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    Home » Politica » L’Eurocamera porta in tribunale i governi dei Ventisette sul fondo Safe per la difesa

    L’Eurocamera porta in tribunale i governi dei Ventisette sul fondo Safe per la difesa

    L'Aula di Strasburgo non ci sta ad essere messa da parte e porta fino in fondo le minacce già rivolte ai governi degli Stati membri. La Cgue dovrà ora decidere se annullare il regolamento adottato sulla base dell'articolo 122 del Trattato

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    25 Agosto 2025
    in Politica, Difesa e Sicurezza
    Roberta Metsola

    La presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola (foto: Philippe Stirnweiss/Parlamento europeo)

    Bruxelles – L’Europarlamento tira dritto e porta i governi degli Stati membri in tribunale. Al centro dell’ennesimo scontro frontale tra le istituzioni comunitarie c’è il fondo Safe per il riarmo, finito nel mirino dell’emiciclo per una questione di metodo più che di merito. Secondo i servizi legali dell’Aula, la base giuridica scelta dalla Commissione è inopportuna e mina la legittimità democratica dell’intero processo.

    Toccherà ora ai giudici della Corte di giustizia dell’Ue (Cgue) esprimersi sulla questione sollevata formalmente dall’Eurocamera lo scorso 20 agosto. Come spiegano a Eunews fonti parlamentari, facendo seguito alla raccomandazione della sua commissione giuridica (Juri), l’emiciclo ha chiesto formalmente alla Corte di annullare il regolamento Safe ai sensi dell’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (Tfue), che disciplina il controllo di legittimità degli atti ufficiali adottati dalle istituzioni comunitarie.

    Nell’adire il massimo organo giudiziario dell’Unione, gli eurodeputati si sono scagliati contro il ricorso, da parte dell’esecutivo a dodici stelle, del famigerato articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (Tfue), che tramite una procedura accelerata esclude di fatto l’Aula di Strasburgo dalla procedura di consultazione.

    “L’uso dell’articolo 122 come base giuridica per il regolamento Safe era, secondo il Parlamento, proceduralmente scorretto e superfluo, in quanto compromette la legittimità democratica” dell’intero processo, fanno sapere le stesse fonti. Il ricorso dell’Aula di Strasburgo ha dunque a che fare con la forma più che con la sostanza, e ora la palla è nelle mani della Cgue.

    “Il regolamento Safe gode del pieno sostegno del Parlamento, in quanto è significativo per l’Europa e per l’Ucraina”, si sottolinea. Il ricorso “non ha effetti sospensivi“, ci dicono, e anzi “il Parlamento stesso chiede che, se dovesse essere accolto, Safe dovrebbe restare in vigore fino all’approvazione di un nuovo atto legislativo sostitutivo“.

    Ursula von der Leyen
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (foto: Lukasz Kobus/Commissione europea)

    L’esecutivo comunitario ha sempre difeso la bontà della propria scelta, sostenendo che il ricorso alla clausola d’emergenza è pienamente giustificato in quanto il maxi-fondo da 150 miliardi di euro per i progetti militari congiunti (sia tra gli Stati membri sia tra questi e Paesi terzi come Norvegia, Regno Unito e Ucraina, nel quadro del più ampio piano ReArm Europe) rappresenta una risposta eccezionale a circostanze urgenti.

    Nel mirino dell’Eurocamera è finito il Consiglio, l’altro co-legislatore dell’Unione, perché è stata questa istituzione ad approvare il maxi-fondo targato von der Leyen, col disco verde finale dei governi arrivato lo scorso maggio. La timoniera del Berlaymont aveva annunciato a inizio marzo la sua volontà di attivare l’articolo 122 per accorciare i tempi, ottenendo il placet dei principali gruppi parlamentari.

    Ma la corda era già tesa. Il Parlamento non gradisce di venir messo da parte (neppure per presunte esigenze legate all’urgenza) e l’ha fatto presente a Commissione e Consiglio durante la plenaria quello stesso mese, con un altolà condiviso in maniera trasversale dalle varie forze politiche, incluso lo stesso Partito popolare europeo (Ppe) di cui fa parte von der Leyen.

    La commissione giuridica del Parlamento (Juri) ha formalizzato le rimostranze dell’assemblea in un parere risalente ad aprile. La presidente dell’emiciclo, la popolare Roberta Metsola, ha dunque preso personalmente in mano la questione e, lo scorso giugno, ha minacciato un’azione legale contro i governi dei Ventisette. Ad oggi, sono 18 gli Stati membri ad aver fatto richiesta preliminare di accesso ai 150 miliardi messi a disposizione tramite il Safe. Le cancellerie hanno ancora tempo per esprimere il proprio interesse fino al 30 novembre.

    Tags: consiglio ueparlamento europeorearm europeroberta metsolasafeursula von der leyen

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