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    Home » Economia » In Europa torna “sicuro” l’approvvigionamento di terre rare cinesi. Il merito è però dell’accordo Xi-Trump

    In Europa torna “sicuro” l’approvvigionamento di terre rare cinesi. Il merito è però dell’accordo Xi-Trump

    L'incontro a Busan (Sud Corea) tra Donald Trump e Xi Jin Ping allarga le maglie cinesi sui controlli per l'esportazione dei materiali critici. L'Unione Europa festeggia ma il successo ha mostrato la sua inconsistenza al tavolo delle trattative

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    3 Novembre 2025
    in Economia
    Terre rare

    Uno schermo mostra la copertura mediatica dell’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping in Corea del Sud. (Photo by Adek BERRY / AFP)

    Bruxelles – Scampato pericolo per l’Unione Europea sull’approvvigionamento di terre rare. La Cina ha sospeso per 12 mesi le nuove, stringenti regole sulle esportazioni dei preziosi minerali che avrebbero mandato in tilt la produzione comunitaria.

    Il risultato politico desiderato a Bruxelles è arrivato, senza troppi meriti da parte delle istituzioni europee. A cambiare le sorti della vicenda è stato l’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping. Dopo un rapido colloquio a Busan (Corea del Sud), il 30 novembre, i due leader si sono accordati per una maggiore libertà, lunga un anno, sull’export delle terre rare. Tra i due riappacificati, a godere è anche l’Unione Europea, che però ha dato dimostrazione di grande fragilità davanti alle dinamiche geopolitiche dei grandi attori.

    L’arma negoziale di Xi

    L’inasprimento cinese era stato annunciato a inizio ottobre. Pechino in quella data ha introdotto nuove regole sull‘autorizzazione speciale per esportare articoli contenenti anche piccole tracce di terre rare cinesi in tutto il mondo. La linea dura cinese, annunciata a sole tre settimane dall’incontro con Trump, si è poi dimostrata solo un’arma negoziale. Pechino l’ha messa sul tavolo per ottenere di più al momento della stretta di mano. La Cina ha accettato di sospendere le nuove misure di controllo e gli USA hanno dimezzato i dazi su articoli cinesi collegati alla produzione di fentanyl.

    La dipendenza di Bruxelles

    A Bruxelles hanno seguito la vicenda con il fiato sospeso, consapevoli che avrebbero potuto fare ben poco per evitare gli scompensi dei dazi cinesi: in Europa circa il 90 per cento delle terre rare è importato dalla Cina. Gli sforzi negoziali della Commissione UE sono stati affrontati mandando in prima linea il solito commissario per il commercio, Maroš Šefčovič. Le riunioni organizzate con gli omologhi cinesi si erano tenute in varie tornate. L’ultima, questo venerdì 31 ottobre, è stata però una pura formalità, all’indomani della stretta di mano tra Trump e Xi non c’era in realtà più nulla da discutere.

    “La Cina ha confermato che la sospensione dei controlli sulle esportazioni di ottobre si applica all’UE”, aveva celebrato su X il commissario Šefčovič. L’emergenza non è però del tutto rientrata: tra 12 mesi la situazione potrebbe essere la stessa, ed è necessario altro dialogo. Da Bruxelles, il portavoce della Commissione Europea Olof Gill fa sapere che “vogliamo raggiungere un accordo per un approvvigionamento affidabile di terre rare e altre materie critiche”. Il dubbio rimane però, continua Gill, “su come raggiungerlo. I mezzi per andare avanti nelle trattative devono essere ancora discussi”.

    Maros Sefcovic
    Il commissario Ue al Commercio, Maroš Šefčovič (foto: Bogdan Hoyaux/Commissione europea)

    I temi ancora da affrontare

    La Cina sa di avere il coltello dalla parte del manico e negli ultimi anni ha reso più complesse le importazioni dei suoi preziosi minerali. La regola più impattante è stata introdotta ad aprile: gli esportatori cinesi di sette preziosi materiali devono ottenere una licenza di esportazione dal governo cinese. Questo documento, rilasciato dagli uffici di Pechino, dà grande discrezionalità nell’approvare o ritardare determinate forniture. Inoltre, si sta combattendo un’altra battaglia legale tra Europa e Cina, questa volta c’è in ballo la società sino-olandese Nexperia. L’azienda che produce chip è stata commissariata dal governo dei Paesi Bassi per il timore che l’amministratore delegato Zhang Xuezheng stesse smantellando le attività nel vecchio continente per delocalizzare in Cina.

    L’Unione Europea ha molte questioni ancora da risolvere. La sua strategia è quella di continuare a dialogare per ottenere maggiori concessioni. La sensazione, però, è che se al tavolo delle trattative c’è solo Bruxelles, a Pechino non siano poi così interessati a trattare.

    Tags: cinadaziNexperiastati unititariffe doganaliterre rare

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