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    Home » Green Economy » Germania si ferma il processo di transizione verde, nel 2025 solo 1,5 per cento di emissioni in meno

    Germania si ferma il processo di transizione verde, nel 2025 solo 1,5 per cento di emissioni in meno

    Rispetto al 1990 le emissioni di gas serra sono diminuite del 49 per cento. L'obiettivo del 65 per cento entro il 2030 sembra però difficile da raggiungere con diminuzioni di questa entità

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    7 Gennaio 2026
    in Green Economy
    Germania

    Bruxelles – Il primo bilancio (verde) del cancelliere Friedrich Merz è negativo. Il think tank tedesco Agora Energiewende ha denunciato come la transizione verde stia avvenendo più lentamente del previsto in Germania. Nella principale economia europea, le emissioni di gas serra sono diminuite solo dell’1,5 per cento rispetto al 2024. La decrescita è stata inferiore a quella del 2024, quando si era riusciti a ridurre le emissioni del 3 per cento rispetto all’anno precedente, e a quella del 2023, dove fu del 10 per cento anno su anno.

    Il dato di pochi decimali positivi del 2025 è dovuto in gran parte alla flessione produttiva della Germania, non tanto dunque per via dell’aumento delle energie rinnovabili. I dati diffusi oggi, 7 gennaio, mettono a repentaglio l’obiettivo di lungo periodo della Repubblica federale: la Germania dovrebbe ridurre, entro il 2030, le proprie emissioni del 65 per cento rispetto ai livelli del 1990. Ad oggi, il processo è bloccato al 49 per cento e con difficoltà sarà raggiunto il target se il trend sarà dello zero virgola.

    I passi indietro di Merz

    La notizia non è una sorpresa. L’esecutivo Merz ha promosso una serie di politiche sia in patria che in Europa che potrebbero danneggiare la lotta contro il cambiamento climatico. Il cancelliere giustifica queste decisioni come necessarie per ridurre gli oneri energetici delle imprese e delle famiglie tedesche. La fronda più ecologista della Germania punta il dito soprattutto contro la ministra dell’Economia, Katherina Reiche. La politica ha una lunga carriera lavorativa in aziende energetiche e fin dall’inizio del suo mandato ha stimolato la costruzione di nuove centrali a gas.

    Le sue decisioni, bisogna dirlo, non hanno ancora avuto effetto sulle emissioni 2025, ma nel 2026 potrebbe andare ancora peggio. Quest’anno infatti saranno indette gare d’appalto per la costruzione di nuove centrali elettriche a gas con una capacità di otto gigawatt (8 GW), in ogni caso meno dei 20 GW desiderati da Reiche.

    Le cose positive

    In uno scenario non ottimale esistono comunque segnali positivi. I tedeschi, che possono essere usati in parte come esempio per il resto degli europei, hanno acquistato più pompe di calore rispetto all’anno precedente (diventate più numerose delle caldaie a gas) e auto elettriche (ora un quinto dei veicoli immatricolati). La direttrice Julia Bläsius, di Agora Energiewende, vede questo incremento come un’opportunità da cogliere: “Il governo federale dovrebbe sfruttare questa spinta: rafforzando la domanda interna, e con essa anche l’industria, la Germania può recuperare terreno nelle tecnologie a impatto climatico zero”.

    Sul tema delle rinnovabili, l’energia prodotta ad impatto zero è aumentata dell’1 per cento rispetto al 2024. L’incremento avrebbe potuto essere maggiore, ma la scarsità di vento ha penalizzato le centrali offshore. Positivo invece il bilancio dell’energia solare: per la prima volta, la produzione ha superato quella delle centrali a carbone, lignite o gas, diventando la seconda fonte più importante del Paese dopo quella eolica.

    Tags: CO2energia rinnovabilegermaniatransizione verde

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