Bruxelles – A che punto siamo con la revisione della direttiva sulla tassazione al tabacco? A fare un breve punto della situazione è stato lo stesso commissario per il Clima e la tassazione, Wopke Hoekstra, ieri (17 marzo) al Simposio fiscale 2026. “Sulla modernizzazione della Direttiva sulla tassazione del tabacco, la nostra nuova proposta tassa un maggior numero di prodotti, come le sigarette elettroniche, che in precedenza non rientravano nel suo ambito di applicazione”, ha ricapitolato Hoekstra sottolineando che “ciò ha perfettamente senso dal punto di vista della salute pubblica” perché “questi nuovi prodotti a base di nicotina creano una forte dipendenza, soprattutto tra adolescenti e bambini, che ne diventano dipendenti fin dalla giovane età”. Il commissario olandese ha ribadito che l’UE sta “valutando la possibilità di aumentare le aliquote fiscali UE sul tabacco” dato che quelle “attualmente in vigore sono diventate praticamente inefficaci”: “Le aliquote minime attuali non sono sufficienti a contrastare il traffico transfrontaliero, la contraffazione e l’evasione fiscale, che ci costano 13 miliardi di euro ogni anno”, ha scandito il commissario.
Il lavoro è, dunque, in corso, ma il percorso per la revisione della direttiva UE sulla tassazione del tabacco si conferma in salita. Dopo la proposta di rilettura adottata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025, le istituzioni comunitarie sono impegnate a definire le proprie posizioni, ma il dibattito sta incontrando ostacoli significativi nelle consultazioni pubbliche. La spaccatura è netta: da un lato chi vede nella riforma un pilastro fondamentale per gli obiettivi sanitari dell’Unione, dall’altro chi ritiene che la proposta presenti criticità strutturali.
Il progetto, presentato a maggio scorso dal commissario Hoekstra mira a un radicale aggiornamento delle norme attraverso l’aumento delle accise e l’estensione della tassazione a prodotti finora esclusi, come le sigarette elettroniche e le bustine di nicotina. L’obiettivo dichiarato è quello di abbassare la quota di fumatori europei dal 24 per cento attuale al 5 per cento entro il 2040, un traguardo che la Commissione UE intende supportare anche con un giro di vite sul tabacco greggio per contrastare il mercato illecito.
Nonostante Bruxelles preveda che l’aggiornamento di aliquote minime ormai “obsolete” porterà a “un incremento del gettito fiscale di 15 miliardi di euro in tutta l’UE” e a una riduzione della spesa sanitaria – viene ricordato che tali misure hanno già “contribuito a un calo del 40 per cento dei tassi di fumo nell’ultimo decennio” -, la sottocommissione per le Questioni fiscali del Parlamento europeo teme effetti controproducenti. Per molti parlamentari, una tassazione troppo elevata potrebbe alimentare il contrabbando e penalizzare le alternative meno nocive, creando pericolose “distorsioni del mercato interno”.
In questo clima di incertezza, il commissario Hoekstra tenta una mediazione. In una conferenza stampa a margine del Simposio fiscale 2026, conclusosi ieri 17 marzo, ha ricordato con fermezza che “un quarto degli europei fuma, e la metà di essi muore a causa del tabacco e sigarette”. Definendo gli effetti della dipendenza come “enormi”, il commissario ha sottolineato l’importanza di trovare “un compromesso che armonizzi le norme fiscali garantendo, al contempo, la necessaria flessibilità agli Stati membri”.
La geografia del dissenso vede al momento quattro Paesi UE — Italia, Grecia, Romania e Lussemburgo — schierate apertamente contro la proposta. Al contrario, tredici Paesi hanno già sottoscritto una lettera di sostegno alla nuova direttiva: si tratta di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Spagna, Slovacchia, Paesi Bassi e Lettonia. Restano in una posizione d’attesa altri dieci Stati membri che non hanno ancora firmato il documento, tra i quali figurano nazioni di peso come Francia e Germania. Hoekstra ha in programma una serie di visite ufficiali nelle capitali europee per portare avanti il tema, cercando di “tenere a mente le necessità dei Paesi UE” e “migliorando l’area di interesse del mercato unico” attraverso l’armonizzazione delle norme fiscali in tutta l’UE. Per la Commissione, l’introduzione di aliquote minime per tali prodotti consentiranno controlli migliori, dando al tempo stesso flessibilità agli Stati membri per adattare le proprie norme fiscali in linea con gli sviluppi del mercato nel loro Paese.


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