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    Home » Economia » Più donne ai vertici delle aziende entro il 2026, ok definitivo alla Direttiva Ue. Von der Leyen: “Momento storico, infranto il soffitto di vetro”

    Più donne ai vertici delle aziende entro il 2026, ok definitivo alla Direttiva Ue. Von der Leyen: “Momento storico, infranto il soffitto di vetro”

    L'Europarlamento dà il via libera all'accordo con gli stati sulla direttiva bloccata per dieci anni al Consiglio. Le Capitali avranno due anni per recepirla nel diritto interno

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    22 Novembre 2022
    in Economia
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    Bruxelles – Più donne ai vertici delle aziende europee. Dopo l’accordo politico tra i negoziatori europei e il via libera da parte degli Stati membri, oggi (22 novembre) è l’Europarlamento ad aver dato luce verde da Strasburgo alla proposta di direttiva della Commissione UE avanzata nel 2012 per portare le società quotate in borsa dell’Ue a nominare almeno il 40 per cento di donne tra gli incarichi di amministratore non esecutivo o il 33 per cento di tutti i ruoli nei consigli di amministrazione. L’ultimo passaggio formale per essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrare in vigore, dando tempo due ai governi di recepirlo

    La direttiva – che i governi avranno 2 anni di tempo per recepire nell’ordinamento nazionale – prevede che gli Stati membri centrino entrambi gli obiettivi entro il 2026, tra quattro anni. Le società quotate che non raggiungono gli obiettivi dovranno adeguare il loro processo di selezione del personale, attraverso processi equi e trasparenti, basati su una valutazione comparativa dei diversi candidati sulla base di criteri chiari e formulati in modo neutrale. Quando le aziende devono scegliere tra candidati ugualmente qualificati, dovrebbero dare la priorità al candidato del sesso sottorappresentato.

    La direttiva in questione è quella sulle ‘Donne nei consigli di amministrazione” (“Women on Boards”) per introdurre in UE una procedura aperta e trasparente per la selezione dei posti di lavoro e raggiungere il minimo del 40 per cento a livello comunitario. Nel 2012 era stata la commissaria europea alla Giustizia di allora Viviane Reding, lussemburghese, ad avanzare la proposta e a indicare il 2020 come termine ultimo per applicarla. La direttiva è poi rimasta dieci anni bloccata in Consiglio, avendo incontrato l’opposizione di una minoranza di Stati membri che si sono rifiutati di adottare l’obiettivo come legge a livello comunitario. Tra questi anche la Germania della prima cancelliera donna Angela Merkel e alcuni Stati nordici e baltici.

    Già a gennaio la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, prima donna presidente dell’esecutivo europeo, ha visto nella presidenza francese la giusta occasione per rilanciare un dibattito necessario, complice il nuovo governo di Scholz a Berlino e il desiderio espresso dal presidente francese Emmanuel Macron di riaprire la questione. Proprio nel suo primo discorso di fronte all’Eurocamera del 19 gennaio scorso, il capo dell’Eliseo aveva espresso l’intenzione di riaprire il dibattito sulle quote rosa ai vertici delle aziende europee, portando il Consiglio dell’UE ad approvare la sua posizione negoziale a metà marzo e ora a concludere il negoziato interistituzionale con l’Europarlamento a meno di un mese dalla scadenza della sua presidenza.

    Per der Leyen dopo dieci anni di stallo politico il “soffitto di vetro che impediva alle donne di accedere alle posizioni di vertice nelle aziende è andato in frantumi” e “questo è un momento davvero storico e commovente”, ha scritto in un tweet.

    After 10 years since the @EU_Commission proposal, we will now have an EU law for gender equality on company boards.

    The glass ceiling preventing women from accessing top positions in companies has been shattered.

    This is a truly historic and moving moment. #WomenOnBoards

    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) November 22, 2022

    Durante questi dieci anni di blocco legislativo, sono comunque stati fatti progressi negli Stati membri sulla presenza di donne ai vertici delle aziende. Progressi sì, ma ancora lenti e soprattutto non omogenei e irregolari tra Stati membri: a ottobre 2021 si stimava che solo il 30,6 per cento dei membri del consiglio delle più grandi società quotate in borsa e solo l’8,5 per cento dei presidenti del consiglio fossero donne, con enormi differenze tra Paesi. Si passa dal 45,3 per cento in Francia, cui segue l’Italia poco sotto il 40 per cento, all’8,5 per cento di Cipro. Una minoranza di Paesi membri, tra cui la Francia, ha già adottato una serie di misure a livello nazionale per ottenere una rappresentanza più equilibrata di donne e uomini. Dopo il via libera dei governi, è atteso ora solo l’ok dell’Eurocamera che consentirà alla direttiva di essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

    “L’adozione della direttiva “Donne nei consigli di amministrazione” dieci anni dopo la sua proposta è un importante passo avanti per l’uguaglianza di genere. Stiamo finalmente offrendo alle donne una giusta possibilità di ricoprire posizioni aziendali di vertice e migliorando la governance aziendale”, sottolinea l’eurodeputata dei Socialisti correlatrice Evelyn Regner (S&D,

    Tags: consigli amministrazionedonneparlamento europeoroberta metsolaursula von der leyen

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