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Sul price cap l'Europa resta divisa e la presidenza di Praga abbassa il tetto a 220 euro. Meloni:

Sul price cap l'Europa resta divisa e la presidenza di Praga abbassa il tetto a 220 euro. Meloni: "Proposta Ue insufficiente"

Seconda bozza di compromesso per unire gli animi divisi e trovare una quadra politica entro il Consiglio straordinario dell'energia del 13 dicembre

Bruxelles – Un accordo politico sul tetto al prezzo del gas al prossimo Consiglio straordinario dell’energia in agenda il 13 dicembre. Difficile, ma non impossibile. E la presidenza della Repubblica ceca di turno al Consiglio Ue tenta il tutto per tutto e prova a far convergere gli animi divisi dei 27 con una nuova bozza di compromesso (datata 5 dicembre) che abbassa entrambi i criteri di attivazione (i ‘trigger’) del tetto: il ‘cap’ si attiverebbe quando il prezzo del gas supera i 220 euro per 5 giorni (l’ultima bozza di compromesso parlava di una soglia di 264 euro per 5 giorni) e quando la differenza del prezzo del mercato Ttf e il prezzo di riferimento del GNL supera i 35 euro per 5 giorni (la precedente bozza parlava di 58 euro).

La seconda bozza fatta circolare tra le capitali è un nuovo tentativo di avvicinare le posizioni a livello tecnico (nelle riunioni tra ambasciatori) prima del confronto politico della prossima settimana al Consiglio energia del 13 dicembre. Il meccanismo di correzione del mercato proposto dalla Commissione europea lo scorso 22 novembre, anche detto ‘tetto al prezzo del gas’, si attiverebbe a due condizioni: quando la soglia di prezzo va oltre i 275 euro per 14 giorni consecutivi, nell’arco delle quali lo spread fra i mercati Ttf e Gnl devono superare i 58 euro per 10 giorni di scambi. Così come concepito dalla Commissione europea, il meccanismo è di difficile applicazione e su ammissione della Commissione stessa non si sarebbe attivato neanche durante i picchi di prezzo registrati in agosto, vicini ai 350 euro.

Nei giorni scorsi, l’Italia si è fatta promotrice insieme al Belgio, Grecia, Polonia, Slovenia, Lituania e Malta di un documento tecnico fatto circolare con proposte alternative, chiedendo un meccanismo di correzione dei prezzi che fosse dinamico al 75 per cento, esteso alle transazioni fuori borsa. Una proposta di tetto tutto dinamico è stata avanzata anche dalla Spagna, in un documento separato e solo ieri anche i Paesi Bassi (che insieme alla Germania è il Paese che ha frenato di più a livello europeo sul price cap) hanno presentato un documento informale (non-paper) sul meccanismo di correzione del mercato, proponendo nella sostanza un tetto solo sul gas necessario a riempire gli stoccaggi europei (una quota limitata rispetto ai volumi di gas complessivamente acquistati).

La presidenza di Praga cerca di andare incontro a sensibilità diverse e oltre ad abbassare la soglia di attivazione del cap per renderlo effettivamente applicabile, ha proposto una serie di altre modifiche per rafforzare il ruolo degli Stati membri e introdurre riferimenti più espliciti alla dinamicità del prezzo (visto che la maggior parte degli Stati è favorevole a un cap dinamico). La bozza di compromesso di Praga estende il price cap non solo ai derivati del mese prima sul mercato olandese TTF ma anche a tutti gli altri derivati con scadenza fino a tre mesi. Sui derivati il limite di prezzo diventa un “limite di offerta dinamica”.

Quanto ai procedimenti per sospendere o disattivare il meccanismo di correzione del mercato, la Commissione Ue ha previsto che il meccanismo possa essere sospeso o disattivato a seconda dei casi attraverso due procedimenti diversi: può essere disattivato automaticamente quando la seconda condizione di attivazione (ovvero la differenza tra il prezzo TTF e il prezzo di riferimento del GNL) viene meno per dieci giorni; oppure, la Commissione europea propone che possa essere solo sospeso (dietro decisione della Commissione stessa) “quando ci sono rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Unione”. Sulla sospensione, Praga suggerisce che la Commissione possa sospendere il meccanismo attraverso una decisione di esecuzione, che prevede la consultazione con gli Stati membri; mentre sulla disattivazione, Praga propone che il meccanismo sia disattivato “dopo un mese, se il limite di offerta dinamica è inferiore a [220] euro per un certo periodo”, si legge nella bozza di cui Eunews ha preso visione.

Giorgia Meloni Ue-Balcani Occidentali
Giorgia Meloni

Non è chiaro se la proposta di mediazione di Praga sarà sufficiente a trovare la quadra politica. Ci “sono discussioni molto difficili tra gli Stati membri Ue, su cosa fare per evitare i prezzi così elevati che abbiamo sperimentato in agosto”, ha ammesso la commissaria europea per l’energia, Kadri Simson, riferendo di “opinioni diverse sui rischi” del meccanismo. Ad ogni modo, per Paesi come l’Italia la questione energetica “ha bisogno di essere affrontata immediatamente e riguarda il tema di come fermare i costi della speculazione. La proposta della Commissione non mi pare sufficiente, perciò continuiamo a lavorare”, ha detto la premier Giorgia Meloni, a margine del Vertice dei leader Ue-Balcani Occidentali a Tirana.

A quanto si apprende, è stata convocata per sabato 10 dicembre anche una riunione straordinaria degli ambasciatori al Coreper per discutere di tetto al prezzo del gas e spianare la strada a un accordo la prossima settimana. Un accordo che – essendo da raggiungere in un Consiglio straordinario – non potrà essere formalizzato dai ministri, ma dovrà essere seguito da procedura scritta (a livello di ambasciatori Ue) oppure formalizzato al prossimo Consiglio energia ordinario in programma il 19 dicembre. Sono in diversi a sostenere che la questione potrebbe essere rimessa (nuovamente) nelle mani dei capi di Stato e governo che si incontreranno a Bruxelles il 15 e 16 dicembre. Fonti diplomatiche spiegano però che non c’è interesse a trasferire sul piano dei leader una decisione sui dettagli che va condivisa a livello tecnico e ministeriale. La proposta della Commissione fa leva sull’articolo 122 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dunque prevede l’approvazione a maggioranza qualificata degli Stati membri al Consiglio (quando il 55 per cento degli Stati membri vota a favore, ovvero 15 paesi su 27; e quando gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65 per cento della popolazione totale dell’Ue).

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