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    Home » Politica » Sébastien Lecornu si è dimesso, il primo ministro francese con il mandato più breve della storia

    Sébastien Lecornu si è dimesso, il primo ministro francese con il mandato più breve della storia

    Nominato solo 27 giorni fa, aveva presentato ieri la squadra di 18 ministri. Di cui due terzi erano uguali al governo precedente

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    6 Ottobre 2025
    in Politica
    Lecornu

    Il discorso delle dimissioni del primo ministro (Photo by Stephane Mahe / POOL / AFP)

    Bruxelles – È durato poco, pochissimo, nulla, il governo del primo ministro francese Sébastien Lecornu. Questa mattina, 6 ottobre, le repentine dimissioni, nonostante la presentazione dei membri dell’esecutivo solamente nella giornata di ieri. “Non c’erano le condizioni per restare primo ministro”, ha dichiarato alla stampa dopo aver rinunciato all’incarico.

    Il macronista ex ministro della Forze Armate, che a settembre era stato nominato dal presidente della Repubblica Emanuel Macron come inquilino di Palazzo Matignon, sembrava aver ottenuto un accordo con altre forze politiche per il suo Governo. L’annuncio dei 18 ministri di ieri era stato accompagnato da un appello al dialogo  “dobbiamo essere negoziatori”, aveva dichiarato Lecornu. Frase che gli si è girata contro, visto le pesanti critiche sulle nomine arrivate da tutto l’arco parlamentare.

    Chiunque sarà il successore del primo ministro con il mandato più breve della storia della Quinta Repubblica – il suo esecutivo è durato 27 giorni -, dovrà trovare una quadra in pochi mesi per presentare una legge di bilancio. Scenario non idilliaco, soprattutto se si tiene conto della situazione economica: l’incertezza politica ha inchiodato, questa mattina, l’indice di borsa parigino CAC intorno al -1,50 per cento.

    Le trattative di Lecornu

    Si era già capito ieri sera che la forzatura di Lecornu non avrebbe pagato. L’ex ministro della Difesa ha presentato una squadra di governo per due terzi simile alla precedente, quella del centrista François Bayrou. La scelta ha mandato su tutte le furie i socialisti, che lo avrebbero dovuto sostenere. Il capogruppo dei deputati del Partito Socialista (PS), Boris Vallaud, aveva dato indicazioni chiare, denunciando l’ostinazione dei macronisti, che “ogni giorno immergono un po’ di più il Paese nel caos”, rendendo nulle le possibilità di un sostegno al governo.

    Toni da guerra annunciata anche dalle frange più estreme dell’Assemblea, dove Jean‑Luc Mélenchon, leader del partito di sinistra La France Insoumise, aveva apostrofato i 18 ministri come “una processione di redivivi”. Marine Le Pen, a destra, responsabile del Rassemblement National, ha invocato lo scioglimento dell’Assemblea nazionale: “Siamo alla fine del cammino. La farsa è durata abbastanza”, chiedendo il ritorno alle urne.

    Macron vs Francia

    La quinta giravolta politica della Francia nell’era Macron II dà il senso del periodo e del calo di sostegno popolare alla causa de ‘Le Président’. Dallo scioglimento dell’Assemblea Nazionale arrivato dopo il grave fallimento alle elezioni europee del 2024, la Francia ha dimenticato cosa significhi stabilità, con cinque governi in tre anni. L’esperienza di Sébastien Lecornu è stata solo l’esempio più tragico del divario insanabile tra i partiti eletti e la leadership dell’Eliseo.

    Le strade che si delineano ora per Macron sono tre: la ricerca della sesta coalizione a lui vicina, il conferimento dell’incarico a un politico a lui più lontano o le dimissioni anticipate che aprirebbero la strada a nuove elezioni. Opzione, quest’ultima, che il presidente della Repubblica ha sempre respinto, dichiarando di voler rimanere al suo posto fino a scadenza nel 2027.

    Tags: assemblea nazionaledimissionielezionifranciaLecornuMacronMarine Le Pen

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