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    Home » Cultura » Occupazione culturale e divario di genere: l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

    Occupazione culturale e divario di genere: l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

    In Ue il gender gap medio sul lavoro diminuisce, ma alcuni stati membri non fanno abbastanza. Sia in partecipazione che in differenza salariale

    Francesco Ettore Tito di Francesco Ettore Tito
    8 Luglio 2025
    in Cultura, Diritti

    Strasburgo – Negli ultimi nove anni, l’Unione Europea ha compiuto progressi significativi nel ridurre il divario di genere nell’occupazione nel settore della cultura, avvicinando uomini e donne a una quasi parità di presenza nel settore. Secondo i dati pubblicati da Eurostat l’8 luglio 2025, la differenza tra i generi è passata dal 6,4% registrato nel 2015 (quando il 53,2% degli occupati nel settore culturale erano uomini e il 46,8% donne) a uno scarto minimo dello 0,8% nel 2024. Oggi gli uomini rappresentano il 50,4% dell’occupazione culturale e le donne il 49,6%, un traguardo che testimonia un cambiamento strutturale importante in molti Paesi membri.

    Tuttavia, il quadro italiano si distingue in negativo. L’Italia figura con la Spagna tra le due nazioni dove la disparità rimane più marcata: nel 2024, gli uomini superano le donne nell’occupazione culturale di circa 10 punti percentuali. Questo dato risulta sensibilmente peggiore rispetto alla media europea e conferma una tendenza che, nel nostro Paese, fatica a invertirsi.

    Il divario non si limita alla semplice partecipazione al mondo del lavoro, ma si riflette anche nelle retribuzioni. L’indagine quadriennale sulla struttura degli utili (SES) ha rilevato che, nel 2022, il 16,1% delle donne impiegate in attività culturali selezionate percepiva un salario basso (definito come pari o inferiore ai due terzi del guadagno orario lordo medio nazionale) a fronte dell’11,2% degli uomini. Una disparità salariale che denuncia un problema di equità retributiva ancora radicato, nonostante l’apparente equilibrio numerico che si registra in diversi Stati europei.

    Il rapporto Eurostat mette anche in evidenza come, nonostante l’andamento positivo a livello europeo, le differenze tra Paesi restino marcate. La distanza di dieci punti percentuali che separa uomini e donne in Italia è una delle più alte dell’Unione, segno di un divario strutturale che non riguarda solo la partecipazione, ma anche la distribuzione delle opportunità lavorative sul territorio (Eurostat, luglio 2025).

    Il rapporto evidenzia inoltre un divario di genere variabile tra i diversi Paesi membri. In sedici Stati dell’Unione, la presenza femminile nell’occupazione culturale ha ormai superato quella maschile: i casi più significativi sono la Lettonia, dove le donne occupano il 32,6% di posizioni in più rispetto agli uomini, e l’Estonia con un divario positivo del 24,2%.

    Alla luce di questi dati, l’Italia si trova davanti alla sfida di promuovere politiche più incisive per sostenere l’occupazione culturale femminile, ridurre la precarietà e garantire retribuzioni più eque. Un impegno che appare sempre più necessario per allinearsi agli obiettivi europei di inclusione e pari opportunità, e per non restare indietro rispetto ai progressi compiuti da gran parte degli altri Paesi membri.

    Tags: culturadonneeurostatgender gapitalialavoroue

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