Bruxelles – Investire sempre di più nello spazio, e ancora di più nel trasporto spaziale: la nuova frontiera della sicurezza comune passa da qui, e il commissario per la Difesa, Andrius Kibilius, vuole metterlo in chiaro. “Dobbiamo portare la nostra capacità di lancio al livello successivo“, evidenzia aprendo i lavori della 18esima conferenza europea sullo spazio, il che vuol dire investire in un’industria spaziale europea dedicata.
Finora l’UE per mettere in orbita i satelliti delle proprie costellazioni satellitari si affida a lanciatori esterni, e tecnologie mono-uso, il che vuol dire utili per un solo lancio. “Abbiamo bisogno di qualcosa di più dei soli razzi potenti”, insiste Kubilius. Al contrario, spiega, “abbiamo bisogno della capacità di riutilizzare, rispondere e tornare”. In estrema sintesi, occorrono “lanciatori che possano essere usati più e più volte“.
Quello che fin qui è mancato e ciò a cui occorre porre rimedio è dunque “risposta rapida al lancio per sostituire o riparare satelliti danneggiati o distrutti da incidenti o azioni nemiche”. Senza dimenticare la questione del ritorno, o del rientro, per “trasportare carichi nello spazio e dallo spazio sulla Terra”. Per tutto questo, spiega ai presenti il commissario per la Difesa, “abbiamo reso il lancio una priorità assoluta nel prossimo quadro di bilancio pluriennale” (MFF 2028-2034).
Dopo la mobilità militare all’Unione europea occorre dunque la mobilità spaziale, che passa per un tessuto produttivo tutto ‘made in EU’. Perché, scandisce ancora Kubilius, “l‘indipendenza europea nello spazio non riguarda solo la sicurezza e la difesa. Abbiamo soprattutto bisogno di una base industriale solida e competitiva” tutta da fare.
L’obiettivo ultimo, quando si parla di sicurezza e spazio, resta lo scudo spaziale. Qui servirà un cambio di passo ancor più impegnativo, perché vuol dire mettersi in competizione con gli USA. “Lo scudo spaziale proteggerà anche lo spazio dalle interferenze radio, e con un sistema indipendente di sorveglianza e tracciamento spaziale europeo (SST) dell’UE”, assicura il commissario per la Difesa. Tuttavia “ora, in quest’area dipendiamo dagli Stati Uniti“. Per come stanno le cose allo stato attuale “gli Stati membri devono ora chiedere il permesso per condividere i dati sulle minacce, e questo è un ostacolo alla nostra sicurezza, un ostacolo alla nostra indipendenza nello spazio”.











