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    Home » Energia » Unione dell’energia, la Commissione lancia la sua visione per la connessione delle reti

    Unione dell’energia, la Commissione lancia la sua visione per la connessione delle reti

    L'esecutivo comunitario vuole risolvere problemi strutturali con proposte lasciate alla volontà degli Stati e con copertura finanziaria tutta da dimostrare. Jørgensen: "Abbiamo bisogno di una rete infrastrutturale energetica"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    10 Dicembre 2025
    in Energia
    [Bruxelles, 10 dicembre 2025]

    [Bruxelles, 10 dicembre 2025]

    Bruxelles – Il problema esiste: in Europa manca un’interconnessione delle reti energetiche vera, effettiva ed efficiente, per ritardi strutturali che costano miliardi di euro l’anno. Per dare un’idea del problema, solo nel 2022 l’assenza di una rete degna di questo nome ha prodotto 5,2 miliardi di costi aggiuntivi per gestire le congestioni del sistema di trasmissione energetica, e questa fattura di manutenzione potrebbe arrivare a 26 miliardi nel 2026. Viceversa, con un mercato integrato si potrebbero avere risparmi per 40 miliardi di euro l’anno, ed evitare il rischio che 41 Gigawatt di energia trans-frontaliera vengano persi.

    Il problema nel problema è che la Commissione europea di fronte a questa situazione propone una soluzione pasticciata, frettolosa, che a voler vedere gli aspetti positivi della cosa, produce solo una pressione politica per agire. Servono soldi che non ci sono, e che si suppone si potranno avere. Tra i due scenari, però, la differenza è enorme. Il lavoro sulle infrastrutture è solo raccomandato, viene cioè lasciato alla volontà degli Stati.

    A Bruxelles però si cerca di stimolare gli Stati perché stimolino gli investimenti necessari. “Un sistema energetico realmente interconnesso e integrato è il fondamento di un’Europa forte e indipendente”, sottolinea Dan Jørgensen, commissario per l’Energia e l’edilizia abitativa. Perché l’UE sia davvero competitiva, “abbiamo bisogno di una rete infrastrutturale energetica di cavi, condotte e reti che sia aggiornata, completamente interconnessa e che consenta all’energia pulita, economica e prodotta localmente di fluire liberamente e in modo sicuro in ogni angolo della nostra Unione”.

    Il commissario per l’Energia, Dan Jorgensen [Bruxelles, 10 dicembre 2025]

    Usare meglio ciò che c’è, e dividere le spese

    Il primo imperativo nella strategia della Commissione da rimettere alla prova dei fatti è quello di aspettare ad avviare cantieri. Si vuole innanzitutto massimizzare l’utilizzo delle infrastrutture esistenti prima di investire in nuova capacità di distribuzione. Tradotto: prima si potenziano le reti già in funzione, poi si immagina a una loro estensione o a nuove reti.

    Secondo principio: pensare più europeo e meno nazionale. In tempi di sovranismo si suggerisce di investire sui progetti tra Paesi, per un’integrazione vera. Qui la raccomandazione della Commissione europea è: raggruppamento volontario di progetti transfrontalieri di interesse comune e progetti di interesse reciproco, con condivisione delle spese.

    Soldi, e dove trovarli. Avanti con la semplificazione

    Per fare l’Unione europea dell’energia e delle reti energetiche servono soldi. La Commissione europea stima che saranno necessari 1,2 trilioni di euro per le reti elettriche dell’UE fino al 2040, di cui 730 miliardi di euro per le sole reti di distribuzione e 240 miliardi di euro per le reti dell’idrogeno. Sono quindi necessari investimenti “significativi”, riconosce l’esecutivo comunitario, per garantire che l’UE sia pronta per davvero e possa raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

    Come rispondere a queste esigenze? La Commissione europea confida di mobilitare risorse private con l’effetto leva del bilancio pluriennale 2028-2034. Viene sottolineato come sia stato deciso di quintuplicare il bilancio per le reti dell’energia, passando da 5,8 miliardi di euro a 29,91 miliardi di euro. Ma si tratta di una proposta, per l’appunto, oltretutto osteggiata in Parlamento come pure in Consiglio, e queste risorse sono oggetto di un negoziato più ampio appena all’inizio, e il calcolo viene fatto su risorse che non ci sono, ma che forse ci saranno. Ma l’approccio di base dell’UE è questo: co-finanziare con risorse europee, come nel caso dello stimolo per i progetto trans-frontalieri annunciato in primavera.

    In questo contesto la risposta ormai utile per tutto è ‘semplificazione’. La Commissione propone di cambiare le regole per permessi e concessioni più veloci per le reti energetiche e stazioni di ricarica, e semplificare il processo di selezione dei progetti di interesse comune e dei progetti di interesse reciproco. In questo modo si potranno intercettare capitali privati.

    Le autostrade energetiche, 8 assi per l’Unione dell’energia

    La Commissione ha, nella sua strategia pur traballante, una visione d’insieme. Il team von der Leyen decide di replicare per l’energia il sistema di corridoi di mobilità previste dal progetti di grandi reti Ten-T. Da qui l’idea di otto autostrade energetiche, che riguardano l’intera Europa.

    Penisola Iberica (interconnessioni elettriche attraverso i Pirenei per una migliore integrazione della Penisola Iberica), Grande inter-connettore marino (per porre fino all’isolamento elettrico di Cipro collegandolo all’Europa continentale), Collegamento armonioso (per il rafforzamento dell’interconnessione elettrica degli Stati Baltici), Condotto trans-balcanico (TBP, per invertire il flusso di gas per aumentare la resilienza degli approvvigionamenti energetici nella regione dei Balcani e nel vicinato orientale), Isola energetica di Bornholm (per trasformare il mar Baltico in un hub di interconnessione offshore), Europa sud-orientale (per stabilità dei prezzi e la sicurezza energetica nell’Europa sudorientale, anche attraverso lo stoccaggio), Corridoio SouthH2 (collegamento Tunisia-Italia-Austria-Germania), e corridoio sud-occidentale dell’idrogeno (dal Portogallo alla Germania). Questi i grandi progetti su cui lavorare insieme

    “Questo è esattamente ciò che proponiamo oggi”, sottolinea ancora il commissario per l’Energia, Jørgensen. Si tratta, insiste, di “un progetto energetico comune europeo che sostenga una vita a prezzi accessibili, la competitività economica, la sicurezza e la decarbonizzazione”. Se le cose vanno come previsto. Perché, aggiunge, “si possono risparmiare 560 miliardi di euro da qui al 2050 se gli Stati si coordinano meglio nella pianificazione dei progetti infrastrutturali”. Se. La strategia dell’UE c’è, ma non appare solida.

    Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per una Transizione competitiva e pulita, non ha dubbi: “Con questo pacchetto le famiglie beneficeranno di prezzi più stabili e bollette meno care”.

    Tags: commissione europeadan jorgensenretireti elettricheteresa riberaue

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