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    Home » Politica » ‘No’ alla sfiducia: l’Europarlamento manda avanti von der Leyen. Ora spetta a lei decidere come

    ‘No’ alla sfiducia: l’Europarlamento manda avanti von der Leyen. Ora spetta a lei decidere come

    Come anticipato l'Aula respinge la mozione di censura contro la Commissione europea, che non per questo esce rafforzata. In 167 disertano il voto. Socialisti, liberali e Verdi pretendono un cambio di rotta.

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    10 Luglio 2025
    in Politica
    Ursula von der Leyen

    La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (foto: Nicolas Tucat/Afp)

    Bruxelles – Nessuna spallata a Ursula von der Leyen e alla sua Commissione europea. Come da anticipazioni l’esecutivo comunitario incassa la fiducia dell’Aula del Parlamento europeo, e la legislatura europea può continuare. Non senza scossoni, però. Perché nel giorno in cui si respinge la mozione di censura, von der Leyen invece di ritrovare sostegno e alleati, inizia a perdere l’uno e gli altri.

    Il grande paradosso sta nella discrepanza tra numeri e posizioni. Le cifre dicono che la Commissione europea esce addirittura rafforzata, le spiegazioni di voto invece dicono l’esatto contrario. L’Aula boccia con mozione di censura con 360 voti contrari, 175 a favore e 18 astensioni. La differenza tra sostenitori è oppositori è di 185 voti. A inizio legislatura la Commissione nel suo complesso aveva raccolto 370 voti a favore, 282 contrari e 36 astenuti, saldo positivo tra sostenitori e oppositori di 88 voti. Rispetto a un anno fa questa Commissione acquista quasi 100 voti a favore in più, ma non è tutto oro ciò che luccica.

    Rispetto a un anno fa hanno votato 135 europarlamentari in meno, e dal computo totale dei seggi (720) mancano al voto che salva Commissione e legislatura europea 167 deputati. Persone che non si sono presentate in Aula o che erano presenti ma hanno preferito non votare. Un segnale, tutto politico, di presa di distanze dall’esecutivo comunitario per una politica e per scelte non condivise. Guardando ai voti mancanti è facile risalire a chi ‘scarica’ von der Leyen: disertano il voto 33 socialisti, 12 liberali, 16 verdi, e persino 18 popolari.

    Snobba anche il voto la sinistra radicale, ma che 32 eurodeputati del gruppo de laSinistra si sfilino non sorprende, visto il gruppo in questione ha sempre dichiarato poco apprezzamento per la presidente della Commissione Ue, e ha praticamente votato sempre contro di essa. Si distingue la delegazione del Movimento 5 Stelle, che invece partecipa e vota la sfiducia.

    Il dato politico per von der Leyen è però un altro: perde pezzi di quella che da patto post-elettorale sarebbe la sua coalizione europea di governo, e oltretutto il sostegno del partito della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Nella lista di chi non partecipa al voto figurano anche i 24 esponenti di Fratelli d’Italia, che hanno perso l’occasione di votare contro la mozione di sfiducia e confermare gli impegni della premier. Del resto, i 24 voti di fiducia non avrebbero mai compensato i 39 voti di sfiducia espressi invece dai colleghi del gruppo Ecr.

    L’Aula mette alle corde il Ppe, che mette all’angolo von der Leyen

    “Né con la destra né con von der Leyen“, il commento di Cecilia Strada, europarlamentare del Pd che dichiara di essere tra quanti hanno disertato il voto. Scelta personale, ma non certo isolata all’interno di un gruppo comunque sempre più stufo di von der Leyen e del suo partito, il Ppe. “La Commissione di Ursula von der Leyen si è fatta eleggere con i voti della sinistra, ma sta lavorando con la destra per fare cose di destra”, lamenta dopo il voto. E sottolinea: “Da troppo tempo la Commissione Von der Leyen tradisce sistematicamente il mandato con cui è entrata in carica un anno fa“.

    La presidente dei socialisti, Iratxe Garcia Perez, attende von der Leyen al varco e detta l’agenda: “Il discorso sullo Stato dell’Unione sarà un punto di svolta”, mette in chiaro. E’ qui, a settembre, che “avremo bisogno di chiari segnali di impegno, e non di un segnale qualsiasi”. In quanto socialisti “vogliamo un impegno concreto verso le nostre priorità, le stesse che von der Leyen si è impegnata a rispettare un anno fa: economia integrata, crescita sociale, giustizia sociale e transizione verde. E avremo bisogno di una vera piattaforma” politica.

    Anche i liberali fanno capire di attendersi qualcosa in cambio. “Per troppo tempo Ursula von der Leyen ha cercato una maggioranza a geometria variabile, sacrificando chiarezza politica e coerenza europeista”, critica Sandro Gozi (Re), che mette in chiaro: “Il nostro ‘no’ alla mozione oggi non è un ‘sì’ automatico alla Commissione“. Per cui da questo momento “Von der Leyen deve scegliere: o un’Europa forte e credibile, o i giochi di palazzo”.

    I toni dei Verdi possono apparire diversi, ma i contenuti non cambiano: “Il nostro voto di oggi non costituisce un’approvazione della direzione intrapresa dalla Commissione“, chiarisce il co-presidente dei Green, Bas Eickhut. “Il Ppe sta cercando disperatamente di compiacere i suoi amici di estrema destra e la Commissione sta abboccando all’amo. È ora – ammonisce – che la Commissione smetta di cadere nei meschini giochi politici di Manfred Weber”.

    Tags: alleanzealleanze parlamento uecensuralegislatura europeasessione plenariaueursula von der leyenvoto di sfiducia

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