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Il 2023 dell'Ue tra riforma del mercato elettrico e banca dell'idrogeno

Il 2023 dell'Ue tra riforma del mercato elettrico e banca dell'idrogeno

Riforma del mercato dell'energia, banca dell’idrogeno e nuove tecniche genomiche. Il programma di lavoro che attende la Commissione Ue nel 2023 comprenderà 43 nuove iniziative politiche a sostegno dei sei punti cardine della sua legislatura, di cui 9 verso il Green Deal

Bruxelles – Riforma del mercato dell’energia, banca dell’idrogeno e nuove tecniche genomiche. Il programma di lavoro che attende la Commissione europea nel 2023 comprenderà 43 nuove iniziative politiche a sostegno dei sei punti cardine della sua legislatura: Green Deal, Europa Digitale, un’economia a sostegno delle persone, Ue nel mondo, promozione dello stile di vita europeo e un nuovo slancio alla democrazia dell’UE. Di queste, 9 saranno dedicate alla più importante priorità della Commissione a guida Ursula von der Leyen: la decarbonizzazione del continente entro il 2050, ovvero l’attuazione del patto verde per l’Europa.

Disaccoppiamento prezzi e idrogeno nel menù della Commissione per il 2023

Prima tra tutte, nel primo trimestre dell’anno è attesa da parte della Commissione una proposta di riforma del mercato elettrico dell’Ue. In un primo tempo scettica sull’argomento, dalla scorsa primavera la Commissione Ue ha pienamente “abbracciato” l’idea di una riforma che non sia solo una risposta alle necessità immediate, ma una soluzione a lungo termine per ottimizzarne il funzionamento. Bruxelles ha già confermato che priorità sarà disaccoppiare i prezzi dell’energia elettrica prodotta dal gas da quella prodotta da altre fonti di energia, per evitare l’effetto contagio dei costi. La riforma dovrà contribuire a ridurre la volatilità dei prezzi, migliorare la liquidità del mercato, garantire gli scambi commerciali (di energia) tra gli Stati membri.

Sulla riforma del mercato in Ue ci sono però posizioni molto diverse (come lo erano quelle sul price cap) e quindi si preannunciano negoziati lunghi: Germania e Paesi Bassi guidano il fronte di chi scoraggia un intervento strutturale sul mercato, mentre la Spagna, la Francia e anche l’Italia spingono per una riforma importante, che includa anche il disaccoppiamento dei prezzi. Bisognerà attendere il terzo trimestre del 2023 per la presentazione di un altro importante tassello per la politica energetica dell’Ue: ovvero il lancio della prima Banca europea dell’idrogeno, di cui ha accennato la prima volta la presidente Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione a settembre, anticipando che sarà dedicata allo sviluppo dell’idrogeno su larga scala e sarà in grado di investire almeno 3 miliardi di euro nei prossimi anni. Nel piano ‘REPowerEu’ presentato lo scorso maggio, la Commissione si è posta l’obiettivo di portare a 20 milioni di tonnellate la produzione di idrogeno verde: 10 milioni di tonnellate di produzione interna e 10 milioni di tonnellate di importazioni ogni anno entro il 2030.

L’obiettivo di dar vita a una Banca di investimenti per l’idrogeno rinnovabile è quello di passare da un mercato che in Europa è ancora “di nicchia” a uno per la produzione su larga scala. Queste le proposte più attese sul versante energetico e climatico, ma non saranno le uniche. Per il secondo trimestre è attesa la revisione della direttiva rifiuti per la parte tessile e alimentare così come il quadro normativo annunciato da Bruxelles per le cosiddette nuove tecniche genomiche usate per la produzione di piante. Seguiranno poi un’iniziativa per i suoli sani, la revisione della legislazione sul benessere animale e un quadro per la sicurezza alimentare, anche alla luce della guerra in Ucraina. Nel secondo trimestre attese anche tre proposte legislative per il trasporto merci pulito (consegne internazionali, dimensioni e pesi, trasporto misto). Quanto alla trasformazione digitale, la prima iniziativa che viene menzionata è quella, molto attesa, sulle materie prime critiche attesa nel primo trimestre dell’anno.

Le sfide energetiche dell’Ue fuori dal suo programma di lavoro

Oltre alle iniziative legislative previste per il 2023, Bruxelles dovrà continuare il lavoro di preparazione al prossimo inverno 2023/2024 e di contrasto all’aumento dei prezzi, oltre che mettere in pratica alcune delle misure promesse nel 2022. A partire dal nuovo indice di riferimento (benchmark) per il gas naturale liquefatto che sarà complementare al TTF olandese, che la Commissione ha annunciato nel quadro del pacchetto di emergenza contro il caro bollette del 18 ottobre. Tra le misure, la Commissione Ue ha preso atto del fatto che il TTF di Amsterdam, il mercato olandese plasmato sulle transazioni da gasdotto, non rispecchia più l’attuale andamento del mercato e quindi ha promesso entro marzo un indice europeo complementare solo per i prezzi del Gnl.

L’altra grande sfida che attende Bruxelles è quella delle riserve e della preparazione al prossimo inverno. A partire dalla primavera i governi dovranno iniziare a riempire di nuovo gli stoccaggi sotterranei di gas, che si saranno svuotati durante questo inverno. Se quest’anno il riempimento delle riserve è riuscito senza grosse difficoltà, per l’anno prossimo potrebbe non essere altrettanto dal momento che mancherà la gran parte del gas russo. L’Agenzia internazionale per l’energia ha stimato un potenziale deficit di quasi 30 miliardi di metri cubi di gas naturale il prossimo anno. Per questo, a partire da gennaio Bruxelles dovrà accelerare il lavoro sugli acquisti congiunti di gas, mettendo a punto uno strumento di aggregazione della domanda con l’intenzione di chiudere i primi contratti entro l’estate. I Paesi Ue hanno accettato di aggregare la domanda di volumi di gas per almeno il 15% dei rispettivi obblighi di riempimento degli stoccaggi. Oltre il 15%, l’aggregazione sarà volontaria.

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