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    Home » Politica Estera » Allargamento, la commissaria Ue Kos: “Si aprano i negoziati con Ucraina e Moldova entro novembre”

    Allargamento, la commissaria Ue Kos: “Si aprano i negoziati con Ucraina e Moldova entro novembre”

    La Commissione europea ha completato lo screening delle legislazioni nazionali di Kiev e Chișinău e raccomanda ai Ventisette di muoversi spediti per aprire tutti i sei cluster negoziali. Il nodo dell'unanimità (e dell'ostruzionismo dell'Ungheria) nel mirino dei vertici Ue

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    20 Ottobre 2025
    in Politica Estera
    Marta Kos

    La commissaria Ue all'Allargamento, Marta Kos (foto: Consiglio europeo)

    Bruxelles – L’Ue potrebbe aprire a breve i negoziati di adesione con Ucraina e Moldova. Ne è convinta Marta Kos, commissaria all’Allargamento nel von der Leyen bis. Parlando oggi (20 ottobre) coi giornalisti in Lussemburgo, dov’era in corso un Consiglio Affari esteri, Kos ha notato che “la Commissione ha completato l’esame di tutta la legislazione” di Kiev e Chișinău e che “entro novembre, il Consiglio avrà la possibilità di avviare tutti e sei i cluster negoziali” con entrambi i Paesi candidati.

    A quel punto, ha specificato la commissaria, “tutto sarà pronto, dopo aver completato questo processo, per accelerare le riforme“. Sono mesi che i vertici comunitari lodano i progressi compiuti da entrambi gli Stati sulla strada dell’adesione al club a dodici stelle. Rimane ancora del lavoro da fare, certo: “Dobbiamo porre rimedio alla corruzione e rafforzare le istituzioni e, soprattutto, lo Stato di diritto“, concede Kos (memore, ad esempio, del passo falso compiuto da Volodymyr Zelensky sulle agenzie anti-corruzione ucraine). Ma la direzione è chiara, così come la rapidità con cui le due cancellerie stanno macinando riforme su riforme – e vincendo elezioni su elezioni – per entrare in Ue il prima possibile.

    Viktor Orbán
    Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (foto: European Council)

    D’altro canto, da questo lato della barricata il problema rimane sempre lo stesso. E ha un nome e un cognome: Viktor Orbán. Da tempo il primo ministro ungherese si è messo di traverso sull’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione, adducendo come giustificazione il timore che Kiev “porterebbe la guerra in Europa” (sic). Per anni, i Ventisette sono rimasti bloccati dall’ostruzionismo di Budapest (che ha trovato una solida sponda a Bratislava e, potenzialmente, una nuova a Praga quando il nazional-populista Andrej Babiš formerà un governo). Essendo le pratiche di Kiev e Chișinău accoppiate informalmente, l’opposizione di Orbán blocca entrambe.

    Ma ora a Bruxelles la musica sembra in procinto di cambiare. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, sta esplorando misure innovative per evitare di ricorrere all’unanimità per l’apertura di ogni cluster negoziale ed aggirare così il veto dell’autoritario premier magiaro. A rigor di trattati, questa opzione non sarebbe prevista. Ma anche al Berlaymont la misura è talmente colma nei confronti di Orbán che la Commissione ha dato di fatto il suo placet a questo escamotage politico-legale dalle implicazioni ancora poco chiare.

    Kos ha confermato che l’esecutivo comunitario sta vagliando “tutte le possibilità” per dare il disco verde all’avvio dei negoziati. Secondo la commissaria, “Ucraina e Moldova hanno dato risultati positivi” e, visto che si dovrebbe trattare di un processo basato sul merito, non c’è motivo per rallentarlo oltre. Del resto, continua, “l’Ungheria non si è opposta al riconoscimento dello status di candidato” a Kiev e dunque, dice, è legittimo aspettarsi che sosterrà anche l’apertura dei cluster. Se Budapest nutre “preoccupazioni riguardo alla minoranza in Ucraina, possiamo affrontare la questione”, aggiunge, sottolineando tuttavia che i rappresentanti della minoranza ungherese nel Paese “non hanno espresso nemmeno una lamentela” quando li ha incontrati di recente.

    Dopo la riforma del 2020, l’adesione di un Paese terzo all’Ue può avvenire in seguito alla chiusura di 33 capitoli negoziali (ciascuno affronta un aspetto specifico dell’acquis communautaire, vale a dire delle norme europee) suddivisi in sei cluster tematici. Per l’apertura di ciascun cluster è prevista l’unanimità degli Stati membri, così come è necessario un voto unanime per la decisione finale di ammettere il Paese candidato nel club a dodici stelle. Un meccanismo farraginoso, come riconosciuto anche dall’Alta rappresentante Kaja Kallas: “Ci sono ostacoli nel nostro processo decisionale e ci stiamo lavorando”, ha confermato al termine della riunione odierna in Lussemburgo.

    Tags: allargamento Ueantonio costaMarta KosMoldovanegoziati adesioneucrainaviktor orban

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