Bruxelles – Corno d’Africa e Penisola arabica, per una guerra contro l’Iran che rischia di invischiare tre regioni, due continenti e tre mari: Israele colpisce militarmente dopo essersi mossa silenziosamente sullo scacchiere internazionale in Africa. La Somalia non ha mai riconosciuto Israele quale Stato indipendente e sovrano, e Tel Aviv si è vendicato il 26 dicembre 2025, riconoscendo il Somaliland, territorio autoproclamatosi indipendente dalla Somalia e che invece la Somalia considera una delle repubbliche federate del Paese. Non c’è solo la voglia di ripagare lo sgarbo nei confronti di Mogadiscio considerato troppo filo-palestinese, ma la volontà di farsi strada in continente dove altre potenze muovono i fili.
Posto sul golfo di Aden, alle porte del mar Rosso e sulla soglia dell’oceano indiano, il Somaliland fronteggia lo Yemen, da cui operano i ribelli Houti, sciiti, vicini al regime iraniano degli ayatollah e per questo nemici di Israele, che vede nei territori secessionisti della Somalia il proprio avamposto per la lotta ai terroristi yemeniti.

Proprio gli Houti nei giorni hanno lanciato due missili su Israele, nella spirale di una guerra ormai fuori controllo che potrebbe vedere un nuovo fronte. Le relazioni diplomatiche tra Israele e Somaliland sono tali da indurre lo Stato ebraico a considerare di installare basi militari sul corno d’Africa, ipotesi che fa infuriare gli Stati della regione e l’Unione africana. Ma lungo il corno d’Africa e il mar Rosso stazionano e operano anche le navi militari dell’UE impegnate nelle missioni navali Aspides e Atalanta, e l’apertura di un nuovo fronte militare rischia di avere implicazioni serie. L’Europa, in sostanza, potrebbe ritrovarsi risucchiata in una guerra che non vuole.
Certamente Israele ha iniziato una nuova politica di penetrazione in Africa con gli interrogativi del caso. Il riconoscimento del Somaliland, il primo di un Paese ONU, contribuisce a creare tensioni con la Somalia, in una regione dove l’UE ha comunque interessi strategici. Ci sono anche Egitto e Sudan in allarme: i due Paesi temono che il riconoscimento del Somaliland possa spingere l’Etiopia a rivendicare per sé le acque del Nilo azzurro e gestire la Grande Diga del Rinascimento etiope senza rendere conto a nessuno. Non solo: Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Egitto hanno iniziato a coordinarsi per contrastare quello che considerano un “Asse della Secessione” destabilizzante. Questi Paesi vedono come minaccia l’utilizzo dei movimenti secessionisti come strumenti dirompenti di strategia geopolitica in Medio Oriente e nel Corno d’Africa, e intendono contrastarli.
Le mosse israeliane in Africa arricchiscono dunque di un attore ulteriore un continente dove convergono interessi diversi. Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Turchia: tante le parti attive e presenti in Africa, incluso l’Iran. La repubblica islamica. Il 10 marzo 2023 a Teheran è stato ospitato il primo summit economico Iran-Africa occidentale, a riprova del peso crescente del regime degli ayatollah nel continente. Il riposizionamento iraniano determina anche quello israeliano, con l’UE che sembra fare fatica a ritagliarsi un ruolo.

![Il commissario per l'Economia, Valdis Dombrovskis, in commissione Giuridica [Bruxelles, 24 marzo 2025. Foto: Philippe Buissin/European Parliament]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/dombro-juri-260324-350x250.png)








