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    Home » Politica Estera » Iran, l’UE designerà i Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica

    Iran, l’UE designerà i Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica

    Accordo politico tra i ministri degli Esteri dei 27, a bordo anche Parigi e Roma. Kallas: "Compiuto il passo decisivo, la repressione non può rimanere senza risposta". Tajani: "Non significa smettere di dialogare"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    29 Gennaio 2026
    in Politica Estera
    Kaja Kallas, 29/01/26

    Kaja Kallas, 29/01/26

    Bruxelles – Dopo anni di cautela, i Paesi membri dell’Unione europea rompono gli indugi e trovano l’accordo politico per inserire il corpo dei Guardiani della rivoluzione iraniana (IRGC) nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. Al pari di Hamas, Daesh, Al Qaeda e Hezbollah. È il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas, a dare l’annuncio al termine della riunione dei ministri degli Esteri dei 27: “Abbiamo compiuto il passo decisivo, la repressione non può rimanere senza risposta”.

    Gli ultimi resoconti, che raccontano di oltre 30 mila manifestanti uccisi nelle manifestazioni in corso da inizio anno, hanno convinto anche le capitali più timorose della necessità di una risposta forte. Insufficienti le sanzioni comminate a 15 persone e 6 entità responsabili responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. In totale, le misure restrittive colpiscono ora 247 individui e 50 entità. “È necessario andare oltre, ed è per questo che la Francia ha annunciato ieri che sosterrà l’inserimento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea, perché non può esserci alcuna impunità per i crimini commessi” ha annunciato questa mattina Jean-Noel Barrot, ministro degli Esteri francese, al suo arrivo alla riunione.

    Ed anche l’Italia, l’altro grande Paese storicamente prudente, si è allineato. Antonio Tajani ha confermato, a margine del Consiglio Affari Esteri, che “c’è il consenso politico”, e che ora “dovranno svolgersi le pratiche burocratiche”. Nel giro di qualche settimana, la decisione dovrebbe entrare in vigore. A quel punto, l’intero Corpo che garantisce la sicurezza del regime degli ayatollah iraniani sarà sottoposto a un congelamento dei beni sul suolo europeo. In realtà, le conseguenze pratiche saranno poche, perché l’Unione europea ha già imposto misure restrittive ai pasdaran e a diversi dei loro reparti. Anche le aggiunte odierne riguardano una serie di comandanti dell’IRGC e ufficiali di alto rango della polizia e delle forze dell’ordine (LEF).

    Kaja Kallas e Antonio Tajani al Consiglio UE Affari Esteri, 29/01/26

    Ma le implicazioni politiche e l’effetto sul sottile legame diplomatico che lega ancora Bruxelles a Teheran saranno significativi. “Questo non significa che non si debba continuare a dialogare, che non si debba continuare a parlare”, ha insistito Tajani. Anche “sulla questione del nucleare”, ha aggiunto. Ed infatti il dialogo sul nucleare iraniano è sempre stata, in particolare per Parigi, la ragione principale della cautela verso un tale decisione.

    La questione è sul tavolo dei ministri degli Esteri dell’UE da lungo tempo. Tre anni fa, durante la repressione delle proteste innescate dall’uccisione di Mahsa Amini, i 27 si erano nascosti dietro una questione giuridica: perché un’organizzazione venga riconosciuta come terroristica, c’è bisogno di una sentenza di un tribunale nazionale in tal senso. La svolta è arrivata nel marzo 2023, quando la Corte regionale di Düsseldorf, in Germania, stabilì che un attentato compiuto contro una sinagoga a Bochum era stato pianificato da un’agenzia statale iraniana legata alle IRGC. “Terrorista è proprio il termine con cui si definisce un regime che soffoca nel sangue le proteste del proprio popolo”, ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

    Sul ritiro di parte del personale italiano dall’Iran, Tajani ha specificato che si tratta di “una misura prudenziale”. Le indiscrezioni sui media di un attacco statunitense imminente hanno spinto la Farnesina ad agire: “Quando c’e’ il rischio di un conflitto, evidentemente bisogna cercare di ridurre il rischio del personale che lavora alla nostra ambasciata”, ha spiegato Tajani.

    Tags: consiglio ue affari esteriguardie della rivoluzioneIrankaja kallaslista ue terroristisanzioni

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