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Green Deal e aiuti di Stato, l'Aula approva l'operato della Commissione ma chiede garanzie

Green Deal e aiuti di Stato, l'Aula approva l'operato della Commissione ma chiede garanzie

In linea di principio Ppe, S&D, Re e Verdi avallano il lavoro del team von der Leyen, ma aspettano i dettagli. Restano preoccupazioni per mercato interno e ricadute sociali

Bruxelles – Rilanciare l’industria va bene, e ben vengano gli sforzi della Commissione Ue su aiuti di Stato e piano industriale per la transizione verde, ma le cose andranno fatte per bene, come si deve. Il Parlamento europeo approva ‘con riserva’ l’operato dell’esecutivo comunitario. L’Aula riunita a Strasburgo in linea di principio sostiene la necessità di rispondere alle mosse degli Stati Uniti e all’Inflation Reduction Act che prevede sgravi fiscali per acquistare prodotti Made in Usa tra cui automobili, batterie ed energie rinnovabili. Ma cerca rassicurazioni. “Siamo sicuri che gli aiuti di Stato che Germania e Francia possono pagare non hanno effetti sul mercato unico?“, domanda Paulo Rangel, vicepresidente del gruppo dei Popolari, portoghese, che mette a nudo le incertezze che pure si respirano all’interno del Ppe.

La principale famiglia politica dell’emiciclo, la stessa di Ursula von der Leyen, fa comunque quadrato attorno alla presidente della Commissione europea. “Semplificare le regole è un bene”, ammette Sigfried Muresan, anche lui Ppe, vicepresidente del Parlamento europeo. “Ma dobbiamo lavorarci”, riconosce. I socialdemocratici, invece, esortano il Consiglio. “Ci aspettiamo che lavori con urgenza a questi dossier”, l’invito di Marc Angel, vicepresidente del Parlamento Ue fresco di nomina. La presidente del gruppo, Iratxe Garcia Perez, avverte: “Il piano industriale per il Green Deal della Commissione funzionerà solo se prevede una dimensione sociale”, fatta di strumenti a sostegno di lavoratori, famiglie e piccole imprese. Solo a queste condizioni i socialisti sosterranno l’agenda a trazione Ppe. Stessa posizione de La Sinistra. “C’è bisogno di reale solidarietà per i più vulnerabili”, scandisce l’irlandese Steph MacManus.

I liberali non hanno nulla contro la strategia produttiva verde. “E’ una buona idea avere un piano per la nostra industria e una risposta all’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti”, riconosce Stephane Sejourné, il presidente del gruppo Re. Però, per quanto riguarda gli aiuti di Stato e il progetto di riforma delle regole Ue, certamente si avverte “la necessità di accelerare i permessi per idorgeno e pannelli solari”, ma allo stesso tempo “è importante mettere tutti gli Stati membri nella condizione di spendere“. Sottolineatura non casuale, visto che il gruppo è costituito anche da parlamentari di Paesi che, al pari dell’Italia, non possono spendere.

Tra le fila dei Verdi si iniziano a mettere dei paletti. “Se devono esserci aiuti di Stato, che siano ancora più mirati”, il monito di Philippe Lamberts, inquieto per le prospettive di spesa. “Sono preoccupato per lo stato di salute delle finanze pubbliche”. Un richiamo non all’Italia, quanto di portata generale. L’importante è “attuare i piani per la ripresa” con tutte le riforme e gli investimenti per le transizioni verde e digitale, e i ‘greens’ vogliono essere certi che le misure allo studio agevolino il compito ai governi in tal senso.

Gli italiani ripropongono per un attimo le antiche convergenze che furono del governo giallo-verde. Al leghista Marco Zanni (gruppo Id) che dice “preoccupato” per il dibattito sugli aiuti di Stato, per via delle possibili ricadute per l’Italia, fa eco il pentastellato Mario Furore (Non iscritti): “La riforma non basta, serve un nuovo piano di ripresa”.

Ursula von der Leyen lascia l’Aula consapevole che il sostegno dei principali gruppi parlamentari è garantito, almeno in linea di principio e sulla base delle proposte generali. Ora serve solo definire i dettagli e trovare la giusta formula che metta d’accordo tutti gli Stati membri.

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