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    Home » Economia » L’Italia chiede a Bruxelles ulteriori prestiti per finanziare RepowerEu. Ma non sa quanti e come spenderli

    L’Italia chiede a Bruxelles ulteriori prestiti per finanziare RepowerEu. Ma non sa quanti e come spenderli

    Per finanziare il nuovo capitolo di spesa che entrerà nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con precisi obiettivi di indipendenza energetica. Dei 225 miliardi inizialmente messi in conto, solo 77 sarebbero redistribuibili

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    18 Aprile 2023
    in Economia
    Giorgia Meloni Consiglio Ue

    Bruxelles – Dopo varie indecisioni, l’Italia ha deciso di chiedere a Bruxelles di accedere ai prestiti inutilizzati da altri Stati membri del Recovery fund per finanziare il nuovo capitolo di ‘RepowerEu’ che entrerà nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con precisi obiettivi di indipendenza energetica. A fare il punto sull’attuazione del nuovo capitolo ‘RepowerEu’ sono stati ieri (17 aprile) il commissario europe per l’Economia, Paolo Gentiloni, e il vicepresidente per il commercio, Valdis Dombrovskis, in un’audizione al Parlamento europeo a Strasburgo. E sono ancora loro a chiarire che il governo Meloni non ha al momento specificato l’ammontare preciso di questa richiesta.

    “C’è una richiesta dalla Grecia e una richiesta generica non specificata dall’Italia”, ha spiegato ieri Gentiloni, aggiungendo che il tema sarà definito in un periodo successivo, “perché dobbiamo prima conoscere il quadro generale”. I prestiti non utilizzati dal Recovery Fund, il fondo di ripresa economica varato durante la pandemia Covid-19, sono una componente fondamentale nei piani di Bruxelles per finanziare ‘REpowerEu’. In totale, quando ha presentato il piano ormai un anno fa, Bruxelles ha stimato risorse disponibili per finanziare l’indipendenza dai combustibili fossili russi pari a 268 miliardi di euro, di cui 20 miliardi di euro divisi tra il 60 per cento con risorse dal Fondo per l’innovazione (12 miliardi di euro) e per il 40 per cento dall’anticipazione delle quote del mercato del carbonio, il sistema Ets (8 miliardi), che oggi sono ferme nella riserva di stabilità del mercato. Altre risorse in sovvenzioni potrebbero arrivare in sostanza dalla possibilità concessa ai governi di dirottare fino a 17,9 miliardi di euro dai fondi di coesione e fino a 5,4 miliardi di trasferimenti dalla Riserva di aggiustamento Brexit.

    La Commissione Ue ha proposto infine di mettere a disposizione 225 miliardi di euro di prestiti non spesi dai governi dal Recovery Fund e redistribuirli tra tutti i Paesi che esprimono interesse a usarli, compresi quelli come anche l’Italia che hanno già speso tutta la loro quota di prestiti. E ha dato tempo ai governi fino alla fine di marzo per mostrare interesse a usare la propria quota di prestiti non richiesti, così da calcolare quante risorse di quei 225 miliardi potrebbero effettivamente essere redistribuiti. Come previsto, le risorse vanno riviste al ribasso: stando ai numeri forniti dai due commissari, la Commissione ha ricevuto richieste di usare prestiti ulteriori per un totale di quasi 148 miliardi da 10 Stati membri. Questo significa in sostanza che della quota inizialmente prevista resterebbero a disposizione circa 77 miliardi di prestiti inutilizzati per i Paesi come l’Italia che hanno esaurito la loro quota, anche se la Commissione precisa che la cifra esatta sarà conosciuta solo alla fine di agosto.

    A quanto ha appreso Eunews nelle scorse settimane, la Commissione europea sta ora analizzando le richieste pervenute e, su questa base, formulerà una proposta di via da seguire per la distribuzione delle risorse, informandone Parlamento e Consiglio, i due co-legislatori dell’Ue. I governi sono incoraggiati dalla Commissione Ue a presentare entro il 30 aprile i Pnrr con le modifiche e il capitolo aggiuntivo dedicato a ‘REPowerEu’, anche se la scadenza ufficiale per richiedere la modifica al Pnrr con i nuovi prestiti è il 31 agosto. Per il momento solo quattro Stati Ue (Lussemburgo, Germania, Finlandia ed Estonia) hanno presentato richieste di modifica dei loro piani nazionali, gli altri si prenderanno più tempo. La Grecia – l’unico altro Paese Ue ad aver avanzato la richiesta – ha chiesto 5 miliardi di prestiti aggiuntivi. E questo dà anche la misura dell’indecisione dell’Italia, convinta fino a poco fa di non richiedere ulteriori prestiti (da dover restituire) per le oggettive difficoltà che il Paese sta incontrando con il Pnrr nel suo complesso e in generale a spendere le risorse dell’Ue. Il fatto di non aver richiesto un ammontare preciso indica soprattutto che il Paese ha probabilmente le idee poco chiare su come usarle, su quali nuovi progetti includere nel capitolo aggiuntivo.

    Tags: GentiloniPNRRValdis Dombroskis

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