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    Home » Politica Estera » L’Ue saluta la caduta della dittatura in Siria: “Opportunità di libertà e pace”

    L’Ue saluta la caduta della dittatura in Siria: “Opportunità di libertà e pace”

    Mentre i leader Ue si dicono pronti a "collaborare con uno Stato siriano che protegga le minoranze", Trump si sfila. Occhi puntati sulla transizione promessa da Abu Mohammed al-Jolani. Human Rights Watch avverte: "Anche i gruppi armati non statali sono responsabili di crimini di guerra"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    9 Dicembre 2024
    in Politica Estera
    A defaced portrait of ousted Syrian president Bashar al-Assad stands in a ransacked government security facility, in Damascus, on December 8, 2024. (Photo by Rami al SAYED / AFP)

    A defaced portrait of ousted Syrian president Bashar al-Assad stands in a ransacked government security facility, in Damascus, on December 8, 2024. (Photo by Rami al SAYED / AFP)

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    Bruxelles – L’Unione europea sorride alla fine del regime di Bashar al-Assad, rovesciato con un’improvvisa offensiva di dodici giorni da gruppi di ribelli guidati dalla milizia islamista, Hay’at Tahrir al-Sham (HTS). E con una buona dose di ottimismo, i leader delle istituzioni Ue parlano di “un’opportunità di libertà e pace” per la Siria. “Non priva di rischi”, avverte Ursula von der Leyen.

    La clamorosa caduta di Assad e la sua fuga a Mosca, che mette fine ad una dinastia sanguinaria di oltre mezzo secolo, è avvenuta per mano di HTS e da una serie di gruppi armati riuniti sotto il nome di Esercito Nazionale Siriano. Il leader di HTS, Abu Mohammed al-Jolani, ha incaricato l’ex primo ministro Mohammed Ghazi al-Jalali di supervisionare le istituzioni statali e garantire la continuità dei servizi sociali fino alla fine del periodo di transizione. Sulla rete televisiva nazionale, domenica pomeriggio (8 dicembre) un portavoce dei ribelli ha dichiarato: “A coloro che hanno scommesso su di noi e a coloro che non l’hanno fatto, a coloro che un giorno hanno pensato che fossimo distrutti, vi annunciamo la vittoria della grande rivoluzione siriana dopo 13 anni di pazienza e sacrificio”.

    siriani turchia
    Profughi siriani in un campo nel sud della Turchia

    Tredici anni di atroce guerra civile, durante i quali sono state uccise almeno 300 mila persone e 100 mila sono scomparse. Metà del Paese – circa 12 milioni di persone – è stata sfollata dalle proprie case e circa 5,4 milioni hanno cercato rifugio all’estero. La maggior parte nei Paesi vicini, Turchia, Libano e Giordania, ma secondo le stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), i Paesi europei ospitano oltre un milione di richiedenti asilo siriani.

    Anche per questo motivo sulle due sponde dell’Atlantico, le reazioni sono differenti. A Washington, dove il gruppo islamista una volta noto con il nome di Fronte al-Nusra è considerato un’organizzazione terroristica, il presidente uscente Joe Biden ha avvertito che gli Usa “non permetteranno all’Isis di ristabilire le proprie capacità in Siria“. Il suo omologo eletto, Donald Trump, si è sfilato senza tanti giri di parole: “Gli Stati Uniti non dovrebbero avere nulla a che fare con questo. Questa non è la nostra guerra, lasciate che si svolga“, ha dichiarato in un post sul suo account X il prossimo inquilino della Casa Bianca.

    A Bruxelles, la preoccupazione è palpabile e i commenti sono più cauti. I leader Ue provano a lanciare un segnale ad al-Jolani, gli tendono la mano. “L’Europa è pronta a sostenere la salvaguardia dell’unità nazionale e la ricostruzione di uno Stato siriano che protegga tutte le minoranze”, ha affermato Ursula von der Leyen. “L’Ue è pronta a collaborare con il popolo siriano per un futuro migliore”, le ha fatto eco il neo presidente del Consiglio europeo, António Costa. Per Kaja Kallas, subentrata a Josep Borrell nel ruolo di Alto rappresentante Ue per gli Affari Esteri, “la fine della dittatura di Assad è uno sviluppo positivo e atteso da tempo”, che “mostra anche la debolezza dei sostenitori di Assad, Russia e Iran“. In una nota a nome dell’Ue, Kallas ha esortato “tutti gli attori a evitare ulteriori violenze, a garantire la protezione dei civili e a rispettare il diritto internazionale, compreso il diritto umanitario internazionale”.

     

    The cruel Assad dictatorship has collapsed.

    This historic change in the region offers opportunities but is not without risks.

    Europe is ready to support safeguarding national unity and rebuilding a Syrian state that protects all minorities.

    We are engaging with European and…

    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) December 8, 2024

    In un Medio Oriente logorato da tensioni locali e regionali, sui quali il conflitto tra Israele e Hamas ha funzionato come benzina sul fuoco, il timore principale dei Paesi europei è il rischio della ‘cancrenizzazione’ di una catastrofe umanitaria iniziata con l’arrivo del terzo millennio e mai realmente interrotta. Di fronte all’escalation tra Israele ed Hezbollah in Libano e alle potenziali conseguenze sulla gestione dei profughi siriani nel sud del Paese, negli scorsi mesi Bruxelles si era messa al lavoro per ipotizzare una pragmatica revisione della Strategia Ue sulla Siria, con l’obiettivo di creare le condizioni per il “rimpatrio sicuro, volontario e dignitoso” dei rifugiati siriani. Ma senza “legittimare in alcun modo il regime” di Assad.

    Il leader di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), Abu Mohammed al-Jolani, tiene un discorso a Damasco, 8/12/2024 (Photo by Aref TAMMAWI / AFP)

    Il golpe dei ribelli islamisti a Damasco cambia tutto, e i leader europei osservano con attenzione se al-Jolani manterrà le sue promesse di una transizione pacifica. In passato la milizia HTS è stata affiliata ad al-Qaeda, per poi prenderne le distanze nel 2016. È attualmente la fazione ribelle più potente in Siria e – prima dell’offensiva che ha rovesciato Assad – controllava già un vasto territorio nella provincia di Idlib, al confine con la Turchia. Nell’area sono state denunciate gravi violazioni di diritti umani, tra cui le esecuzioni di persone accusate di affiliazione a gruppi rivali e per accuse di blasfemia e adulterio.

    In un comunicato pubblicato nella giornata di ieri, l’ong Human Rights Watch ha ricordato a tutti che “anche i gruppi armati non statali che operano in Siria, tra cui Hay’at Tahrir al Sham e le fazioni dell’Esercito nazionale siriano che hanno lanciato l’offensiva del 27 novembre, sono responsabili di violazioni dei diritti umani e crimini di guerra“. Insomma, non è detto che la Siria del dopo Assad sia il ‘Paese sicuro’ che le capitali europee vorrebbero, in modo da poter facilitare un rientro in patria dei milioni di profughi della guerra civile. Ne è consapevole il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, che in un intervento su France Info ha assicurato che il sostegno della Francia alla transizione politica in Siria “dipenderà dal rispetto dei diritti delle donne, delle minoranze e del diritto internazionale“.

    Sui possibili rientri di profughi siriani che la caduta di Assad potrebbe innescare, il portavoce del Servizio Ue per l’Azione esterna, Anouar El Anouni, ha dichiarato: “Spetterà a ogni individuo e a ogni famiglia decidere cosa desidera fare, tuttavia, per il momento, sosteniamo, in linea con l’Unhcr, che non ci sono le condizioni per rimpatri sicuri, volontari e dignitosi in Siria“.

    Tags: bashar al-assadMedio Orientesiria

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