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    Home » Politica » Slovacchia, il premier Fico traballa mentre si avvita la crisi politica

    Slovacchia, il premier Fico traballa mentre si avvita la crisi politica

    Si fa sempre più scivolosa la strada per il primo ministro di Bratislava, messo al muro dalle opposizioni per la sua vicinanza sempre più sfacciata a Mosca e alle prese con una maggioranza che sembra essersi già dissolta. Tra mozioni di censura ed elezioni anticipate, il capo del governo tenta la fuga in avanti: "Modifichiamo la Costituzione"

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    28 Gennaio 2025
    in Politica
    Robert Fico

    Il primo ministro slovacco Robert Fico (foto: European Council)

    Bruxelles – Sono giorni convulsi in Slovacchia, dove la presa del primo ministro nazional-populista Robert Fico sul potere viene messa sempre più in discussione. Sia dalla piazza, dove migliaia di cittadini hanno manifestato contro la deriva filorussa del governo, sia dalle stesse forze politiche che compongono la maggioranza, attraversate da fronde e dissidi intestini.

    Il premier ha rilanciato annunciando delle modifiche alla Costituzione che si porrebbero in aperto contrasto con il diritto comunitario, mentre si avvicina la prospettiva delle elezioni anticipate e con esse, potenzialmente, la resa dei conti finale.

    Il fuoco incrociato delle opposizioni…

    Sembra stringersi sempre di più la morsa intorno a Fico, tra i più stretti alleati di Vladimir Putin in Ue insieme all’omologo ungherese Viktor Orbán. Da un lato, a insidiarlo ci sono le opposizioni: quella parlamentare, le cui varie anime sono riuscite a coalizzarsi per tentare di disarcionarlo (in realtà senza riuscirci, perché il voto sulla sfiducia che doveva tenersi la scorsa settimana è saltato), e quella composta dalle sigle della società civile che stanno manifestando per chiedere le dimissioni del capo dell’esecutivo.

    Le principali accuse che le piazze – così come i partiti della minoranza in Aula – rivolgono al primo ministro riguardano l’erosione dello Stato di diritto e delle strutture democratiche in Slovacchia e, soprattutto, del suo allineamento sempre più marcato con il Cremlino, come dimostrato in molteplici occasioni negli ultimi mesi: dalle sue comparsate sui canali della propaganda putiniana alla sua controversa visita pre-natalizia a Mosca, passando per l’indurimento della sua retorica contro l’Ucraina che, a suo dire, starebbe mettendo a repentaglio la sicurezza energetica di Bratislava. Non a caso, lo slogan della protesta antigovernativa che nel weekend è arrivata a lambire una trentina di città recita “la Slovacchia è Europa“, per sottintendere che non è Russia.

    Fico Putin
    Il primo ministro slovacco Robert Fico (sinistra) incontra al Cremlino il presidente russo Vladimir Putin, il 22 dicembre 2024 (foto: Gavriil Grigorov/Afp via Sputnik)

    Tanto è pesante la pressione che il premier sente giungere dalla piazza che la settimana scorsa, dopo aver schivato la mozione di censura della minoranza, ha pubblicamente accusato le decine di migliaia di manifestanti pro-Ue di pianificare un colpo di Stato con l’aiuto di non meglio precisati “esperti stranieri“. I quali, stando alla vulgata della propaganda russa che lo stesso Fico amplifica (come del resto Orbán), sarebbero gli stessi “infiltrati occidentali” responsabili di aver organizzato nel 2014 l’Euromaidan a Kiev, che fu in realtà un sollevamento popolare spontaneo (noto in Ucraina come “rivoluzione della dignità”) contro la deriva filorussa dell’allora presidente Viktor Janukovyč, poi fuggito e rifugiatosi (guarda caso) proprio a Mosca.

    …e della maggioranza

    Dall’altro lato, è la stessa maggioranza che sostiene il governo guidato dallo Smer (il partito sedicente progressista di Fico, sospeso dai Socialisti europei nell’ottobre 2023) a sgretolarsi pezzo dopo pezzo. L’esecutivo di coalizione, i cui partner minori sono l’Sns e lo Hlas-Sd, contava all’avvio della legislatura 79 deputati sui 150 totali della Národná rada, il Parlamento monocamerale di Bratislava. Ma dallo scorso autunno ha iniziato a squagliarsi come neve al sole, dapprima con la defezione di tre eletti nell’Sns e poi, ieri, con il ritiro del supporto da parte di quattro deputati dello Hlas-Sd, due dei quali erano appena stati espulsi dal partito.

    Per il momento, Fico ha rifiutato di rassegnare le dimissioni, sostenendo che se non si risolverà l’impasse in Aula non ci sarà altra soluzione se non richiamare gli elettori alle urne. Era stato peraltro lo stesso premier ad agitare recentemente lo spauracchio del voto anticipato (che sarebbe il secondo in appena un anno e mezzo) di fronte agli alleati di governo, se questi ultimi non fossero riusciti a risolvere i problemi in casa propria. Ora, invece, i problemi pare averceli anche il premier, che potrebbe giocarsi la guida del Paese.

    Plné námestie, silná atmosféra. Je nás veľa, ktorí nedovolíme, aby Robert Fico vytiahol Slovensko preč z EÚ. A spravíme to slušne, v demokratických voľbách. pic.twitter.com/AuEPBpdiOR

    — Michal Šimečka (@MSimecka) January 24, 2025

    “Stiamo assistendo in tempo reale al crollo del quarto governo Fico“, ha commentato il leader di Slovacchia progressista (Ps) Michal Šimečka, intorno al quale sta facendo quadrato l’opposizione parlamentare e che potrebbe essere lo sfidante del premier in un’eventuale elezione. Opposizione che cercherà nuovamente di impallinare il primo ministro il prossimo 4 febbraio, in un secondo voto di censura il cui risultato è difficile prevedere data la delicata matematica dell’Aula.

    L’azzardo sulla Costituzione

    Ma il premier ha rilanciato calciando la palla in tribuna, annunciando per il giorno precedente (3 febbraio) la presentazione di una proposta di modifica della carta fondamentale slovacca, da far discutere all’emiciclo nella sessione di marzo. Fico non ha finora commentato quelle che definisce “gare politiche” tra i suoi alleati, poiché, dice, “la mia partita è cambiare la Costituzione“.

    Fico
    Il primo ministro slovacco Robert Fico (foto: Joe Klamar/Afp)

    Tra le modifiche ventilate dal premier ci sarebbero la definizione del matrimonio come l’unione tra uomo e donna (il che implica il riconoscimento legale di questi due soli generi) e il divieto di adozione di minori da parte di coppie omosessuali. Inoltre, Fico mirerebbe a inserire una clausola per cui gli atti giuridicamente vincolanti emanati dall’Ue vanno disapplicati se “in conflitto” con la Costituzione stessa.

    Quest’ultimo emendamento configurerebbe un grave vulnus nei confronti di uno dei princìpi cardine del sistema giuridico su cui regge l’Unione, vale a dire la primazia del diritto comunitario sulle disposizioni nazionali contrastanti in tutti gli Stati membri. Un caso simile era già esploso nel luglio 2021, quando la Corte costituzionale polacca aveva messo in discussione il primato del diritto unionale sulle norme domestiche: la Commissione europea aveva avviato l’ennesima procedura d’infrazione contro Varsavia (il cui governo all’epoca era del PiS) e aveva portato la questione di fronte alla Corte di giustizia dell’Ue nel febbraio 2023.

    Tags: costituzionediritto europeoelezioni anticipateprotesteRobert FicoSlovacchiaSmer

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