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    Home » Economia » Accordo Ue per aumentare gli obiettivi di energia rinnovabile al 2030. E apre all’idrogeno nucleare

    Accordo Ue per aumentare gli obiettivi di energia rinnovabile al 2030. E apre all’idrogeno nucleare

    Parlamento e Consiglio Ue hanno raggiunto un'intesa politica sulla revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (RED) per aumentare gli obiettivi di fonti pulite a livello comunitario

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    30 Marzo 2023
    in Economia
    Powered by powered by evolution group

    Bruxelles – Sette incontri negoziali sono serviti al Parlamento e Consiglio Ue per trovare un accordo politico sulla revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (RED) per aumentare gli obiettivi di energia pulita a livello comunitario.L’intesa per alzare l’obiettivo vincolante di quota di rinnovabili fino al 42,5 per cento entro il 2030, dall’attuale 32 per cento previsto dalla direttiva del 2018. Gli Stati membri proponevano di alzare il target al 40 per cento mentre l’Europarlamento (come la Commissione) voleva portarlo al 45 per cento. I negoziatori aprono all’idrogeno prodotto da energia nucleare.

    #TRILOGUE | @EUCouncil presidency and @Europarl_EN negotiators have reached a provisional political agreement on renewable energy. #RED

    — Sweden in EU (@SwedeninEU) March 30, 2023

    Alla fine i co-legislatori hanno raggiunto un accordo per una via di mezzo, ovvero l’aumento della quota di energie rinnovabili nel consumo finale di energia dell’Ue al 42,5 per cento entro il 2030, con l’idea di ‘impegnarsi’ a raggiungere il 45 per cento (con un ulteriore aumento indicativo del 2,5 per cento che però non è vincolante). Nel 2021, la quota di energia da fonti rinnovabili era pari al 22 per cento, ma con un divario significativo tra i Paesi. Ciascuno Stato membro deve contribuire all’obiettivo comune, mentre nella direttiva sono stati concordati obiettivi settoriali più ambiziosi nei settori dei trasporti, dell’industria, degli edifici e del teleriscaldamento e teleraffrescamento per accelerare l’impiego delle energie rinnovabili in questi settori.

    Il nodo principale dei negoziati riguardava però il settore dell’industria, dove la Francia ha spinto per l’inclusione del nucleare. Le industrie, secondo l’accordo, dovrebbero aumentare l’uso di energie rinnovabili dell‘1,6 per cento all’anno, con una quota del 42 per cento dell’idrogeno che utilizza proveniente da fonti rinnovabili di origine non biologica (RFNBO) entro il 2030 e il 60 per cento entro il 2035. Combustibili rinnovabili di origine non biologica sono principalmente idrogeno rinnovabile (prodotto attraverso elettrolisi dell’acqua) e combustibili sintetici a base di idrogeno.

    L’intesa prevede che gli Stati membri possano approfittare di uno ‘sconto’ del 20 per cento sul contributo dell’idrogeno rinnovabile nel settore industriale attraverso l’idrogeno prodotto dall’energia nucleare. Lo sconto è possibile quando il contributo nazionale raggiunge il contributo vincolante per l’Ue (ovvero la quota del 42,2 per cento) e quando la quota di idrogeno da combustibili fossili consumata nello Stato membro è inferiore al 23 per cento nel 2030 e al 20 nel 2035. Secondo l’europarlamentare relatore, il tedesco Markus Pieper, allo stato attuale questo ‘sconto’ sull’energia dell’atomo sarebbe utilizzabile solo dalla Svezia, che “credo che abbia già raggiunto il 40 per cento di uso di rinnovabili, se non il 50 per cento”, ha spiegato in conferenza stampa. “Questo significa che la loro industria può usare una certa quantità di idrogeno prodotto da energia dell’atomo, ma la Svezia è un’eccezione e ci vorrà un po’ perché possano arrivarci anche la Finlandia, il Belgio e la Francia”, ha spiegato.

    Quanto ai trasporti, i governi potranno scegliere se aumentare al 29 per cento la quota di rinnovabili nell’energia utilizzata oppure ridurre in maniera vincolante del 14,5 per cento l’intensità dei gas serra con l’uso di rinnovabili sempre entro il 2030. L’accordo provvisorio rafforza i criteri di sostenibilità per l’uso della biomassa per l’energia, al fine di ridurre il rischio di una produzione di bioenergia non sostenibile. Garantisce l’applicazione del principio a cascata, con particolare attenzione ai regimi di sostegno e tenendo debitamente conto delle specificità nazionali. L’accordo fissa un obiettivo indicativo (dunque nulla di vincolante) di almeno il 49 per cento di quota di energia rinnovabile negli edifici entro il 2030 e include procedure di autorizzazione accelerata per progetti di energia rinnovabile, come richiesto dal piano per l’indipendenza energetica REPowerEu. L’accordo provvisorio deve essere approvato da entrambe le istituzioni singolarmente, prima di entrare in vigore

    Tags: direttiva energia rinnovabilienergiarinnovabili

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