Bruxelles – Non esistono due Cine, la Cina è una sola e Taiwan è parte di essa. Non riconoscere tutto questo equivale rimettere in discussione non solo gli affari interni della Repubblica popolare ma pure le relazioni bilaterali. Con questo assunto Pechino sta esercitando nuove pressioni sull’Unione europea per interrompere riconoscimento e sostegno a Taipei. La nuova offensiva politico-diplomatica cinese trova una fondamento giuridico nel ‘codice frontiere Schengen’ , il regolamento sull’ingresso e lo spostamento nell’UE.
La Cina si appella all’articolo 6, comma 1, lettera E del regolamento, quello che disciplina l’ingresso di cittadini di Paesi terzi all’interno dell’Unione europea. Nella lista delle condizioni da rispettare per poter entrare e muoversi liberamente figura anche il “non essere considerato una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli Stati membri, in particolare non essere oggetto di segnalazione ai fini della non ammissione nelle banche dati nazionali degli Stati membri per gli stessi motivi”. Pechino ora fa leva su questo riferimento alla lesione delle relazioni internazionali: ospitare cittadini di Taiwan contrasta con gli interessi di Pechino e dei buoni rapporti bilaterali innanzitutto tra Cina e Taiwan, e in seconda battuta su quelli UE-Cina.
Funzionari cinesi hanno dunque avviato un’offensiva diplomatica sulle ambasciate dei Paesi UE a Pechino per recapitare un messaggio molto chiaro: ai pubblici funzionari taiwanesi non dovrebbero essere concessi visti. E’ questa la politica di una sola Cina che viene riproposta in una chiave tutta nuova, volta a riaffermare la dipendenza di Taiwan nei confronti della Repubblica popolare, decisa a scardinare la politica dell’Unione europea che vede nell’isola di Formosa un’entità separata rispetto alla Repubblica popolare.
Le posizioni dell’UE a fianco e a sostegno di Taiwan sono da sempre oggetto di tensioni con Pechino, che non approva neppure l’interesse di Bruxelles a tessere relazioni ancor più profonde con il governo di Taipei, come peraltro richiesto dal Parlamento europeo. Adesso però tutto cambia, anche perché l’UE scopre di aver bisogno della Cina di Xi Jinping come alternativa agli Stati Uniti di Donald Trump, soprattutto in chiave commerciale, con Pechino che inizia a presentare il conto di questa richiesta di amicizia.
Secondo le ricostruzioni del Guardian, le sedi diplomatiche europee sarebbero state oggetto di avvertimenti già nei mesi di novembre e dicembre. Per tutti – Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Germania, Irlanda, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca – il suggerimento sarebbe quello di, nell’interesse più ampio delle relazioni Cina-UE e delle relazioni bilaterali, prendere la decisione politica di rifiutare l’ingresso del cosiddetto presidente o vicepresidente di Taiwan.
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