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Qatargate, l'ex commissario Avramopoulos e i 60 mila euro da Fight Impunity: verifiche interne della Commissione Ue
Dimitris Avramopoulos

Qatargate, l'ex commissario Avramopoulos e i 60 mila euro da Fight Impunity: verifiche interne della Commissione Ue

L'esecutivo comunitario era a conoscenza del compenso e aveva approvato un'autorizzazione "con restrizioni" per l'incarico nell'ong di Panzeri: da verificare il rispetto delle condizioni. In gioco anche la candidatura dell'ex-membro del gabinetto Juncker come rappresentante speciale nel Golfo Persico

Bruxelles – Tra i membri onorari che davano lustro alla ong di Antonio Panzeri, Fight Impunity, e che hanno immediatamente rassegnato le dimissioni dopo il coinvolgimento dell’organizzazione nel Qatargate – oltre alle italiane Federica Mogherini ed Emma Bonino – c’è anche l’ex-commissario per le Migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, il greco Dimitris Avramopoulos, come spiegato da La Stampa.

Quest’ultimo però, come confermato in un’intervista rilasciata all’agenzia greca Ana-Mpa, per le sue attività con l’Ong di Panzeri avrebbe ricevuto un compenso “di un anno, da febbraio 2021 a febbraio 2022, di 5 mila euro mensili”. Sessantamila euro di cui la Commissione europea sarebbe stata a conoscenza: il portavoce-capo dell’esecutivo Ue, Eric Mamer, ha dichiarato questa mattina (19 dicembre) che “l’ex-commissario aveva specificato nella sua domanda d’autorizzazione che avrebbe portato avanti attività per le quali sarebbe stato pagato”. Approvazione “data per iscritto dalla presidente von der Leyen“, ha sottolineato Avramopoulos, che risale al 3 febbraio 2021.

A seguito di un parere emesso dal Comitato etico indipendente il 10 dicembre 2020, l’ex-commissario greco aveva ricevuto un’autorizzazione “con restrizioni”, ha specificato Mamer, che prevedeva “che non potesse avere contatti con i commissari europei e i loro gabinetti a nome dell’organizzazione” Fight Impunity. Nonostante “non sussistano al momento ragioni per pensare che l’abbia fatto”, la Commissione sta procedendo a controlli interni per verificare che Avramopoulos abbia rispettato le condizioni stabilite da Bruxelles: perché in alcuni casi, come nell’incontro che ha avuto a ottobre con la vicepresidente per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová, il confine tra “gli affari relativi all’ong” e motivi di qualsiasi altra natura potrebbe essere labile.

A differenza dell’ex-alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini, Avramopoulos ha accettato l’incarico con l’ong di Panzeri prima del termine del periodo di due anni di cooling off, previsto dal Codice di condotta dell’esecutivo comunitario. Per questo motivo aveva dovuto presentare una domanda di autorizzazione nella quale – sostiene la Commissione – “erano presenti le informazioni necessarie sull’ong, in particolare sulla sua origine e sulle fonti di finanziamento”. L’ex-commissario aveva garantito che l’organizzazione avrebbe completato l’iscrizione al registro per la trasparenza Ue non appena fosse terminata l’emergenza della pandemia: di Fight Impunity, nell‘elenco comunitario che registra tutte le ong che intrattengono relazioni con le istituzioni Ue, non c’è ancora traccia.

Il portavoce Mamer ha spiegato alla stampa che le ong sono tenute a registrarsi “nel momento in cui chiedono un meeting con membri della Commissione”, e che quest’ultima “non controlla sistematicamente se tutte le ong del mondo siano registrate o meno“. In altre parole, se non ci sono stati contatti tra Fight Impunity, nella figura di Avramopoulos o di qualsiasi altro membro, e il gabinetto von der Leyen, non c’è alcuna ragione obbligatoria per cui l’ong dovrebbe aver completato l’iscrizione al registro per la trasparenza.

Gli accertamenti sulle attività dell’ex-commissario per conto di Panzeri sono resi urgenti anche per un secondo motivo: Avramopoulos è tra i quattro candidati – insieme all’ex-ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio, lo slovacco Jan Kubis e il cipriota Markos Kyprianou – per l’incarico di rappresentante speciale Ue nel Golfo Persico. L’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, dovrebbe proporre il nome ai Paesi membri entro la fine dell’anno, ma le verifiche su Avramopoulos potrebbero ritardare un processo di selezione che, come ha dichiarato il portavoce della Commissione responsabile per gli Affari esteri, Peter Stano, “è ancora in corso”.

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