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    Home » Economia » L’Italia ago della bilancia sul Mercosur. Macron: “Meloni d’accordo, non siamo pronti”

    L’Italia ago della bilancia sul Mercosur. Macron: “Meloni d’accordo, non siamo pronti”

    A von der Leyen serve il sì dei capi di stato e di governo per volare in Brasile e chiudere definitivamente l'accordo. Via libera al regolamento sulle salvaguardie per gli agricoltori, ma Macron continua a chiudere. Tajani: "Un passo avanti, ma non so se è sufficiente"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    18 Dicembre 2025
    in Economia
    France's President Emmanuel Macron (L) and Italy’s Prime Minister Giorgia Meloni (R) react as they meet at Chigi palace in Rome on June 3, 2025.  (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

    France's President Emmanuel Macron (L) and Italy’s Prime Minister Giorgia Meloni (R) react as they meet at Chigi palace in Rome on June 3, 2025. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

    AGGIORNAMENTO: Il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, ha avuto nel pomeriggio un colloquio telefonico con la premier Giorgia Meloni, nel tentativo di sbloccare lo stallo sull’accordo UE-Mercosur. “Mi ha detto di non essere contro l’accordo ma è in difficoltà per gli agricoltori italiani, ma che può convincerli”, ha riportato lo stesso Lula in una conferenza stampa, rispondendo alle domande dei media brasiliani. Meloni avrebbe chiesto al leader brasiliano “di avere pazienza per una settimana, 10 giorni, al massimo un mese”. In una nota, Palazzo Chigi ha confermato che Meloni ha ribadito a Lula che “il Governo italiano è pronto a sottoscrivere l’intesa non appena verranno fornite le risposte necessarie agli agricoltori, che dipendono dalle decisioni della Commissione europea e possono essere definite in tempi brevi”.

    Bruxelles – Al vertice europeo chiamato a sbloccare lo stallo sul finanziamento UE per l’Ucraina, c’è un altro tavolo che rischia di saltare. Quello dell’accordo commerciale con il Mercosur, che dopo gli annunci trionfalistici sull’intesa politica raggiunta un anno fa, è di nuovo in bilico. Ursula von der Leyen vorrebbe salire su un aereo e volare in Brasile per chiudere definitivamente l’accordo già sabato. Il presidente Lula la aspetta, ma è stato chiaro: non la aspetterà oltre. Prima però, la leader UE ha bisogno del sì dei capi di stato e di governo dei 27. Ma ci sono due pesi massimi che puntano i piedi: Francia e Italia.

    Il tema non è formalmente in agenda del Consiglio europeo, ma – complici le migliaia di trattori giunti a Bruxelles per protestare contro le politiche europee sull’agricoltura – è un ingombrante elefante nella stanza. “Sarà evocato sicuramente durante la discussione”, ha confidato una fonte diplomatica. E già all’arrivo all’Europa Building, diversi leader hanno messo in chiaro la loro posizione.

    A partire da von der Leyen, che ha sottolineato il valore geopolitico dell’accordo – su cui infatti storcono il naso sia gli Stati Uniti che la Cina – e “l’enorme importanza di ottenere il via libera e di poter completare le firme” per l’accordo. Sulla stessa linea il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, secondo cui “l’unica decisione possibile è che l’Europa accetti, permettendo alla presidente della Commissione e al presidente del Consiglio europeo di recarsi domani in Sud America per firmare questo accordo”. Una decisione che “va presa subito”, ha insistito Merz.

    Ursula von der Leyen al suo arrivo al Consiglio europeo, 18/12/25

    A bloccare tutto sono stati finora i timori dei produttori europei, in particolare del mondo dell’agricoltura. In extremis, nella tarda serata di ieri è arrivato l’accordo tra il Parlamento europeo e i Paesi membri sul regolamento che garantirà una serie di salvaguardie agli agricoltori se si dovesse verificare un’impennata delle importazioni di prodotti sensibili – come pollame e carne bovina – da Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. La sospensione delle tariffe preferenziali scatterebbe all’aumento del volume delle importazioni superiore all’8 per cento rispetto alla media triennale. Nel testo finale non compare però la ‘clausola di reciprocità’, inclusa dal Parlamento europeo nella propria posizione negoziale. Un elemento questo, evocato come indispensabile da Italia e Francia e che potrebbe compromettere il via libera al regolamento sulle salvaguardie da parte dell’Aula di Strasburgo, previsto a gennaio.

    La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, si è detta “fiduciosa” che l’Aula sosterrà il testo. Sempre che le salvaguardie previste dal regolamento “siano un segnale sufficiente per innescare una maggioranza qualificata al Consiglio europeo”. E che d’altra parte, vengano accettate dai quattro del Mercosur, che iniziano a spazientirsi: il presidente brasiliano Lula ha ricordato ieri che “sono 26 anni che aspettiamo questo accordo, ed è un accordo che favorisce più l’Europa che il Mercosur”. Se “Macron non vuole firmare a causa degli agricoltori”, l’Italia “non si capisce perché non vuole firmare”, ha aggiunto Lula prima di lanciare l’ultimatum: “Se non si fa adesso, il Brasile non firmerà l’accordo mentre io sarò presidente”.

    È sull’asse Parigi-Roma che si decide tutto. A ben vedere, il vero ago della bilancia è l’Italia: in un eventuale voto, Francia, Polonia, Ungheria e Austria si opporrebbero. Belgio e Irlanda potrebbero astenersi. Se Giorgia Meloni si mette di traverso, la minoranza di blocco è fatta. Emmanuel Macron ha confermato, al suo arrivo a Bruxelles, di aver “lavorato molto in questi ultimi giorni, in queste ultime settimane, con i nostri amici polacchi e italiani, ma anche con i belgi, gli austriaci, gli irlandesi e molti altri”. Con Meloni “ne abbiamo parlato molto” e “anche lei ritiene che le cose non siano pronte, oggi, per essere votate”.

    Se Macron garantisce per Meloni, la posizione del governo italiano l’ha precisata questa mattina – al prevertice del Partito Popolare Europeo – il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. “Ci sono dei problemi che riguardano il mondo agricolo che non sono stati ancora completamente risolti. Una volta risolti quelli, l’Italia è pronta a sostenere il Mercosur, che in linea di massima è una scelta che noi condividiamo al 100 per cento”, ha affermato. L’Italia continua a stare con un piede dentro e uno fuori, ma i nodi verranno inevitabilmente al pettine. Per Tajani l’accordo sulle clausole di salvaguardia agricole “è un segnale che va nella buona direzione, ma vedremo durante il Consiglio quali saranno effettivamente le garanzie che verranno date agli agricoltori. È un passo in avanti, ma non so se è sufficiente”, ha precisato.

    Tags: agricolturaconsiglio europeoEmmanuel Macrongiorgia meloniue-mercosur

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