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    Home » Agrifood » PAC, a carne e latticini tre volte più fondi che ai vegetali, secondo lo studio di Foodrise

    PAC, a carne e latticini tre volte più fondi che ai vegetali, secondo lo studio di Foodrise

    Un'indagine dell'organizzazione no-profit rivela come nel 2020 il 77 per cento dei sussidi PAC sia andato a prodotti di origine animale ad alte emissioni di gas serra e dannosi per la salute. L’organizzazione chiede più equità nella distribuzione dei fondi e un piano d'azione per gli alimenti vegetali

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    19 Febbraio 2026
    in Agrifood
    Agri

    Politica agricola comune Pac agricoltura

    Bruxelles – Gli allevamenti di manzo e agnello – attività produttive che comportano elevate emissioni di gas serra – hanno ricevuto nel 2020 un livello di sussidi dalla Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea 580 volte più elevato rispetto alle coltivazioni di legumi, come lenticchie e fagioli. In dati assoluti, 8 miliardi di euro sono andati alle produzioni ovine e bovine, a fronte dei 14 milioni destinati ai legumi. Con una discrepanza analoga, anche il settore lattiero-caseario ha ottenuto 554 volte più fondi PAC rispetto a noci e semi (16 miliardi di euro contro 29 milioni). A rivelarlo è lo studio dal titolo “La PAC al bivio – Riformare i sussidi della PAC europea per sostenere regimi alimentari salutari e sostenibili”, diffuso oggi da Foodrise, un’organizzazione senza scopo di lucro attiva nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, impegnata per un sistema agroalimentare più sostenibile ed equo.

    Nel complesso, i calcoli di Foodrise, che si riferiscono all’ultimo anno del vecchio ciclo PAC 2014-2020, mostrano come l’UE abbia destinato alla produzione di carne e latticini una quantità di denaro tre volte superiore a quella riservata agli alimenti di origine vegetale e alle proteine alternative: se la carne e il settore lattiero-caseario hanno beneficiato insieme di circa 39 miliardi di euro (il 77 per cento dei fondi PAC e il 23 per cento dell’intero bilancio UE per l’anno 2020), i produttori di frutta e verdura si sono dovuti accontentare di soli 3,6 miliardi (10 volte meno) e quelli di cereali di 2,4 miliardi (sedici volte meno).

    Secondo la no profit, i danni di una scelta di questo tipo in termini di impatto ambientale – oltre a quelli in termini di salute – sono oggettivi perché “gli alimenti di origine animale sono responsabili di una quota stimata tra l’81 e l’86 per cento delle emissioni di gas serra legate alla produzione alimentare dell’UE, pur rappresentando soltanto il 32 per cento dell’apporto calorico medio e il 64 per cento delle proteine consumate in Europa“. Inoltre, “in media la sola carne bovina produce emissioni per grammo di proteina tra le 21 e le 62 volte più elevate rispetto ai legumi”. Una situazione che potrebbe essere da ricondurre al criterio della grandezza dell’azienda agricola per l’allocazione dei finanziamenti. In tal senso, le produzioni animali godono di un vantaggio: la carne e i prodotti lattiero-caseari richiedono superfici maggiori rispetto a quelle delle coltivazioni vegetali, perché – oltre allo spazio per il pascolo – gli allevatori usano sempre una porzione di terreno aggiuntiva per coltivare mangimi destinati ai loro animali.

    Secondo Martin Bowman, responsabile campagne di Foodrise, “è scandaloso che una quota così sproporzionata dei sussidi UE, finanziati con miliardi di euro dei contribuenti, venga utilizzata per sostenere la produzione di carne e latticini ad alte emissioni, distorcendo le diete europee”. A suo parere, “gli alimenti di origine vegetale dovrebbero ricevere una quota quantomeno più equa dei sussidi PAC e l’UE – in linea con le raccomandazioni del recente Dialogo Strategico sul futuro dell’agricoltura europea (avviato dalla presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen all’inizio del 2024 per facilitare il confronto tra agricoltori, supermercati, scienziati e gruppi ambientalisti, ndr) – dovrebbe introdurre un piano d’azione per gli alimenti vegetali, creare un fondo per una transizione giusta nel sistema agroalimentare, interrompere l’uso dei fondi comunitari per la promozione e il marketing di carne e latticini e promuovere l’adozione di diete ad alto contenuto di alimenti vegetali in istituzioni pubbliche come scuole e ospedali”.

    Del resto, i benefici di una maggior diffusione europea di quella che Foodrise definisce come Planetary Health Diet (Dieta per la salute del pianeta) sono numerosi. Si va dalla riduzione fino al 61 per cento delle emissioni da attività agricole a una diminuzione del 25 per cento nell’uso dei fertilizzanti, passando per l’aumento dei salari per i lavoratori del settore, la minor dipendenza dalle importazioni, la riduzione delle morti da inquinamento e la possibilità di prevenire dal 10 al 39 per cento dei tumori. Inoltre – aggiunge il report -, il mercato europeo dei prodotti vegetali e delle proteine alternative è in costante crescita e potrebbe toccare quota 83,3 miliardi di dollari entro il 2030, portando alla creazione di più di 400 mila posti di lavoro qualificati entro il 2040.

    Nonostante ciò, secondo Bowman, guardare al futuro con ottimismo resta complicato. “Il rischio concreto è che – con le imminenti e cruciali decisioni sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034  – carne e latticini continuino a ricevere la quota maggiore dei finanziamenti e che l’UE prosegua nel suo tentativo di ridimensionare gli impegni ambientali sotto la pressione delle lobby agroindustriali e dell’ascesa dell’estrema destra”, dettaglia.

    Parole che suonano come un appello alla Commissione, proprio mentre Palazzo Berlaymont si trova a gestire le pressioni – spesso di segno opposto – degli agricoltori europei su temi cruciali quali le nuove politiche green per il settore primario, la contestata configurazione dei fondi PAC nel nuovo QFP e l’accordo commerciale con il Mercosur.

    Tags: agricolturacarneclimafondiFoodriseLegumipacvegetali

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