Bruxelles – “Un giovane su quattro ha subito bullismo online e più di un terzo ne è stato testimone”: con questi dati la vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, Henna Virkkunen, ha presentato oggi (10 febbraio) il Piano di azione per combattere il cyberbullismo adottato dal collegio dei commissari. Al suo fianco, nella conferenza stampa a Strasburgo – dove la squadra dell’esecutivo europeo si riunisce durante le settimane di plenaria del Parlamento europeo -, il commissario per l’Equità intergenerazionale, la Gioventù, la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef. “Sempre più Stati membri stanno imponendo limiti d’età nell’accesso ai social network, e io lo condivido pienamente. Spagna e Francia sono gli esempi più recenti. La nostra posizione è che spetta ai genitori, e non agli algoritmi, crescere i figli”, ha evidenziato Micallef.
Il testo elaborato dalla Commissione UE si articola in tre pilastri principali. Il primo prevede un coordinamento tra gli Stati membri per rafforzare la protezione dalle minacce digitali, mantenendo il Digital Service Act come riferimento normativo. Il secondo punta sulla prevenzione, con programmi di formazione per insegnanti e corsi nelle scuole, per aumentare la consapevolezza dei più giovani e rendere l’alfabetizzazione digitale una competenza di base. Il terzo pilastro riguarda la segnalazione degli abusi e il supporto alle vittime, attraverso l’introduzione di un’app per la sicurezza online in tutti i Paesi UE, ispirata a modelli già attivi come l’app francese 3018.
“Oggi, il 97 per cento dei giovani europei usa internet quotidianamente, e i giovani tra i 15 e i 24 anni considerano i social media il loro primo mezzo d’informazione“, ha spiegato Virkkunen mettendo in luce l’esposizione delle nuove generazioni al digitale e anche ai “seri rischi” che comporta. Per formulare il Piano d’azione sono state utilizzate anche le risposte date da 6.343 persone di età compresa tra i 12 e i 17 anni a una intervista dell’Unione che puntava ad ottenere il loro parere sul tema. I risultati sono netti: un giovane su quattro ha subìto personalmente atti di cyberbullismo e più di un terzo degli intervistati ne è stato testimone. “Dietro ciascuno di questi numeri c’è un giovane, ecco perché oggi presentiamo un Piano d’azione contro il cyberbullismo: sulla base dei loro riscontri, ora abbiamo una strada da seguire“, ha evidenziato la vicepresidente dell’esecutivo europeo.
Nel Piano di azione si legge che il problema del cyberbullismo è in forte aumento tra bambini e adolescenti, ma colpisce in modo sproporzionato alcuni gruppi vulnerabili. Le ragazze e le giovani donne sono spesso vittime di attacchi sessisti e misogini, inclusa la diffusione non consensuale di immagini intime e deepfake a sfondo sessuale. E i minori provenienti da famiglie a basso reddito risultano più esposti rispetto ai coetanei. Particolarmente colpiti anche i bambini e i giovani con disabilità, che subiscono livelli più elevati di violenza online, comprese forme di abuso sessuale e di genere, tanto da spingerne alcuni ad abbandonare gli spazi digitali. Le minoranze etniche e religiose, così come persone migranti e rifugiati, affrontano alti livelli di bullismo razzista e discriminatorio: il 90 per cento degli ebrei europei riferisce di aver subito episodi di antisemitismo online nell’ultimo anno. Tra le persone LGBTIQ+, il 63 per cento segnala la frequente presenza di contenuti violenti contro la comunità, l’11 per cento è stato direttamente preso di mira con commenti offensivi o minacciosi online e due terzi hanno subito derisioni o molestie durante il periodo scolastico.
Come annunciato nel discorso sullo stato dell’Unione del 2025, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è alla ricerca di una consulenza esperta sulle restrizioni di età per i social media in Europa alla luce dei rischi online, con raccomandazioni attese entro l’estate del 2026. Micallef ha sottolineato che, “in Europa, il numero di giovani vittime di cyberbullismo è aumentato di circa il 25%, sia tra i ragazzi che tra le ragazze, tra il 2018 e il 2022″, e che, “negli ultimi cinque anni, il cyberbullismo è stato il motivo principale per cui si è contattato il servizio di assistenza telefonica dei Safer Internet Centre” dell’UE che informano, consigliano e assistono bambini, genitori, insegnanti e tutori su questioni digitali e combattono gli abusi sessuali sui minori online. “In Europa, circa 1 bambino su 6, di età compresa tra 11 e 15 anni, dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo. Dietro ogni numero o chiamata al nostro servizio di assistenza telefonica, c’è un nome, un volto, una persona che soffre”, ha puntualizzato. “Il cyberbullismo ha gravi conseguenze. Ferisce e a volte uccide, portando via le persone che amiamo. Combattere il cyberbullismo significa quindi salvare vite umane. A livello sociale, il cyberbullismo è una pandemia che dobbiamo affrontare. Dobbiamo rispondere con determinazione”, ha concluso Micallef.











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