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    Home » Politica » Il PPE sospende Orban con effetto immediato, riammissione legata a controlli in Ungheria

    Il PPE sospende Orban con effetto immediato, riammissione legata a controlli in Ungheria

    La decisione accettata dal primo ministro ungherese, che salterà il pre-vertice e non potrà più votare in seno al partito. Però rimane a bordo, pronto per il rientro post-elezioni

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    20 Marzo 2019
    in Politica
    Il primo ministro ungherese e leader di Fidesz, Viktor Orban [foto: archivio]

    Il primo ministro ungherese e leader di Fidesz, Viktor Orban [foto: archivio]

    Bruxelles – Fidesz è sospeso dal Partito popolare europeo (PPE) con effetto immediato e a tempo indeterminato. Il partito del primo ministro ungherse, Viktor Orban, perde dunque tutti i diritti. Pur rimanendo all’interno del centro-destra europeo, non potrà più presiedere alle riunioni, né esprimere un voto sull’agenda politica o, ancora, ottenere e mantenere incarichi e funzioni nel PPE.

    La decisione arriva dopo “un pomeriggio molto intenso e un dibattito non semplice”, riconosce il capogruppo del PPE in Parlamento europeo e candidato alla guida della prossima Commissione UE, Manfred Weber. “Una decisione non semplice, ma necessaria”, la definisce. Rivendica i meriti di un provvedimento storico perché senza precedenti, ma che salva l’immagine del PPE solo in parte.

    Il compromesso Weber
    Le delegazioni dei membri ‘nordici’ del PPE (Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia) avevano chiesto l’espulsione di Fidesz dal PPE. L’Austria aveva presentato la proposta di sospensione non soggetta a monitoraggi, e la presidenza del partito su impulso di Weber ha proposto il compromesso della sospensione soggetta a monitoraggio. Un compromesso accettato anche dagli ungheresi, e alla fine approvato  con 190 voti a favore e 3 contrari.

    Cosa accetta Orban
    Pur di restare nel PPE Orban accetta la condizione del ‘consiglio dei saggi’ incaricato di monitorare i progressi in Ungheria. Per uno che tanto critica la natura ingombrante  dell’Europa non è poco. Accetta i ‘controllori del PPE’ in patria, per verificare che tutti i manifesti anti-Juncker siano ritirati, che le politiche contro l’Università dell’Europa centrale di George Soros “siano chiarite”, che la libertà di espressione sia garantita, che lo Stato di diritto sia rispettato. “Non abbiamo dato garanzie, e non abbiamo ottenuto alcuna garanzia”, dice il leader ungherese al termine dell’assemblea dei popolari. Parole non casuali, quanto il PPE sia sempre più alla mercé di colui che è già stato definito “dittatore” dai colleghi di partito.

    Saranno Herman Van Rompuy (già presidente del Consiglio europeo), Hans-Gert Pottering (già presidente del Parlamento europeo)  e Wolfgang Schussel (già cancelliere austriaco) a monitorare e produrre un rapporto “a tempo debito”. Vuol dire che in pratica Fidesz è sospeso a tempo indeterminato, ma dal PPE fanno sapere che un accordo non scritto prevede che è tutto rimandato a dopo le elezioni europee. “E’ pur sempre una riunione di democrastiani”, scherza un membro italiano. E si sa, a volte scherzando si dicono le verità.

    Un compromesso che non risolve
    Viktor Orban accetta la decisione del PPE perché di fatto costretto. Il documento originale messo sul tavolo parlava di sospensione “volontaria” di Fidesz. Questo avrebbe significato riconoscere di aver sbagliato. E’ sparita la parola “volontaria”, e soprattutto Orban ottiene ‘sconti’ sull’immigrazione, termine che non ricorre da nessuna parte nel documento. Alla fine si dice sorpreso, eppur non si scompone. “Non pensavo di dover conoscere un’esperienza simile, ma in politica ci si sorprende sempre”. Parole che rispondono al canovaccio.

    Il Partito popolare europeo non poteva rimanere a guardare, doveva prendere delle decisioni. Allo stesso tempo doveva evitare strappi e scossoni, anche perché il momento politico non è dei migliori: crisi alla vigilia delle elezioni europee e nel pieno della campagna elettorale è quanto di più nefasto, soprattutto in tempi di sfiducia e scetticismo nei partito tradizionali.

    Dall’altra parte il “bimbo vivace” del PPE, Orban, intenzionato a scalare il partito e per questo motivo per nulla intenzionato a mollarlo. Per un po’ se ne starà tranquillo. Meglio, avrà tempo per riorganizzarsi. Ciò che in molti non sembrano aver capito. Il PPE pensa di aver risolto la questione Orban, ma la verità è che la questione è solo rinviata e il partito rimane ostaggio del suo inquilino ungherese.

    Orban non molla, ed è più forte di un partito in difficoltà
    Orban non parteciperà al pre-vertice del PPE di domani, ma non è fuori dal PPE. E non cambia linea. “In Ungheria non c’è alcuna campagna anti-Juncker, solo una campagna d’informazione sulle intenzioni dell’UE sull’immigrazione”, dice in conferenza stampa, dove risponde anche in inglese per l’occasione. “Senza di noi il PPE si sposterebbe a sinistra”.

    Chi ha partecipato alla riunione a porte chiuse riferisce che Orban ha ripetuto che “il PPE siamo noi”. L’impressione è che sia davvero così, nonostante una decisione senza precedenti che rischia seriamente di non avere seguito. Orban è in una posizione di forza, mentre il resto del partito è sempre più debole, e il leader ungherese lo sa bene. Oltretutto, con l’uscita di scena di Merkel, sarà lui il leader con più esperienza d’Europa sulle spalle. Una cosa che in politica conta.

    “Ero pronto a sbattere la porta, ma la maggior parte dei membri del PPE non voleva che ce ne andassimo via perché sanno che siamo un partito forte”. E’ proprio questo il punto, e Orban non fa nulla per nasconderlo. Anzi. “Siamo il partito più forte, abbiamo vinto quattro elezioni” di fila. “Non è nell’interesse degli altri membri del PPE espellerci, dopo le elezioni vedremo quale sarà la situazione”.

    Tags: Partito popolare europeoppeueviktor orban

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