranno la sua capacità di modernizzazione”.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accolto con un tweet il via libera degli ambasciatori, sottolineando l’azione “rapida e decisiva” dell’Ue sul pacchetto che include il cap sul petrolio. “Siamo determinati a far pagare il Cremlino”.

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