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    Home » Salute » ‘Verdad e Almas – oltre 10 anni’, il libro che ripropone la questione mai davvero affrontata dei caregiver nell’Ue

    ‘Verdad e Almas – oltre 10 anni’, il libro che ripropone la questione mai davvero affrontata dei caregiver nell’Ue

    Dal 12 maggio la storia autobiografica di Cristina Lattanzi che include nel dramma il problema di figure molte presenti e poco riconosciute

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    5 Maggio 2025
    in Salute, Cultura
    ASSISTENZA MALATI Assistenza ad un malato da parte di un caregiver domiciliare [foto: Carlo Carino per imagoeconomica, tramite AI]

    ASSISTENZA MALATI Assistenza ad un malato da parte di un caregiver domiciliare [foto: Carlo Carino per imagoeconomica, tramite AI]

    Bruxelles – Letteralmente è il ‘prestatore di cura’, nella pratica è “la persona che si fa carico della gestione di un soggetto ammalato aiutandolo nelle incombenze quotidiane, spesso chiamato a sostituirsi al medesimo nella cura della persona e nei doveri di tipo amministrativo e burocratico”. La definizione di ‘caregiver’ è questa, e ne parla Cristina Lattanzi nel suo libro autobiografico ‘Verdad e Almas – oltre 10 anni’ (Tau editrice). Disponibile dal 12 maggio e già prenotabile sulle principali piattaforme online (Mondadori, Feltrinelli, Ibs, Tau edizioni, Amazon, Unilibro), il libro accende i riflettori su una questione, quella del caregiver, appunto, molto presente eppur poco affrontata, innanzitutto perché ancora sotto traccia.

    All’interno dell’Unione europea ci sono tante mamme, tanti papà, tanti zii e cugini che si occupano di cari che necessitano di cure. Figure non riconosciute dalla legge, non professionisti, persone e personale non medico, e per questo difficile da individuare nell’ambito di prestazioni sanitarie. Quante sono queste persone che ogni giorno dedicano il proprio tempo in assistenza e servizio alla società non è chiaro.

    La Commissione europea, in uno studio dedicato pubblicato nel 2021, stimava tra il 12 per cento e il 18 per cento il tasso della popolazione adulta dell’Ue (dai 15 anni in su) che fornisce assistenza informale su base settimanale, pari quindi a un numero variabile tra i i 45,4 e i 68,2 milioni di persone (sulla popolazione adulta del 2021), con una media del 14,4 per cento degli adulti nella fascia di età 18-74, corrispondente a 52 milioni di persone. I dati amministrativi indicano che circa il 90 per cento dell’assistenza informale dura più di tre mesi, quindi la media del 14,4 per cento sovrastima l’assistenza informale a lungo termine di circa l’1,5 per cento dei punti percentuali.

    Un quadro chiaro non c’è, in sostanza, anche e soprattutto per un un ambito dove le competenze sono squisitamente nazionali. Sanità e salute ricadono nelle prerogative proprie dei singoli Stati membri. I numeri a disposizione sono comunque sufficienti a dare le dimensione di un problema a cui, a fatica, si lavora.

    La Commissione europea, prova non solo a fare un censimento ma anche un profilo completo delle persone che offrono assistenza, e la conclusione a cui si riesce a giungere è che “circa il 60 per cento dei caregiver informali sono donne“, circa due individui su tre lavorano (64 per cento delle persone in età lavorativa) e devono quindi conciliare professione e cura, e per questo “i caregiver informali che oltretutto sono impiegati hanno maggiori probabilità di lavorare part-time”. Ancora, i caregiver informali “hanno maggiori probabilità di vivere in nuclei familiari composti da una sola persona nell’Europa settentrionale e centrale, nonché in Italia”.

    L’Unione europea sta provando a muoversi, nonostante le poche prerogative in materia. La direttiva su equilibrio tra attività professionale e vita familiare del settembre 2019 riconosce agli Stati membri la facoltà di concedere cinque giorni di congedo l’anno in più a quanto già eventualmente previsto a livello nazionale. Inoltre il 7 settembre 2022 la Commissione Ue ha varato una apposita strategia di assistenza per i caregiver e i fruitori dell’assistenza (Care Strategy for caregivers and care receivers).

    Badante, assistente familiare, caregiver [foto: imagoeconomica, via AI]

    Con l’apposita strategia si invitano i governi a varare piani d’azione nazionali per rendere più disponibile e accessibile economicamente assistenza a lungo termine (a domicilio e residenziale), in città come in aree remote. Si invita inoltra a fornire ai caregivers informali formazione, consulenza, sostegno psicologico e finanziario, con un uso dei fondi Ue utile al supporto finanziario. Si esorta infine a ratificare la Convenzione Ilo sui lavoratori domestici del 2011, così da permettere ai caregivers di uscire dall’ombra ed essere riconosciuti, per il lavoro che svolgono e per la natura usurante e logorante.

    “Il caregiver perde automaticamente il concetto di benessere dal momento in cui si ritrova catapultato in un’altra dimensione dove regna lo sconforto, la stanchezza, lo stress, l’ansia e la paura”, avverte Cristina Lattanzi nel suo libro, in cui viene posto l’accento su “lo stato di sfinimento, di frustrazione, di impotenza, di inadeguatezza, di prostrazione, di sofferenza e di stress di un caregiver”.

    Un elemento, quello della salute fisica e ancor più psichica, al centro dell’opinione del Comitato economico e sociale europeo dell’8 luglio 2024. Qui si invita a correre ai ripari per aiutare uomini e donne d’Europa con azioni mirate che si renderanno sempre più necessarie visto che, sottolinea sempre il Cese, “l’80 per cento dell’assistenza a lungo termine in Europa è fornita da caregiver informali, che sono per lo più familiari della persona bisognosa di cure”. Esattamente la storia che Cristina Lattanzi, con la sua, di storia, porta all’attenzione del pubblico.

    Tags: assistenza sanitaria informalecaregivercesecomitato economico e sociale europeocommissione europeadisabilitàsanitàsocietàue

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