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Il piano del Kosovo per l'eliminazione delle targhe serbe entro il 2023 non soddisfa pienamente l'Ue
(credits: Afp)

Il piano del Kosovo per l'eliminazione delle targhe serbe entro il 2023 non soddisfa pienamente l'Ue

Il governo di Pristina ha posticipato al 21 aprile 2023 il divieto di circolare con veicoli che abbiano targhe diverse da quelle kosovare, con un programma a tappe: "Pur essendo un passo nella giusta direzione, la decisione non è in linea con gli accordi di dialogo" mediati da Bruxelles

Bruxelles – Ancora una volta, come un anno fa, nel giorno della visita in Serbia della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, il culmine della tensione sulla cosiddetta ‘battaglia delle targhe’ in Kosovo ha trovato una soluzione temporanea. Ma, un po’ a sorpresa, le reazioni a Bruxelles non sono tra le più entusiaste nei confronti delle concessioni fornite dal governo di Pristina. “Il Kosovo ha il diritto di eliminare gradualmente le targhe, ma il processo deve avvenire secondo le modalità concordate nel dialogo” mediato dall’Ue, è il commento secco della portavoce della Commissione Ue responsabile per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Nabila Massrali, nel corso del punto quotidiano di oggi (lunedì 31 ottobre) con la stampa europea.

Ursula von der Leyen Albin Kurti Kosovo Ue
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro del Kosovo, Albin Kurti, a Pristina (27 ottobre 2022)

Proprio per oggi era fissata la scadenza per la re-immatricolazione dei veicoli in Kosovo, secondo la decisione del governo guidato da Albin Kurti di imporre la sostituzione delle targhe serbe (molto diffuse tra la minoranza serba nel nord del Paese) con quelle kosovare. Rispetto alla scadenza originaria del primo agosto – dopo le tensioni scoppiate nord del Kosovo a fine luglio – Pristina aveva concesso una doppia proroga per le nuove norme sulle targhe: dal primo settembre è in vigore l’obbligo di apporre un bollo a coprire l’emblema serbo (misura identica a quella applicata da Belgrado sulle auto kosovare), mentre entro il 30 settembre – con un ulteriore rinvio al 31 ottobre – tutti i cittadini di etnia serba che vivono in Kosovo avrebbero dovuto re-immatricolare i propri veicoli, utilizzando una targa rilasciata dalle autorità di Pristina. A differenza del compromesso raggiunto lo scorso 27 agosto sul riconoscimento dei documenti d’identità nazionali, Serbia e Kosovo non sono mai riusciti a trovare un’intesa sulle targhe sostenibile, definitiva e reciproca, mettendo fine a una tensione che da più di un anno continua a riemergere ciclicamente con episodi anche violenti ai valichi di frontiera.

Sia nel corso della sua tappa a Pristina, sia in quella a Jelašnica (Serbia), la presidente von der Leyen si era detta “fiduciosa” nei confronti di una “soluzione attraverso il dialogo”, sottolineando che “le regole devono essere chiare e devono essere rispettate”. Da Bruxelles e Washington erano arrivate richieste al Kosovo di rinviare di 10 mesi la scadenza, per avere maggiori prospettive di compromesso, ma il premier Kurti si era da subito dimostrato riluttante ad accordare un nuovo rinvio senza nessuna contropartita. Nella serata di venerdì (28 ottobre) lo stesso premier kosovaro aveva poi annunciato il nuovo piano graduale per l’applicazione delle regole sulla sostituzione delle targhe serbe: a chi non si adeguerà, tra il primo e il 21 novembre sarà emesso un avvertimento, tra il 21 novembre e il 21 gennaio una multa e tra il 21 gennaio al 21 aprile sarà applicata una targa temporanea. Dal 21 aprile in poi l’entrata in vigore sarà invece definitiva e i veicoli non conformi saranno sottoposti a sequestro.

La reazione di Bruxelles al piano del Kosovo

“In questo modo abbiamo mostrato la nostra determinazione a implementare le nostre decisioni e allo stesso modo la nostra dedizione e contributo a mantenere la pace e la sicurezza nella regione, che era anche la preoccupazione dei nostri partner internazionali”, ha commentato il premier Kurti. Ma a Bruxelles non la pensano nello stesso esatto modo: “Pur essendo un passo nella giusta direzione, la decisione non è in linea con gli accordi di dialogo, che sono vincolanti per entrambe le parti”, si legge in una nota del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae). L’accordo del 2016 prevede un processo “chiaramente sequenziato e definito con un calendario di 12 mesi” per il processo di eliminazione graduale, “che non è stato seguito”. In altre parole, “il Kosovo dovrebbe prevedere un periodo di transizione più lungo“, come avevano avvertito anche i partner statunitensi: “È deludente constatare che non è stato seguito“.

Ursula von der Leyen Aleksandar Vucic Serbia
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, a Jelešnica (28 ottobre 2022)

Di fronte alla possibilità di uno scoppio di nuovi scontri violenti alla frontiera da parte di cittadini di etnia serba in Kosovo – da blocchi stradali a scontri con le forze dell’ordine, fino alle ritorsioni contro chi decide di adeguarsi alle norme di Pristina – l’Ue mette in chiaro che “è imperativo mantenere la calma“. L’invito “a tutte le parti interessate” è di “dar prova di moderazione ed evitare qualsiasi azione o retorica che possa mettere a repentaglio la stabilità sul campo, in particolare nel nord del Kosovo”, e che possa mettere in allarme i 3.700 soldati della forza militare internazionale della Nato, Kosovo Force (Kfor).

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