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    Home » Salute » L’UE applicherà nuovi valori soglia ad alcuni PFAS presenti nelle acque. Ma la soluzione è vietarne la produzione

    L’UE applicherà nuovi valori soglia ad alcuni PFAS presenti nelle acque. Ma la soluzione è vietarne la produzione

    Con il via libera dei Paesi membri, l'inclusione di 24 PFAS nelle sostanze inquinanti per le acque superficiali e sotterranee è in dirittura d'arrivo. In un rapporto, Bruxelles ha stimato che l'applicazione delle nuove norme costerà 1.700 miliardi di euro fino al 2050. Uno stop totale sarebbe molto più sostenibile

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    17 Febbraio 2026
    in Salute
    pfas acque

    Bruxelles – Sono passati tre anni e mezzo da quando la Commissione europea, nell’ottobre 2022, presentò una lista di più di 20 sostanze e di un gruppo di 24 PFAS da aggiungere all’elenco delle sostanze inquinanti che incidono sulle acque superficiali e sotterranee. Finalmente, manca davvero poco per mettere nero su bianco quella lista: oggi (17 febbraio) il Consiglio dell’UE ha dato il suo benestare definitivo, e l’ultimo step sarà il voto di conferma del Parlamento europeo previsto nella prossima sessione plenaria, dal 9 al 12 marzo.

    Quello dell’Aula di Strasburgo dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo, viste le maggioranze variabili che esistono oggi all’Eurocamera) solo un voto formale, per confermare un testo già concordato con i Paesi membri a settembre 2025. La nuova direttiva – che modifica la direttiva quadro sulle acque, la direttiva sulle acque sotterranee e la direttiva sugli standard di qualità ambientale – amplia l’elenco delle sostanze pericolose sottoposte a norme per il monitoraggio e per la riduzione del rilascio nelle acque superficiali e sotterranee.

    L’elenco di sostanze alle quali si applicano gli standard di qualità ambientale, sotto forma di valori soglia,  includerà così prodotti farmaceutici – come gli antidolorifici -, pesticidi, bisfenoli e 24 PFAS, le famigerate sostanze perfluoroalchiliche, chiamate anche ‘inquinanti eterni’ per la loro persistenza nell’ambiente e negli organismi. Gli PFAS sono molti di più, sono diverse migliaia di composti chimici sintetici, antiaderenti e idro- e oleorepellenti, usati da oltre mezzo secolo per produrre pentole, abbigliamento e calzature, cosmetici, imballaggi, schiume antincendio, tende, tappeti, vernici e cera per pavimenti.

    Finora, in virtù della direttiva adottata nel 2018, i Paesi membri non sono tenuti a monitorare l’utilizzo degli Pfas e la loro presenza nelle falde acquifere, ma – se anche il Parlamento darà il suo via libera definitivo al testo – avranno tempo fino al 2039 per adeguarsi alle nuove norme sia per le acque superficiali che per le acque sotterranee. Per le sostanze con norme di qualità ambientale riviste e più rigorose nelle acque superficiali, il termine di conformità è il 2033.

    Secondo i dati in possesso della Commissione europea, il 46 per cento delle acque superficiali e il 24 per cento delle acque sotterranee nell’UE non soddisfano gli attuali standard di qualità ambientale, con differenze significative tra gli Stati membri. Per quanto riguarda l’inquinamento da PFAS, l’esecutivo UE ha pubblicato, alla fine del mese scorso, un lungo rapporto che ne stima i costi effettivi da qui al 2050, ipotizzando quattro diversi scenari: il mantenimento dei livelli di inquinamento attuali, l’applicazione rigorosa delle norme sull’acqua potabile (in vigore dal 12 gennaio), il rispetto dei nuovi standard di qualità ambientale per le acque di superficie e sotterranee adottati oggi dal Consiglio, e uno stop totale alla produzione e all’uso degli PFAS.

    Sorprendentemente, i costi maggiori si avrebbero proprio nel terzo scenario. Se si applicassero i nuovi standard di qualità delle acque, i costi sanitari e relativi al disinquinamento raggiungerebbero i 1.700 miliardi di euro fino al 2050. L’aumento esorbitante dei costi (nei primi due scenari intorno ai 450 miliardi) sarebbe dovuto, pur con una contemporanea riduzione delle spese sanitarie, alle bonifiche e ai trattamenti necessari per le acque reflue per poter rispettare i valori soglia senza fermare l’uso degli PFAS nella produzione.

    I risultati dello studio dell’esecutivo UE mostrano che il divieto generalizzato della produzione e dell’uso di questi inquinanti eterni sarebbe la soluzione migliore anche in termini economici. Lo stop totale ai PFAS costerebbe ‘solo’ circa 330 miliardi di euro fino al 2050: mentre i costi di bonifica e di trattamento delle acque rimarrebbero costanti, il divieto ridurrebbe le emissioni e porterebbe a un graduale calo dei costi sanitari.

    Tags: acqueConsiglio dell'UePfassostanze inquinanti

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