Bruxelles – L’Unione europea si aspetta che gli Stati Uniti d’America rispettino gli impegni commerciali assunti nel contesto dell’accordo trovato lo scorso luglio ed è pronta a reagire per tutelare i suoi interessi. È una risposta formale chiara quella del portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, alle ultime minacce del presidente USA, Donald Trump, di imporre un embargo alla Spagna per le posizioni assunte da Madrid nei confronti dell’attacco di Washington e Tel Aviv all’Iran.
“L’UE e gli Stati Uniti hanno concluso un importante accordo commerciale lo scorso anno. La Commissione europea si aspetta che gli Stati Uniti rispettino pienamente gli impegni assunti nella nostra dichiarazione congiunta. La Commissione garantirà la piena tutela degli interessi dell’Unione Europea. Siamo pienamente solidali con tutti gli Stati membri e tutti i suoi cittadini e, attraverso la nostra politica commerciale comune, siamo pronti ad agire, se necessario, per salvaguardare gli interessi dell’UE”, scandisce di prima mattina Gill. “Continueremo a sostenere relazioni commerciali transatlantiche stabili, prevedibili e reciprocamente vantaggiose, a vantaggio di tutti”, precisa dopo aver ricordato che “gli scambi commerciali tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti sono profondamente integrati e reciprocamente vantaggiosi” e che “salvaguardare queste relazioni, soprattutto in un momento di crisi globale, è più importante che mai ed è chiaramente nell’interesse di entrambe le parti”.
Dunque, Palazzo Berlaymont ricorda che ad occuparsi della politica commerciale dell’Unione è la Commissione europea e alza l’altolà alle minacce di smembramento dei Ventisette lanciate dalla Casa Bianca. “La Germania sta facendo un lavoro grandioso, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è fantastico. Ma la Spagna è terribile, sono un grande popolo ma non hanno una buona guida”, ha affermato Trump nella conferenza stampa con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Di più: “Potremmo fare un embargo contro la Spagna domani”, ha sottolineato. Il capo della Casa Bianca ha definito il Paese iberico “davvero poco cooperativo” e ha precisato di aver dato istruzioni al segretario al Tesoro, Scott Bessent, perché “tagli tutti gli affari” con Madrid. “Taglieremo tutti i commerci con la Spagna. Non vogliamo avere nulla a che fare con la Spagna”, ha affermato ancora Trump.
Il presidente americano non digerisce i no. In particolare, se arrivano da un Paese ‘recidivo’, come la Spagna, che è stato prima recalcitrante alla richiesta USA agli alleati NATO di aumentare le spese in difesa fino al 5 per cento del Pil e che ora dice “no alla guerra” – come scandito da Sanchez. La Spagna non sarà “complice di qualcosa di negativo per il mondo”, come la guerra in Iran, “semplicemente per paura di rappresaglie da parte di chiunque”, ha dichiarato il premier in una dichiarazione ufficiale al Palazzo della Moncloa dopo le minacce di ieri di Trump. E ha ribadito che la Spagna è un membro chiave dell’Alleanza Atlantica che rispetta i suoi impegni e fornisce un contributo significativo alla difesa del territorio europeo. In particolare, Madrid dice no a Washington all’utilizzo delle basi militari di Rota e Moron per operazioni legate agli attacchi contro Teheran. “Non vogliono farci usare le basi? Non hanno niente che ci serva”, ha rivendicato il presidente americano. Che, però, minaccia ritorsioni.
Parole, quelle di Trump, a cui Merz non ha opposto particolare resistenza. Anzi: invece di difendere Madrid, il cancelliere ha spiegato che “proverà a convincere la Spagna” a contribuire di più alla Nato e ha dato ragione a Trump in quanto “tutti gli altri alleati stanno aumentando la spesa”. Berlino, dunque, vuole evitare lo scontro con Washington anche a costo del sostegno a un membro della famiglia UE. E precisa che gli Stati Uniti e la Germania “sono sulla stessa lunghezza d’onda per quanto riguarda la rimozione di questo terribile regime a Teheran”. “Parleremo del giorno dopo, di cosa accadrà poi – ha proseguito Merz – speriamo che questa guerra finisca il prima possibile”.
Dunque, una postura di allineamento a Washington che supera anche quella dello storico alleato britannico di cui Trump ha affermato di “non essere contento”. Al centro, sempre l’utilizzo delle basi britanniche nel Mediterraneo. “Abbiamo impiegato tre o quattro giorni per capire dove potessimo atterrare”, ha lamentato Trump, aggiungendo che “quello con cui abbiamo a che fare non è Winston Churchill“. Il presidente USA si è detto “scioccato” dalla “stupida” decisione di Londra di cedere le isole Chagos alle Mauritius e ha attaccato le politiche energetiche e migratorie del governo di Keir Starmer.
Nella sua risposta di oggi (4 marzo) – quella che non è riuscito a dare sul momento il cancelliere tedesco -, Bruxelles ha ribadito che un blocco commerciale unilaterale da parte degli USA si scontra con il fatto che la politica commerciale è materia dell’UE e che, dunque, qualunque misura avrebbe un percorso legale e politico assai complicato. Intanto, in base ai dati, nel 2025 l’interscambio di beni tra USA e Spagna si è chiuso con un surplus statunitense di 4,8 miliardi di dollari, con esportazioni USA verso la Spagna per 26,1 miliardi e importazioni per 21,3 miliardi. Mentre sul fronte energetico, secondo Enagas, nel 2025 gli Stati Uniti hanno coperto circa il 30 per cento delle forniture/importazioni di gas della Spagna, confermando il GNL americano come perno degli approvvigionamenti, e il greggio a stelle e strisce resta tra le prime voci dell’export verso la penisola iberica. Madrid, invece, tiene posizioni nei segmenti a maggior valore aggiunto: i farmaceutici sono tra le principali voci di vendita verso gli Stati Uniti (circa 1,3 miliardi di dollari nelle stime utilizzate), insieme a meccanica strumentale e componentistica automotive integrate nelle catene di fornitura nordamericane. Nell’agroalimentare, l’olio d’oliva resta un driver chiave.


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