Bruxelles – Italia, niente provvedimenti per i conti pubblici. Per ora. Il Paese è nel gruppo – insieme a Grecia, Paesi Bassi, Slovacchia, Svezia e Ungheria – di quanti “continuano a presentare squilibri” in termini di disavanzi, e “vulnerabilità complessivamente rilevanti”. Tuttavia, “in questa fase non è necessario adottare ulteriori misure nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi” avviata a luglio dello scorso anno. Questo il giudizio della Commissione europea, che grazia il governo Meloni pur mettendolo sotto stretta osservazione. Per evitare la linea dura ed eventuali multe, occorre ora attuare un’agenda di riforme rigorosa, nel rispetto delle raccomandazioni che l’esecutivo comunitario ha stilato per l’Italia.
Per l’Italia si decide in sostanza di tenere la procedura in sospeso, con la Commissione pronta agli interventi del caso se non si corregge ciò che c’è da correggere, che per il Paese signfica conti pubblici da sistemare. “L’obiettivo principale del semestre europeo rimane la sostenibilità di bilancio e la stabilità macroeconomica“, sottolinea il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, nel presentare i contenuti delle relazione redatte nell’ambito del processo di coordinamento delle politiche economiche.
Italia, è procedura per deficit eccessivo. L’Ue: “I conti destano preoccupazione”
Il motivo per non procedere oltre nei confronti dell’Italia sta nelle prospettive di correzione del rapporto deficit/Pil. Il Paese sforerà la soglia del 3 per cento previsto dal patto di stabilità nel 2025 (3,3 per cento), ma tornerà a rispettare le regole di bilancio comuni nel 2026 (2,9 per cento). Ma serviranno anche le riforme, perché, sottolinea Dombrovskis, si rende indispensabile uno “sforzo comune per la competitività”.
Raccomandazioni specifiche, restano valide quelle di sempre
Per l’Italia la competitività passa per il miglioramento e l’ammodernamento del proprio sistema nazionale. La Commissione europea, nelle raccomandazioni specifiche per Paese, torna a chiedere all’Italia riforme finora mai portate a termine e oggetto di richiami di lunga data: aggiornamento del sistema catastale (fermo agli anni Settanta), riforma della giustizia (nella Repubblica troppi avvocati e troppi pochi giudici), riforma ed efficientamento della pubblica amministrazione, promozione alla parità di genere nel mondo del lavoro, taglio del cuneo fiscale sul lavoro, favorire maggiore e migliore concorrenza.
Tasse, un nodo da sciogliere
Sul fronte fiscale l’Italia sembra ferma. La Commissione europea torna a chiedere un’azione decisa contro l’evasione, che “rimane elevata” e che implica anche “lotta al lavoro nero”. Non solo: quelle che si fanno pagare non sempre hanno una funzionalità diversa da quella contabile. E’ il caso delle tasse sull’energia, che in Italia “non sono disegnate per incoraggiare la transizione verso tecnologie pulite“. In tal senso Bruxelles invita l’Italia ad “accelerare” la transizione, in particolare con più elettrico da fonti rinnovabili, a cui si aggiunge l’invito a lavorare per limitare i rischi legati ai cambiamenti climatici, incluso quello della mancanza d’acqua.
Più in generale, i regimi speciali e l’ampia gamma di agevolazioni fiscali, inclusa l’imposta sul valore aggiunto, rendono il sistema fiscale estremamente complesso ed erodono la base imponibile, con conseguente significativa perdita di gettito. Spostare l’attuale elevato carico fiscale sul lavoro verso altre fonti di gettito sottoutilizzate e meno dannose per la crescita contribuirebbe ad aumentare il potenziale economico dell’Italia.

Servono politiche per la famiglia
Avanti con Pnrr e coesione
Per l’Italia, oggi più che mai, resta valido l’invito ad accelerare l’attuazione del piano nazionale per la ripresa (Pnrr), incluso il capitolo specifico di RepowerEu, come già enfatizzato due anni fa. Solo che adesso l’esigenza si rende ancor più pressante per via di un 2026, termine ultimo per poter utilizzare i fondi del Recovery Fund, sempre più dietro l’angolo. Inoltre si invita a fare pieno uso dei fondi strutturali messi a disposizione delle politiche di coesione.
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