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    Home » Politica » I 90 miliardi all’Ucraina, il rapporto Draghi, i Paesi terzi e d’origine sicuri. I nodi da sciogliere a Strasburgo

    I 90 miliardi all’Ucraina, il rapporto Draghi, i Paesi terzi e d’origine sicuri. I nodi da sciogliere a Strasburgo

    Il Parlamento europeo voterà "con ogni probabilità" già la prossima settimana sui termini del maxi-prestito a Kiev. Von der Leyen attesa in Aula per il confronto sul rapporto sulla competitività dell'ex premier italiano. Sul voto finale sulla stretta sui richiedenti asilo, The Left attacca: "Fatto su misura per aiutare Meloni"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    6 Febbraio 2026
    in Politica
    due diligence sostenibilità

    EP Plenary session - Voting session

    Bruxelles – Il Parlamento europeo fa spazio al voto sul prestito da 90 miliardi di euro in due anni all’Ucraina. Inizialmente previsto per una sessione straordinaria in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa, il 24 febbraio, sarà “con ogni probabilità” anticipato già a mercoledì 11 febbraio, durante la sessione plenaria di Strasburgo. L’agenda – che prevede, tra gli altri, un dibattito con Ursula von der Leyen su competitività e rapporto Draghi e il voto finale su Paesi terzi sicuri e sulla lista di Paesi d’origine sicuri – si fa così ancora più fitta.

    La portavoce del Parlamento europeo, Delphine Colard, ha annunciato oggi (6 febbraio) che gli eurodeputati si esprimeranno sul maxi-prestito a Kiev già la prossima settimana. Anche se “la conferma definitiva sul voto è prevista all’apertura della sessione plenaria, lunedì a Strasburgo”, ha precisato. Dopo l’accordo tra gli Stati membri sui paletti (geografici) di spesa militare a cui vincolare il prestito, non c’è tempo da perdere. Come sottolineato dai liberali di Renew Europe, “è essenziale una rapida adozione affinché la Commissione possa iniziare a erogare i fondi: l’Ucraina non può aspettare”.

    In Aula sarà bagarre quando, mercoledì mattina, Ursula von der Leyen affronterà gli eurodeputati in un dibattito intitolato ‘Rapporto Draghi: competitività europea e costo della vita’. Dibattito che precede di poche ore il vertice informale dei capi di stato e di governo sulla competitività convocato da Antonio Costa, a cui parteciperanno anche Mario Draghi e Enrico Letta. Von der Leyen dovrà parare da un lato i colpi di chi – a più di un anno dalla presentazione del rapporto dell’economista ed ex premier italiano – la attaccherà perché troppo poco è stato fatto, dall’altro di chi respinge le ricette proposte da Draghi, che prevedono un cambio di marcia nel processo di integrazione europea. “La realtà è che Mario Draghi è il problema, è stato parte della classe dirigente per decenni e ora è presentato come la soluzione per tutti i mali”, ha attaccato il gruppo dei Patrioti (PfE).

    Ursula von der Leyen
    Ursula von der Leyen all’emiciclo di Strasburgo (foto: Parlamento europeo)

    È sul dossier della migrazione e l’asilo che si consumerà però lo scontro più evidente nell’emiciclo. In agenda ci sono i voti finali su due delle proposte più controverse della Commissione europea per inasprire le procedure di asilo: il primo elenco UE di Paesi di origine sicuri e la revisione delle norme che stabiliscono quando un Paese terzo può essere considerato sicuro. L’elenco dovrebbe inizialmente comprendere Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, e consentirà un procedimento accelerato delle domande di asilo presentate dai cittadini di questi Paesi. Ancor più radicale il punto relativo ai Paesi terzi: le nuove norme consentiranno agli Stati membri di dichiarare inammissibili le domande di asilo quando i richiedenti abbiano un collegamento con, siano transitati attraverso o possano essere trasferiti in un Paese non UE considerato sicuro, sulla base di accordi bilaterali o a livello dell’UE con Paesi terzi. Su entrambi i file, Paesi membri e Parlamento hanno già raggiunto l’accordo, e dunque il voto in agenda è l’ultimo step dell’iter legislativo.

    Per il gruppo della Sinistra (The Left), “l’elenco dei Paesi sicuri è fatto su misura per aiutare il governo Meloni a far passare l’accordo Italia-Albania, un tentativo cinico di esternalizzare il processo di asilo e di aggirare le sentenze dei tribunali nazionali e il diritto dell’UE“. E per quanto riguarda i Paesi terzi sicuri, il portavoce ha commentato con sarcasmo: “Così, per coloro che riescono a sopravvivere al Mediterraneo, possiamo spedirli in campi di detenzione altrove”. Anche il gruppo socialista (S&D) alzerà le barricate contro le nuove norme, che sono “affrettate, consentono agli Stati membri di disapplicare unilateralmente il diritto di asilo e rendono l’Europa dipendente dai governi stranieri per la gestione della migrazione”, ha affermato Cecilia Strada (PD).

    Restano ancora in agenda gli agricoltori, con il voto finale sul meccanismo di salvaguardia per le importazioni agricole dai Paesi del Mercosur e il via libera alle nuove norme per sostenere i produttori di vino e per offrire agli agricoltori una migliore protezione contro le pratiche commerciali sleali. È stato inserito infine un dibattito con la Commissione europea sulle conseguenze del Ciclone Harry che si è abbattuto sul sud Italia, e sulle misure da intraprendere per prevenire e prepararsi alle catastrofi naturali, anche attraverso il rafforzamento dell Meccanismo di protezione civile e dei relativi finanziamenti.

    Tags: parlamento europeosessione plenaria

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