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    Home » Economia » I dazi di Trump si abbattono sulla crescita dell’eurozona: -0,4 per cento nel 2025

    I dazi di Trump si abbattono sulla crescita dell’eurozona: -0,4 per cento nel 2025

    Le previsioni economiche di primavera basate sull'assunto di tariffe al 10 per cento su tutto l'export Ue. Impossibile calcolare le spese per la difesa, inflazione attesa in calo. Germania in stagnazione

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Maggio 2025
    in Economia
    [foto: imagoeconomica]

    [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – I dazi statunitensi, la guerra russo-ucraina che va avanti, le tensioni in Medio Oriente. I venti globali che soffiano sull’Unione europea e la sua eurozona sono di quelli che portano dubbi, incertezze e rischi al ribasso, e così la Commissione europea nelle previsioni economiche di primavera taglia le stima di crescita: nel 2025 espansione dell’area euro dello 0,9 per cento e nel 2026 dell’1,4 per cento. Nelle previsioni di novembre gli indici erano rispettivamente 1,3 per cento e 1,6 per cento.

    Analoghe le revisioni per il Prodotto interno lordo dell’Ue nel suo complesso. Ora Bruxelles vede un’espansione del Pil dell’1,1 per cento (e non più 1,5 per cento) e nel 2026 crescita dell’1,5 percento (anziché 1,8 per cento). Crescita dell’Unione europea sforbiciata dunque di 0,4 punti percentuali per il prossimo anno e di 0,3 punti percentuali.

    Spaventano i dazi di Trump

    Non è una novità, ma i dazi minacciati dall’amministrazione di Donald Trump lasciano l’Ue con il fiato sospeso e non possono lasciare gli addetti ai lavori indifferenti. Pur con gli ottimismi del caso e gli auspici che alla fine un accordo con Washington si troverà, “le previsioni di primavera si basano su alcune ipotesi sui dazi commerciali“, ammettono i servizi della Commissione europea nel documento. Si ragiona dunque come se le misure restrittive fossero già in vigore, nello specifico quelle del 10 per cento alle importazioni Usa di beni Ue. 

    “Le prospettive di crescita sono state riviste significativamente al ribasso”, recita la nota di accompagnamento delle previsioni. “Ciò è dovuto in gran parte all’indebolimento delle prospettive commerciali globali e alla maggiore incertezza delle politiche commerciali”. Di conseguenza si prevedono meno esportazioni, con le ricadute negative del caso.

    Pesa anche l’indebolimento globale. Eurozona, Germania in stagnazione

    Sull’immediato futuro dell’Ue pesa anche il contesto commerciale del resto del mondo. La crescita globale al di fuori dell’Ue è ora prevista al 3,2 per cento sia per il 2025 che per il 2026, in calo rispetto al tasso del 3,6 per cento previsto nell’autunno 2024. Questa revisione al ribasso “riflette in gran parte un indebolimento delle prospettive sia per gli Stati Uniti che per la Cina”, specificano i tecnici dell’esecutivo comunitario, per i quali il rallentamento del commercio globale è ancora più marcato.

    Per l’Ue in quanto tale un problema è rappresentato dalla forte frenata tedesca. Per quanto la crescita è attesa moderata e l’esecutivo comunitario prevede che nel 2025 la maggior parte degli Stati membri tornerà a crescere, l’Austria (-0,3 per cento) dovrebbe registrare una contrazione e la Germania una stagnazione (0 per cento) dopo una lieve recessione (-0,2 per cento) al termine del 2024. La difficoltà della principale economia europea rappresenta un fattore di indebolimento per gli altri.

    Dubbi sulla spesa per la difesa

    La Commissione europea non ha dubbi che la difesa sia diventata una nuova priorità, ma rispetto agli scenari di previsione basati su scenari di dazi non si riesce a fare un calcolo di come e quanto l’aumento di spesa pubblica può modificare lo stato di salute delle finanze pubbliche. Molti Stati membri hanno già chiesto di poter sospendere il patto di stabilità interno per poter finanziare il settore delle difesa, ma “i loro piani di spesa per la difesa sono rimasti insufficientemente dettagliati per essere inclusi nel quadro di riferimento”, ammette il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis. “Lo stesso vale per la Germania”.

    Inflazione, buone notizie

    Lo scenario è dunque pieno di incertezze e le difficoltà del caso. Anche perché, ammette Dombrovskis, “non è facile” prevedere con esattezza ciò che potrà accadere nel dettaglio. Un riferimento alle mosse politiche del presidente Usa, Donald Trump, ma non solo. In questo quadro notizie incoraggianti arrivano dall’andamento dell’inflazione. Grazie ad un apprezzamento dell’euro e una riduzione dei costi dell’energia, il tasso dovrebbe attestarsi, nell’eurozona, al 2,4 per cento alla fine di quest’anno, al 2,1 per cento nel 2025, per scendere all’1,8 per cento nel 2026.

    Tags: dazidifesadonald trumpeurozonagermaniaprevisioni economicheue

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