Bruxelles – Competitività inclusiva, che tenga dentro l’economia sociale; Coesione; Politica agricola comune (PAC); normativa sugli appalti, che non dia valore al massimo ribasso; credito bancario e ruolo delle banche di credito cooperativo: sono alcuni dei temi che il consiglio di presidenza di Confcooperative, guidato dal presidente Maurizio Gardini, porta a Bruxelles oggi (24 marzo) in una interlocuzione con Raffaele Fitto, vice presidente della Commissione Europea e commissario per la Coesione e le Riforme; Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il PNRR; una delegazione di eurodeputati italiani e la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola. L’obiettivo più ampio è chidere “un’Europa più forte”, precisa Gardini.
Nel fare il punto con i cronisti, prima dell’inizio dell’evento a porte chiuse intitolato ‘L’Europa che verrà: Confcooperative al centro del dibattito’, il presidente di Confocooperative spiega che “l‘obiettivo è consegnare tutta una serie di richieste, non corporative, articolate che in questo momento particolare che l’Europa sta vivendo riteniamo che siano importanti per il Paese“. Un’occasione che, in un breve punto stampa, Fitto definisce “molto utile” per un confronto con il mondo cooperativo “su diversi settori fondamentali, dall’agricoltura al tema dei servizi, al sociale”. Per il vice presidente esecutivo, “sono questioni decisive anche per le scelte che la Commissione europea sta mettendo in campo e anche per il dibattito verso la nuova proposta di bilancio per il 2028-2034 sulla quale la Commissione europea ha presentato una sua proposta e oggi questa discussione è in atto a livello di Consiglio e di Parlamento”. E conferma, alla vigilia della presentazione, domani, dei risultati finali della Revisione di medio termine della Politica di Coesione – ovvero lo strumento che apre ai Paesi la possibilità di riprogrammare l’uso dei fondi spostandoli verso cinque nuove priorità UE alla luce del mutato contesto geopolitico globale – che “l’Italia è tra i Paesi che ha utilizzato la revisione di Medio termine” e che “quasi tutti i Paesi lo hanno fatto”.
Questo “è il momento in cui si definisce anche il quadro finanziario” pluriennale dell’Ue, ricorda Gardini, ed “è importante” che “le scelte vadano a trovare un equilibrio complesso”, osserva. Da un lato, la competitività, “non solamente per il proprio tessuto manufatturiero industriale, ma anche includendo tutti quelli che sono i protagonisti delle imprese dell’economia sociale” e, dall’altro, “i fondi per la Coesione che sono necessari e indispensabili, come lo sono stati nel passato e lo saranno ancora di più per il futuro, per sostenere i territori e per sostenere soprattutto quello che è lo sviluppo dei territori a più lenta avanzata o a ritardo economico”.
Su questo piano, è il ministro Foti a riconoscere ai giornalisti che “il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 è uno strumento determinante per il futuro dell’Europa”. In particolare, la Politica agricola comune, “proprio perché deve essere comune non può sicuramente essere soggetta a valutazioni dei singoli stati nel senso dell’erogazione”, e “poi la politica di Coesione, per la quale noi riteniamo che non vi sia alcuna concorrenza con la competitività“. In particolare, “ritengo che i fondi di Coesione debbano rimanere quantomeno nella entità finanziaria del precedente esercizio e soprattutto si potrebbe introdurre un modello per quanto riguarda gli obiettivi: fermo restando il ruolo delle Regioni, che riteniamo sia del tutto importante e determinante, si potrebbe introdurre un modello per obiettivi su quello che è stato il Piano nazionale di ripresa e resilienza da noi, il Next Generation Europe, più vastamente in Europa”, dettaglia.
Sul fronte agricolo, Gardini ricorda le “ampie manifestazioni di protesta dagli agricoltori” e “dei pescatori” e le “prime risposte che sono arrivate” dall’UE. Ma “vorremmo che fossero garantite le risorse per accompagnare l’agricoltura verso la transizione e anche per organizzare le filiere“, così da “valorizzarle, trasformare il prodotto nel modo migliore, prevalentemente anche attraverso le nostre DOP, e consegnarle al mercato nel modo più efficiente per trasferire il maggior reddito possibile alle nostre imprese”. Mentre per quanto riguarda gli appalti, “auspichiamo che la normativa non sia una normativa che dia valore al massimo ribasso, ma che rispetti i contratti di lavoro maggiormente rappresentativi”, illustra il presidente. “Ci aspettiamo che non sia dato valore a quelle che sono delle pratiche di dumping, che sconfiggono il lavoro onesto, tolgono dal mercato le aziende oneste e privilegiano i furbi”, puntella.
Tra gli altri temi che Confocooperative porta a Bruxelles e all’UE c’è il credito. “Abbiamo lavorato nell’ambito di una raccomandazione che l’Unione Europea aveva consegnato agli Stati membri sull’economia sociale. Abbiamo contribuito nel nostro Paese a costruire un action plan, un ottimo lavoro che ha riconosciuto il ruolo della cooperazione a pieno titolo, comprese le banche di credito cooperativo all’interno dei soggetti, dei protagonisti dell’economia sociale”, evidenzia. Per Gardini si tratta di “un punto di partenza per ottenere ancora alcuni obiettivi affinché le risorse per la competitività e per la coesione tengano conto che su alcuni problemi, in alcune realtà, su alcuni territori – penso alle aree interne, penso alle aree a più arretrato sviluppo -, se non ci va l’economia sociale, e in questo caso la cooperazione è il veicolo privilegiato, non ci va l’economia speculativa“, precisa.
Infine, un capitolo specifico è quello delle ripercussioni energetiche della crisi geopolitica in corso con la guerra di USA e Israele all’Iran. Si tratta di “un tema molto preoccupante” perché “le nostre imprese, soprattutto quelle più energive soffrono, sono in grandissima sofferenza, ma è in grande sofferenza tutta la filiera, compreso l’autotrasporto”. In questo contesto, “le prime misure sulle accise non possono essere misure definitive, sono una piccola boccata d’ossigeno” e “auspichiamo che possa finire presto la guerra – anche se non ne abbiamo capito le motivazioni per cui si è avviata, e facciamo fatica anche a fare delle valutazioni”. Ma oltre a ciò, “dobbiamo essere pronti perché va combattuta una spirale inflattiva che può essere generata dall’aumento dei costi prevalentemente energetici“. Perciò “speriamo e abbiamo valutato positivamente che la BCE non rialzi i tassi: questa prima stabilizzazione è sicuramente positiva, perché non sarebbe un’inflazione da consumi, ma da aumento del costo energetico” e “una risposta di rialzo dei tassi alimenterebbe la stagflazione, che è un fenomeno ben peggiore rispetto all’inflazione”, conclude il presidente.

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