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    Home » Politica » Elezioni Cechia, lo spettro di Andrej Babiš preoccupa l’Ue (e l’Ucraina)

    Elezioni Cechia, lo spettro di Andrej Babiš preoccupa l’Ue (e l’Ucraina)

    Le urne (aperte venerdì e sabato) potrebbero sancire il ritorno al governo del miliardario nazional-populista alleato di Viktor Orbán, già premier dal 2017 al 2021. Ostile al sostegno occidentale a Kiev, il leader di Ano incrinerebbe ancora di più l'unità dei Ventisette in politica estera

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    1 Ottobre 2025
    in Politica
    Andrej Babis

    L'ex premier ceco e leader di Ano, Andrej Babiš (foto: Michal Cizek/Afp)

    Bruxelles – Gli occhi di tutte le cancellerie Ue saranno fissati sulla Cechia i prossimi 3 e 4 ottobre, per seguire col fiato sospeso le elezioni parlamentari che potrebbero riportare al potere Andrej Babiš, il leader populista ed euroscettico che strizza l’occhio a Viktor Orbán e potrebbe mettere non pochi bastoni nelle ruote della politica estera comunitaria, soprattutto sul dossier ucraino.

    Venerdì e sabato gli elettori cechi saranno chiamati alle urne per rinnovare la Camera dei deputati, l’Aula bassa del legislativo di Praga composta da 200 membri (dove la soglia della maggioranza assoluta è fissata a quota 101) per un altro mandato di quattro anni. La legislatura uscente, la nona, si è formata nell’ottobre 2021 e ha visto la formazione di un governo di coalizione di centro-destra tra l’alleanza tripartitica Spolu (“Insieme”) – guidata dal premier Petr Fiala, alleato di Giorgia Meloni nei Conservatori e riformisti europei (Ecr) – e il partito liberale dei Sindaci e degli indipendenti (Stan).

    Sondaggi alla mano, tuttavia, sembrerebbe imminente il ritorno sulla scena di Andrej Babiš, un miliardario 71enne che, a capo del partito populista di destra Ano (acronimo di “Azione dei cittadini insoddisfatti”), ha già governato il Paese mitteleuropeo dal 2017 al 2021. Babiš, soprannominato “il Trump ceco” per la sua affinità politica col presidente statunitense, si definisce un fervente patriota e critica aspramente gli aiuti europei all’Ucraina contro l’aggressione russa (inclusa la cosiddetta “iniziativa ceca”, con cui Fiala ha assicurato a Kiev oltre 2,5 milioni di proiettili d’artiglieria nell’ultimo anno) nonché il Green deal e le politiche migratorie di Bruxelles.

    Andrej Babis
    L’ex premier ceco e leader di Ano, Andrej Babiš (foto: Benvegnù Guaitoli via Imagoeconomica)

    All’Eurocamera di Strasburgo, Ano condivide con Fidesz (il partito del primo ministro ungherese Viktor Orbán) i banchi dei Patrioti per l’Europa (PfE), il gruppo della destra radicale che ospita, tra gli altri, anche la Lega di Matteo Salvini e il Rassemblement national di Marine Le Pen. L’uomo forte di Budapest ha rinnovato giusto oggi (primo ottobre) da Copenaghen – dove si trova per il doppio summit (Consiglio europeo informale, oggi, e Comunità politica europea, domani) in corso nella capitale danese blindata per timore di attacchi con droni dal cielo – il proprio endorsement per il collega sovranista.

    Stando alle proiezioni, Ano si aggira intorno al 30 per cento dei consensi, staccando di una decina abbondante di punti l’alleanza di Fiala, che si attesta nei pressi del 20 per cento. Il partito di Babiš era arrivato primo anche alle europee del 2024, superando il 26 per cento delle preferenze espresse.

    I temi principali della campagna elettorale sono stati quelli economici, col costo della vita, l’inflazione e i prezzi energetici in cima alla lista degli argomenti prediletti dalle forze politiche. Al contrario delle ricette tipicamente populiste di Ano, Spolu propone di continuare sulla strada dell’austerità già imboccata in questi anni (durante i quali il deficit pubblico di Praga è sceso da 5 a 2 punti di Pil, mentre aumentava parallelamente il discontento nei confronti del governo) e di potenziare le forze armate per proteggere il Paese dall’aggressività russa.

    Ad ogni modo, secondo le rilevazioni nessun partito otterrà da solo la maggioranza assoluta dei seggi nell’emiciclo. All’indomani del voto si aprirà dunque, a prescindere dai risultati delle urne, un capitolo di intensi negoziati per la formazione di un nuovo esecutivo di coalizione.

    Una possibile configurazione potrebbe vedere Ano allearsi con partiti minori come l’ultradestra di Libertà e democrazia diretta (Spd, dato oltre il 12 per cento), il fronte della sinistra radicale e filorussa Stačilo (“Basta”) o il neonato partito degli automobilisti (Auto), compresi tra il 5 e il 7 per cento. Si tratterebbe in ogni caso di combinazioni numericamente instabili, la cui geometria sarebbe probabilmente variabile.

    Petr Fiala
    Il primo ministro ceco Petr Fiala (foto via Imagoeconomica)

    Alternativamente, Spolu potrebbe ritentare la coalizione a tre con Stan e i Pirati, un altro partito centrista ed europeista fuoriuscito dal governo l’anno scorso. Queste due formazioni sono accreditate rispettivamente con l’11 e il 9 per cento dei consensi, e dunque una nuova alleanza tra loro (se i sondaggi verranno confermati) potrebbe avere più chances di ottenere la fiducia dell’Aula.

    Quali che siano gli attori coinvolti nelle future trattative, comunque, un ruolo centrale verrà giocato dal presidente della Repubblica, Petr Pavel, indipendente eletto nel 2023. Il capo dello Stato ha recentemente dichiarato che rifiuterà di accettare la nomina di ministri che sostengano l’uscita del Paese dall’Ue o dalla Nato (una rivendicazione trasversale a diversi partiti sia a destra sia a sinistra), e nemmeno parlamentari con le stesse idee in posizioni chiave relative alla sicurezza o alla politica estera.

    In palio, in effetti, c’è ben più di un semplice governo. Il ritorno al potere di Babiš potrebbe avere implicazioni non indifferenti proprio sul versante della collocazione internazionale di Praga, aprendo ad un potenziale riallineamento geopolitico: più distante da Bruxelles e più vicina a Mosca. Guidata da una coalizione a forte trazione nazional-populista, la Cechia potrebbe unirsi a Ungheria e Slovacchia nell’ostacolare sistematicamente il sostegno alla resistenza ucraina e nel bloccare il percorso di Kiev verso l’adesione al club a dodici stelle.

    Tags: Andrej BabisAnoelezioni Cechia 2025natoPetr FialaSpoluSTANucraina

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