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    Home » Politica Estera » I leader Ue confermano il loro impegno sull’Ucraina (di nuovo senza Orbán)

    I leader Ue confermano il loro impegno sull’Ucraina (di nuovo senza Orbán)

    In quello che sembra sempre più un nuovo standard, le conclusioni del vertice sul sostegno a Kiev sono state incluse in un documento a parte per aggirare l’opposizione di Budapest. Le cancellerie continuano a chiedere un posto al tavolo dei negoziati e ventilano nuove sanzioni contro Mosca

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    20 Marzo 2025
    in Politica Estera
    Volodymyr Zelensky

    Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (foto: European Council)

    Bruxelles – Sembrano finiti i giorni in cui i leader dell’Ue cercavano di mantenere l’unità tra le 27 cancellerie. L’Europa a geometria variabile è già qui, con l’esclusione di fatto sistematica dell’Ungheria di Viktor Orbán. Come accaduto al vertice straordinario di due settimane fa, anche stavolta i capi di Stato e di governo hanno adottato le loro conclusioni sull’Ucraina aggirando l’opposizione del premier magiaro, mettendolo – o meglio lasciandolo – all’angolo.

    Niente di nuovo né nel metodo né nel merito. Nel metodo, appunto, si registra di nuovo il ricorso all’approccio sperimentato dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, per raggiungere un consenso a 26 laddove non si riesca ad ottenere l’unanimità (richiesta per le decisioni formali di politica estera). Detto, fatto. Per la seconda volta di fila, anziché essere inserite nel testo finale delle conclusioni del summit, le determinazioni dei leader riguardo al conflitto nell’ex repubblica sovietica sono state inserite in un documento separato, firmato da tutti meno che dal primo ministro ungherese. “Divergenza strategica“, la formula utilizzata a Budapest e a Bruxelles per giustificare la nuova dinamica.

    Viktor Orbán Kaja Kallas
    Il primo ministro ungherese Viktor Orbán e l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas (foto: European Council)

    Nel merito, la sessione durata un paio d’ore ha prodotto risultati sostanzialmente identici a quelli del vertice straordinario dello scorso 6 marzo. Si riafferma il “continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale”, si ribadisce l’approccio di “pace attraverso la forza“, si ripete l’impegno “a fornire ulteriore supporto completo all’Ucraina e al suo popolo”, inclusa la fornitura di nuovi e consistenti aiuti finanziari e militari.

    E, naturalmente, il sostegno a “una pace globale, giusta e duratura” che sia “accompagnata da solide e credibili garanzie di sicurezza“, per monitorare la quale è benvenuto il contributo della cosiddetta coalizione dei volenterosi a egida franco-britannica (i cui capi di Stato maggiore si stanno riunendo proprio in queste ore a Londra). Infine, i leader hanno “sottolineato la necessità di accelerare i negoziati di adesione” dell’Ucraina al club a dodici stelle.

    C’è poi un passaggio sui colloqui in corso per giungere ad una tregua dei combattimenti. I leader dei Ventisette accolgono “con favore” la dichiarazione congiunta siglata da Ucraina e Stati Uniti dopo l’incontro di Gedda dello scorso 11 marzo, “comprese le proposte per un accordo di cessate il fuoco, gli sforzi umanitari” e soprattutto “la ripresa della condivisione di intelligence e dell’assistenza” da parte degli Usa. In altre parole, c’è sollievo a Bruxelles per il riavvio dei rapporti tra Kiev e Washington (e soprattutto degli aiuti militari) dopo l’epilogo burrascoso del bilaterale alla Casa Bianca di fine febbraio.

    Volodymyr Zelensky Donald Trump
    Il presidente statunitense Donald Trump (destra) accoglie l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky nello Studio ovale, il 28 febbraio 2025 (foto via Imagoeconomica)

    Ma l’entusiasmo delle cancellerie si ferma qui. Secondo fonti diplomatiche comunitarie, l’opinione condivisa al tavolo è che “al momento non sono in corso veri negoziati” tra Washington, Mosca e Kiev. Sembra che i Ventisei siano quantomeno contrariati dalla rapidità con cui si stanno susseguendo i contatti degli ultimi giorni (con Trump incollato al telefono per sentire gli omologhi russo e ucraino), dai quali si sentono esclusi. E infatti, sempre stando ad alti funzionari Ue, i leader si sarebbero “confrontati sui modi migliori per influenzare il processo“.

    Lo stesso Volodymyr Zelensky si è collegato da remoto coi capi di Stato e di governo, ringraziando i partner europei per il loro sostegno e accogliendo positivamente l’impegno a rifornire Kiev con munizioni per l’artiglieria per un valore di 5 miliardi di euro. Che poi è tutto quello che rimane della proposta ambiziosa – forse troppo – avanzata dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, la quale aveva chiesto alle cancellerie uno sforzo dell’ordine dei 40 miliardi.

    Sempre sul tema della sicurezza del Vecchio continente, Zelensky ha descritto il piano ReArm Europe come “molto utile e lungimirante” e ha chiesto ai leader di metterlo in pratica rapidamente. “Sono necessari investimenti nella produzione di armi sia in Ucraina che nei vostri Paesi”, ha osservato. E bisogna arrangiarsi: “Tutto il necessario per difendere il continente dovrebbe essere prodotto qui in Europa“, ha aggiunto.

    Vladimir Putin
    Il presidente russo Vladimir Putin (foto: Maxim Shemetov/Afp)

    Dopo aver confermato che il suo team negoziale sta lavorando per “raggiungere un cessate il fuoco incondizionato e completo sulla terraferma” che vada oltre la tregua temporanea concordata (almeno sulla carta) con Washington e Mosca, il leader ucraino ha ribadito che “Putin deve smetterla di fare richieste inutili che non fanno altro che prolungare la guerra e deve iniziare a mantenere ciò che promette“. Non esattamente quello che si è visto nelle ultime ore.

    Il Consiglio europeo esorta dunque la Russia “a mostrare una reale volontà politica per porre fine alla guerra“. Come? Rendendosi disponibile ad aumentare gli sforzi umanitari, in particolare lo scambio di prigionieri e il rilascio dei civili (e dei bambini) deportati. Nel frattempo, i Ventisei si dicono pronti ad “aumentare la pressione” su Mosca, anche con nuovi pacchetti di sanzioni, come richiesto dallo stesso Zelensky almeno “finché la Russia non inizierà a ritirarsi dal nostro territorio e finché non avrà completamente compensato i danni causati dalla sua aggressione”.

    Tags: aiuti militariantonio costacessate il fuocoguerra ucrainakaja kallasviktor orbanvolodymyr zelensky

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