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    Home » Difesa e Sicurezza » Difesa, 18 Stati membri hanno già richiesto prestiti Ue dal fondo Safe

    Difesa, 18 Stati membri hanno già richiesto prestiti Ue dal fondo Safe

    Riscuote successo lo strumento per gli appalti congiunti, introdotto dal piano ReArm Europe di von der Leyen. I governi nazionali hanno tempo fino al 30 novembre per fare domanda di accesso ai 150 miliardi messi sul piatto dalla Commissione

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    30 Luglio 2025
    in Difesa e Sicurezza
    Difesa Esercito UE

    Foto: European Defence Agency

    Bruxelles – In tempi di riarmo continentale, le cancellerie dei Ventisette si muovono in ordine sparso. Ma i 150 miliardi di prestiti resi disponibili da Ursula von der Leyen fanno gola. Si allunga così a 18 la lista degli Stati membri che hanno chiesto l’accesso al fondo Safe. Tra loro c’è anche l’Italia.

    Allo scoccare della mezzanotte tra ieri (29 luglio) e oggi è scaduta la deadline che l’esecutivo comunitario aveva fissato per presentare le manifestazioni preliminari di interesse all’utilizzo del maxi fondo Safe (acronimo di Security action for Europe), che con una dotazione di 150 miliardi di euro si impone come il primo grande investimento militare europeo volto finanziare appalti congiunti in difesa, cui possono partecipare sia gli Stati membri sia Paesi terzi come Norvegia, Regno Unito, Turchia e Ucraina.

    Ad oggi, sono pervenute 18 richieste di accesso da parte di altrettanti Paesi Ue – Belgio, Bulgaria, Cechia, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Ungheria – per un totale di almeno 127 miliardi. Quella di stanotte, sottolineano comunque i portavoce della Commissione, era una “scadenza morbida“. I governi nazionali che lo volessero possono inoltrare la loro richiesta di prestiti fino al termine formale del 30 novembre 2025.

    Ursula von der Leyen
    La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (foto: Dati Bendo/European Commission)

    Il fondo Safe è uno dei due pilastri del piano ReArm Europe targato Ursula von der Leyen (e sul quale si è recentemente giocata la fiducia dell’Europarlamento). Fa il paio con l’impegno assunto da Bruxelles ad allentare i vincoli comunitari sull’indebitamento in difesa fino all’1,5 per cento del Pil, attivando la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita per mobilitare (nelle speranze del Berlaymont) qualcosa come 650 miliardi di investimenti.

    Due movimenti agli antipodi, quasi schizofrenici: da un lato si incentivano i Ventisette a spendere in autonomia (col rischio di peggiorare ulteriormente gli arcinoti problemi di interoperabilità), dall’altro li si spinge a coordinarsi sul versante degli appalti congiunti.

    Per il commissario alla Difesa e allo spazio Andrius Kubilius, l’interesse dei governi “dimostra l’unità e l’ambizione dell’Ue in materia di sicurezza e difesa” e lo strumento Safe “è un simbolo del nostro impegno collettivo a rafforzare la nostra preparazione” in un tempo di elevatissima volatilità geostrategica.

    Una situazione per cui l’esecutivo a dodici stelle sta considerando la militarizzazione dei confini orientali in chiave anti-russa, obiettivo per cui propone l’impiego di nuove risorse proprie nel prossimo bilancio comunitario 2028-2034, sul quale sono appena partiti negoziati interistituzionali che si annunciano particolarmente complessi.

    Tags: Andrius KubiliusDifesa europeainvestimentirearm europesafeue

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