Bruxelles – Serbia-UE, rapporti sempre più tesi e l’Europa rischia di allontanarsi sempre di più. Il presidente serbo Aleksandar Vucic e il suo partito progressista (SNS) finiscono nel mirino del Partito popolare europeo, a cui sono associati, che valuta l’eventuale espulsione. “In veste di presidente del PPE avvierò nei prossimi giorni un processo di scrutinio sul partito e l’appartenenza alla famiglia del PPE“, annuncia Manfred Weber, capo del partito popolare, in occasione del briefing con la stampa a margine dei lavori del Parlamento riunito in sessione plenaria.
Il Partito progressista serbo è membro associato del Partito popolare europeo dal 2016, e conta un delegato all’interno dell’assemblea politica del PPE. Ora però, il deterioramento della situazione nel Paese, con proteste di piazza che vanno avanti da dieci mesi e la loro repressione, e bagarre in Parlamento, induce la principale forza politica europea a dover rimettere in discussione la membership del partner serbo.

La situazione in atto in Serbia “sta generando un dibatto all’interno del PPE”, riconosce Weber. “Siamo consapevoli di quello che sta accadendo, non siamo ciechi”, continua per voler assicurare che i popolari non intendono fare finta di niente ma al contrario affrontare la situazione.
Weber non si esprime sulle decisioni che potranno essere prese sulla scia di questo processo di scrutinio nei confronti del partito di Vucic, ma gli scenari non sono molti: confermare SNS quale membro associato e dunque non prendere provvedimenti, optare per l’espulsione o scegliere la via della sospensione come già fatto per Fidesz, il partito del primo ministro ungherese Viktor Orban, nel 2019. La sospensione comporta comunque l’impossibilità di non partecipare ai lavori di partito.










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