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    Home » Politica Estera » Georgia, l’Ue studia “ulteriori misure” contro la repressione delle proteste. Ma l’Ungheria avverte: “Porremo il veto”

    Georgia, l’Ue studia “ulteriori misure” contro la repressione delle proteste. Ma l’Ungheria avverte: “Porremo il veto”

    I 27 valuteranno lunedì 16 dicembre eventuali sanzioni contro funzionari georgiani responsabili delle violenze sui manifestanti pro-Ue. Serve l'unanimità, ma "se si presenterà una proposta del genere, l'Ungheria la bloccherà", dichiara il ministro degli Esteri di Budapest

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    11 Dicembre 2024
    in Politica Estera
    Anti-government protesters stage a march in support of detained fellow activists during a tenth consecutive day of mass demonstrations against the government's postponement of European Union accession talks until 2028, in central Tbilisi on December 7, 2024. (Photo by Giorgi ARJEVANIDZE / AFP)

    Anti-government protesters stage a march in support of detained fellow activists during a tenth consecutive day of mass demonstrations against the government's postponement of European Union accession talks until 2028, in central Tbilisi on December 7, 2024. (Photo by Giorgi ARJEVANIDZE / AFP)

    Bruxelles – A Bruxelles, l’alleato forte del partito filo-russo al potere in Georgia, Sogno Georgiano, è l’Ungheria di Viktor Orbán. Mentre per le strade di Tbilisi – ormai al quattordicesimo giorno consecutivo di proteste contro la decisione del governo di sospendere il processo di adesione all’Ue – continuano le violenze delle forze dell’ordine, l’Unione europea avverte che “prenderà in considerazione ulteriori misure” nei confronti dei responsabili dell’arretramento democratico e della repressione. Ma Budapest promette: “Porremo il veto” a eventuali sanzioni a funzionari georgiani.

    La tensione nella Repubblica caucasica è alle stelle da quando, lo scorso 26 ottobre, il partito al governo dal 2012 ha vinto le elezioni, denunciate dagli osservatori locali e internazionali come irregolari e dal capo dello Stato, l’europeista Salomé Zourabichvili, come illegittime. La situazione è precipitata definitivamente due settimane fa, il 28 novembre, a seguito della decisione del primo ministro Irakli Kobakhidze di non inserire nell’agenda governativa la questione dei negoziati per entrare in Ue “prima della fine del 2028”.

    Secondo il bollettino diffuso ieri (10 dicembre) da Transparency International Georgia, in tredici giorni di proteste sono state arrestate 450 persone e più di 300 manifestanti hanno subito violenze e maltrattamenti. Oltre 80 hanno richiesto cure ospedaliere. Sia per le accuse amministrative che per quelle penali, i giudici “prendono le decisioni esclusivamente sulla base delle testimonianze degli agenti di polizia”. Diversi rapporti di organizzazioni internazionali – corredati da materiale audiovisivo – indicano che “gruppi mascherati affiliati al partito Sogno Georgiano sono stati impiegati per attaccare manifestanti e giornalisti”. Dal 28 novembre, sono stati documentati 92 episodi di violenza contro i giornalisti. La scorsa settimana, il Difensore civico della Georgia, Levan Ioseliani, ha accusato la polizia di “usare la violenza contro i cittadini come misura punitiva”, il che “costituisce un atto di tortura”.

    Proteste Georgia
    Fuochi artificiai sparati contro la polizia durante le proteste antigovernative a Tbilisi, il 3 dicembre 2024 (foto: Giorgi Arjevanidze/Afp)

    Denunce prontamente accolte da Bruxelles, che anzi “incoraggia le organizzazioni locali e internazionali e il Difensore civico a continuare a documentare le diffuse violazioni dei diritti umani”: in un comunicato diffuso dalla portavoce del Servizio europeo di Azione esterne (Seae), l’Ue ha accusato la polizia georgiana di aver represso le manifestazioni con “forza brutale e illegale”, attraverso “detenzioni arbitrarie di manifestanti e leader dell’opposizione” e prendendo di mira “specificatamente” lavoratori dei media. Il Seae ha chiesto “l’immediato rilascio di tutte le persone detenute” e di “porre fine alle intimidazioni diffuse, alle persecuzioni politiche, alle torture e ai maltrattamenti di cui sono vittime i cittadini”.

    La ministra degli Esteri georgiana, Maka Botchorishvili, il suo omologo ungherese Péter Szijjártó

    Il Servizio europeo d’Azione esterna ha esortato Sogno georgiano “a smorzare i toni”, e ricordato che è stata “la linea d’azione” del partito di governo a “portare all’arresto de facto del processo di adesione all’Ue”. Ed ora, il “persistente arretramento democratico e i recenti mezzi repressivi utilizzati dalle autorità georgiane hanno conseguenze sulle nostre relazioni bilaterali“. Le “ulteriori misure” da adottare verranno messe sul tavolo dei ministri degli Esteri Ue dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas, all’incontro previsto lunedì 16 dicembre. Due giorni dopo il prossimo appuntamento caldo previsto a Tbilisi, la successione tra Salomé Zourabichvili e il candidato di estrema destra Mikheil Kavelashvili alla guida della Repubblica.

    Un eventuale inserimento di funzionari georgiani nel regime di sanzioni Ue in materia di diritti umani richiederebbe un via libera all’unanimità da parte dei 27. Ma Kallas difficilmente potrà contare su Budapest per richiamare il governo di Tbilisi. A margine di un incontro bilaterale con la ministra degli Esteri georgiana, Maka Botchorishvili, il suo omologo ungherese Péter Szijjártó ha avvertito: “Ci opponiamo all’aggiunta di funzionari georgiani a qualsiasi lista di sanzioni. Se si presenterà una proposta del genere, l’Ungheria la bloccherà, questo è certo”. Il ministro di Orbán ha poi attaccato l’Unione europea, definendo le critiche alla Georgia “ipocrite, stanche e ripugnanti”.

    Tags: adesione ue georgiaGeorgiasanzionisogno georgianoungheria

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