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    Home » Energia » Iran, raddoppiati nell’UE i costi di produzione di energia elettrica da gas

    Iran, raddoppiati nell’UE i costi di produzione di energia elettrica da gas

    Lo attesta un'indagine del think tank indipendente Ember secondo cui, nei soli primi 10 giorni del conflitto, l'Unione Europea ha speso 2,5 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Tra i Paesi più colpiti, Germania, Italia, Paesi Bassi e Belgio

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    13 Marzo 2026
    in Energia
    Caro bollette - luce, acqua, gas [foto: Marco Cremonesi/imagoeconomica]

    Caro bollette - luce, acqua, gas [foto: Marco Cremonesi/imagoeconomica]

    Bruxelles – Dall’inizio dell’attacco di USA e Israele in Iran, l’impennata dei prezzi del gas ha portato al raddoppio del costo dell’energia elettrica prodotta con il gas in tutta Europa e a una spesa per gli europei stimata in 2,5 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili nei soli primi 10 giorni del conflitto. Lo rileva una analisi del think tank indipendente e senza scopo di lucro Ember. “Il costo dell’energia elettrica prodotta da centrali a gas in tutta Europa è aumentato di oltre il 50 per cento a causa dell’impennata dei prezzi del gas dal 28 febbraio”, si legge nel documento. Si tratta di un aumento che incide sui costi dell’elettricità “il doppio rispetto al costo del carbonio dovuto al sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione europea (ETS)”, in quanto “ai prezzi attuali del gas, il costo del carbonio rappresenta al massimo circa il 10 per cento della bolletta elettrica finale di una famiglia europea, meno dell’aliquota media dell’IVA (18 per cento)”.

    I Paesi meno esposti agli aumenti dei prezzi sono quelli che meno dipendono dal gas per l’energia elettrica. Ad esempio, la Spagna – che ha raggiunto un disaccoppiamento strutturale tra i prezzi del gas e quelli dell’energia nel proprio mercato, grazie alla rapida crescita dell’eolico e del solare dal 2019 -, dove il gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità solo nel 15 per cento delle ore nel 2026 finora, rispetto all’89 per cento in Italia, e dove i prezzi medi dell’energia elettrica “rimangono inferiori al costo dell’energia prodotta da centrali a gas e più bassi rispetto ad altri Paesi dell’Ue con un ampio parco di centrali a gas”. Per il think tank, anche se “è troppo presto per valutare in modo definitivo quale impatto avrà quest’ultimo picco del prezzo del gas sui prezzi dell’elettricità”, ci sono alcuni primi segnali: “la volatilità dei prezzi è aumentata a marzo, soprattutto nei mercati altamente interconnessi dell’Europa centrale e occidentale, a causa dei picchi di prezzo nelle ore del mattino e della sera, in cui il consumo di gas è elevato” e, “nella prima settimana di marzo, i prezzi dell’energia elettrica hanno raggiunto i livelli più alti dell’anno in Germania, Paesi Bassi, Italia e Belgio. I Paesi meno dipendenti dal gas, come Spagna, Portogallo, Francia e i paesi nordici, sembrano meno colpiti”.

    “I prezzi internazionali del petrolio e del gas sono aumentati immediatamente dopo l’escalation del conflitto e sono rimasti elevati“, scrive il think tank. Quelli del gas in Europa (TTF – Title Transfer Facility olandese) hanno raggiunto una media di 45 euro/MWh nella prima settimana del conflitto (2-6 marzo), con un aumento di quasi il 50 per cento rispetto ai livelli pre-conflitto (31 euro/MWh). Ed anche se “il rischio immediato di carenze di approvvigionamento per l’Europa è basso perché le importazioni dirette di gas dal Medio Oriente sono relativamente ridotte” – circa il 10 per cento delle importazioni di GNL dell’UE proviene dal Qatar, pari a circa il 5 per cento di tutte le importazioni di gas fossile”, alcuni Paesi europei presentano “una maggiore dipendenza”. È il caso di Italia e Belgio che hanno importato rispettivamente il 36 oer cento e il 24 per cento del loro GNL dal Qatar nella prima metà del 2025.

    Per quantificare l’aggravio sulle tasche dei cittadini, Ember calcola “nei primi dieci giorni dell’attuale crisi, l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sarà già costato agli europei circa 2,5 miliardi di euro (rispetto ai prezzi pre-conflitto)”. In generale, “la spesa totale per l’importazione di combustibili fossili nell’UE è passata da 313 miliardi di euro nel 2021 a 693 miliardi di euro nel 2022, per poi scendere a 376 miliardi di euro nel 2024” e che, “complessivamente, l’aumento dei prezzi dovuto alla precedente crisi ha aggiunto quasi mille miliardi di euro ai costi di importazione dei combustibili fossili nell’UE”. Anche in questo contesto, “alcuni Paesi dell’UE sono più esposti” di altri, ma “tutti i consumatori europei risentiranno in qualche modo dell’impennata dei prezzi dei combustibili fossili“, che si tratti del costo del gas per il riscaldamento o del diesel per i trasporti, o dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a causa dell’aumento del costo dei fertilizzanti a base di combustibili fossili. Inoltre, “la maggior parte dei Paesi sarà gravata da un aumento dei prezzi dell’elettricità, in particolare quelli in ritardo nell’attuazione delle energie rinnovabili e della flessibilità pulita, che riduce l’influenza del gas sui prezzi dell’elettricità”.

    “Ancora una volta, un conflitto globale ha fatto impennare i prezzi del gas, con conseguenze economiche potenzialmente drammatiche per le regioni dipendenti dalle importazioni. L’energia pulita abbinata all’elettrificazione è l’unico modo per proteggersi dagli improvvisi aumenti dei prezzi del gas e dell’energia elettrica in questa e nelle future crisi”, ha commentato Chris Rosslowe, analista energetico senior di Ember. “Alcuni Paesi si sono mossi più rapidamente di altri, ma c’è ancora molto lavoro da fare per costruire un sistema energetico resiliente, pulito ed elettrificato in tutto il blocco”, ha evidenziato.

    Infine, il think tank ricorda che, nelle ultime settimane, sono stati sollevati nuovamente dubbi sull’adeguatezza del sistema di prezzi marginali e anche il prezzo del carbonio (EU-ETS) è finito sotto esame, “con gruppi industriali che hanno fatto pressioni per indebolire il meccanismo e il governo italiano che ne ha chiesto la sospensione“. Per Ember, invece, “non è affatto garantito che l’eliminazione dei costi del carbonio ridurrebbe significativamente i prezzi dell’elettricità per i consumatori”, in quanto “i prezzi del mercato elettrico, che includono il costo del carbonio, rappresentano meno della metà della bolletta elettrica media di una famiglia dell’UE” e, “ai prezzi attuali del gas, il costo del carbonio costituisce al massimo un quinto di questa quota di costo, ovvero al massimo il 10 per cento della bolletta elettrica finale”. Perciò, dalla sua eliminazione si avrebbe un “impatto incerto” sui prezzi e la scomparsa di “una fonte di entrate e un incentivo a investire in alternative pulite”. Mentre “solo energie rinnovabili, batterie, flessibilità della domanda ed elettrificazione, possono garantire la resilienza a futuri shock dei prezzi dei combustibili fossili”.

    Tags: costienergia elettricagasIranproduzioneue

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