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    Home » Economia » De Guindos: “Più dell’alta inflazione ora preoccupa la bassa crescita”

    De Guindos: “Più dell’alta inflazione ora preoccupa la bassa crescita”

    Il vicepresidente della Banca centrale europea ammette che i rischi per la tenuta economica sono cambiati. Resta il nodo caro-energia, ma il processo disinflattivo è sulla buona strada

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    15 Gennaio 2025
    in Economia, In Evidenza
    Ci sono anche i punti interrogativi circa le relazioni con gli Stati Uniti a incidere sulle prospettive di crescita dell'Ue e della sua eurozona [foto: imagoeconomica]

    Ci sono anche i punti interrogativi circa le relazioni con gli Stati Uniti a incidere sulle prospettive di crescita dell'Ue e della sua eurozona [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – “Il processo di disinflazione è sulla buona strada”, ma solo all’apparenza questa è una buona notizia. Perché, spiega il vicepresidente della Banca centrale europea, Luis De Guindos, per un nodo che si scioglie di nuovi se ne formano. “L’equilibrio dei rischi macroeconomici si è spostato dalle preoccupazioni per l’elevata inflazione alle preoccupazioni per la bassa crescita“, avverte da Madrid, in occasione della 15a edizione dello Spain Investors Day.

    “Le prospettive – spiega De Guindos – sono offuscate da un’incertezza ancora maggiore, causata da potenziali attriti commerciali globali, frammentazione macroeconomica, tensioni geopolitiche e preoccupazioni sulla politica di bilancio nell’area dell’euro”. Il vicepresidente della Bce condivide col pubblico i dati a disposizione dell’Eurotower, tutt’altro che incoraggianti. “Le ultime informazioni suggeriscono che l’economia sta perdendo slancio“, riconosce.

    Nello specifico al momento risulta che la produzione manifatturiera è ancora in contrazione e la crescita nei servizi sta rallentando, per via di prezzi dell’energia ancora elevati. A tal proposito non va dimenticato come la Bce inizia a guardare con rinnovata preoccupazione l’andamento del costo del gas. Ancora, le aziende stanno frenando gli investimenti e le esportazioni rimangono deboli, con alcune industrie europee che lottano per rimanere competitive. Questo il quadro di un andamento economico-produttivo che continua a non sorridere.

    Il vicepresidente della Bce, Luis De Guindos [foto: imagoeconomica]
    Per l’immediato futuro? “A condizione che le tensioni commerciali non aumentino, si prevede che la crescita sarà appena superiore all’1 per cento nel 2025 e salirà leggermente a livelli modesti nel 2026 e nel 2027″, risponde De Guindos. Una performance non delle migliori, che potrebbe anche essere ridotta e convertirsi in bassa crescita.

    Le tensioni commerciali con la Cina, quelle possibili con gli Stati Uniti, il conflitto russo-ucraino, l’instabilità del Medio Oriente, e poi ancora le leggi di bilancio di Austria, Belgio e Spagna ancora da presentare a Bruxelles, rendendo più complicato il coordinamento delle politiche di spesa: questi i fattori al ribasso, spiega De Guindos. Che avverte: “Questo contesto di altissima incertezza potrebbe intaccare la fiducia e frenare la ripresa dei consumi e degli investimenti“.

    Tags: Banca Centrale europeabcecrescitaeurozonaguerra commercialeinflazioneLuis de Guindos

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