Bruxelles – Letteralmente è il ‘prestatore di cura’, nella pratica è “la persona che si fa carico della gestione di un soggetto ammalato aiutandolo nelle incombenze quotidiane, spesso chiamato a sostituirsi al medesimo nella cura della persona e nei doveri di tipo amministrativo e burocratico”. La definizione di ‘caregiver’ è questa, e ne parla Cristina Lattanzi nel suo libro autobiografico ‘Verdad e Almas – oltre 10 anni’ (Tau editrice). Disponibile dal 12 maggio e già prenotabile sulle principali piattaforme online (Mondadori, Feltrinelli, Ibs, Tau edizioni, Amazon, Unilibro), il libro accende i riflettori su una questione, quella del caregiver, appunto, molto presente eppur poco affrontata, innanzitutto perché ancora sotto traccia.
All’interno dell’Unione europea ci sono tante mamme, tanti papà, tanti zii e cugini che si occupano di cari che necessitano di cure. Figure non riconosciute dalla legge, non professionisti, persone e personale non medico, e per questo difficile da individuare nell’ambito di prestazioni sanitarie. Quante sono queste persone che ogni giorno dedicano il proprio tempo in assistenza e servizio alla società non è chiaro.
La Commissione europea, in uno studio dedicato pubblicato nel 2021, stimava tra il 12 per cento e il 18 per cento il tasso della popolazione adulta dell’Ue (dai 15 anni in su) che fornisce assistenza informale su base settimanale, pari quindi a un numero variabile tra i i 45,4 e i 68,2 milioni di persone (sulla popolazione adulta del 2021), con una media del 14,4 per cento degli adulti nella fascia di età 18-74, corrispondente a 52 milioni di persone. I dati amministrativi indicano che circa il 90 per cento dell’assistenza informale dura più di tre mesi, quindi la media del 14,4 per cento sovrastima l’assistenza informale a lungo termine di circa l’1,5 per cento dei punti percentuali.
Un quadro chiaro non c’è, in sostanza, anche e soprattutto per un un ambito dove le competenze sono squisitamente nazionali. Sanità e salute ricadono nelle prerogative proprie dei singoli Stati membri. I numeri a disposizione sono comunque sufficienti a dare le dimensione di un problema a cui, a fatica, si lavora.
La Commissione europea, prova non solo a fare un censimento ma anche un profilo completo delle persone che offrono assistenza, e la conclusione a cui si riesce a giungere è che “circa il 60 per cento dei caregiver informali sono donne“, circa due individui su tre lavorano (64 per cento delle persone in età lavorativa) e devono quindi conciliare professione e cura, e per questo “i caregiver informali che oltretutto sono impiegati hanno maggiori probabilità di lavorare part-time”. Ancora, i caregiver informali “hanno maggiori probabilità di vivere in nuclei familiari composti da una sola persona nell’Europa settentrionale e centrale, nonché in Italia”.
L’Unione europea sta provando a muoversi, nonostante le poche prerogative in materia. La direttiva su equilibrio tra attività professionale e vita familiare del settembre 2019 riconosce agli Stati membri la facoltà di concedere cinque giorni di congedo l’anno in più a quanto già eventualmente previsto a livello nazionale. Inoltre il 7 settembre 2022 la Commissione Ue ha varato una apposita strategia di assistenza per i caregiver e i fruitori dell’assistenza (Care Strategy for caregivers and care receivers).

Con l’apposita strategia si invitano i governi a varare piani d’azione nazionali per rendere più disponibile e accessibile economicamente assistenza a lungo termine (a domicilio e residenziale), in città come in aree remote. Si invita inoltra a fornire ai caregivers informali formazione, consulenza, sostegno psicologico e finanziario, con un uso dei fondi Ue utile al supporto finanziario. Si esorta infine a ratificare la Convenzione Ilo sui lavoratori domestici del 2011, così da permettere ai caregivers di uscire dall’ombra ed essere riconosciuti, per il lavoro che svolgono e per la natura usurante e logorante.
“Il caregiver perde automaticamente il concetto di benessere dal momento in cui si ritrova catapultato in un’altra dimensione dove regna lo sconforto, la stanchezza, lo stress, l’ansia e la paura”, avverte Cristina Lattanzi nel suo libro, in cui viene posto l’accento su “lo stato di sfinimento, di frustrazione, di impotenza, di inadeguatezza, di prostrazione, di sofferenza e di stress di un caregiver”.
Un elemento, quello della salute fisica e ancor più psichica, al centro dell’opinione del Comitato economico e sociale europeo dell’8 luglio 2024. Qui si invita a correre ai ripari per aiutare uomini e donne d’Europa con azioni mirate che si renderanno sempre più necessarie visto che, sottolinea sempre il Cese, “l’80 per cento dell’assistenza a lungo termine in Europa è fornita da caregiver informali, che sono per lo più familiari della persona bisognosa di cure”. Esattamente la storia che Cristina Lattanzi, con la sua, di storia, porta all’attenzione del pubblico.
![ASSISTENZA MALATI Assistenza ad un malato da parte di un caregiver domiciliare [foto: Carlo Carino per imagoeconomica, tramite AI]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/05/Imagoeconomica_2148341-750x375.jpg)









