Bruxelles – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea conferma il congelamento dei fondi di cinque imprenditori di spicco che operano in Russia. La vicenda si muove nel contesto della guerra di aggressione di Mosca contro l’Ucraina a cui il Consiglio UE, fin dall’inizio dell’invasione militare, nel febbraio 2022, ha risposto adottando misure restrittive contro società e persone vicine al Cremlino. Fra quanti sono stati colpiti da queste sanzioni, cinque – Dmitry Alexandrovich Pumpyanskiy, Tigran Khudaverdyan, Viktor Filippovich Rashnikov, Dmitry Arkadievich Mazepin e German Khan – hanno prima presentato ricorso dinanzi al Tribunale dell’Unione europea e poi, nel 2023, quando il Tribunale ha rigettato i loro ricorsi, hanno proposto impugnazioni dinanzi alla Corte di Giustizia. Nella sentenza di oggi (26 marzo), i giudici di Lussemburgo respingono tutte le impugnazioni.
La Corte “precisa che sono i ‘settori economici’ a dover procurare al governo russo una notevole fonte di reddito, e non gli imprenditori di spicco che operano in tali settori” e che “la nozione di ‘influenza’ degli imprenditori deve essere intesa alla luce del contesto economico in cui tali persone operano, indipendentemente dal legame che esse possono avere con il governo russo”. Per la Corte, “è a causa della loro significativa importanza per l’economia russa che tali persone possono favorire indirettamente il finanziamento delle azioni di destabilizzazione condotte contro l’Ucraina, contribuendo al mantenimento della redditività dei settori economici in cui esse operano, se non anche alla loro prosperità”. Inoltre, i giudici ricordano “che solo la manifesta inidoneità di un criterio che funge da fondamento per l’imposizione di misure restrittive può incidere sulla sua legittimità”. Ma questo criterio “non può essere considerato illegittimo” quando “si applica a categorie di persone che hanno un legame oggettivo”, anche se “indiretto” e “indipendentemente da qualsiasi comportamento personale, con il Paese terzo che l’Unione europea intende sanzionare”.
Infine, nel caso specifico, “la Corte ritiene che esista un legame oggettivo tra, da un lato, gli imprenditori importanti che esercitano un’attività in settori economici lucrativi per la Russia e, dall’altro, l’obiettivo di accrescere la pressione esercitata su tale Paese nonché il costo delle azioni di destabilizzazione dell’Ucraina da esso condotte”. Perciò conferma che, per determinare se le misure restrittive siano proporzionate, occorre solo verificare se esse non siano manifestamente inidonee a raggiungere l’obiettivo legittimo perseguito e se non eccedano manifestamente quanto è necessario per raggiungere tale obiettivo”. Come nel caso dei cinque imprenditori russi.











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